Categoria: shaman

Procrastinare l’urgenza

Procrastinare l’urgenza

È più frequente di quanto si pensi l’esternazione di urgenza che non va assecondata. Molti possono pensare che questa considerazione sia cinica o quantomeno opportunista; potrebbe anche esserlo e non me ne vergognerei, ma in ogni caso non è così.
Le telecomunicazioni, molto prima di Internet, anche solo con il telefono fisso, il bigrigio o quello nero a muro, hanno modificato e troppo l’autonomia delle persone. Essere vicini uno all’altro nelle grandi città ha finito per cancellare della vita di campagna, non solo la solitudine, ma con essa anche la vicinanza, la solidarietà del vicinato collaborativo.
Oggi, appena hai qualcosa devi chiamare qualcuno; anzi, appena hai un pensiero, un momento di lieve ansia, un vuoto dalle attività, un attimo di attesa davanti alla scuola di tuo figlio, mentre porti a passeggio il cane, quando sei in coda in auto devi trovare a tutti i costi qualcuno con cui parlare.
La cosa migliore da fare in questi casi è quella di non rispondere al chiamante e di richiamarlo qualche ora, a volte anche solo qualche decina di minuti dopo. Probabilmente il vostro interlocutore in preda all’incontenibile urgenza non potrà più parlare con voi, non risponderà o vi dirà “scusa ma ti richiamo io dopo” (e sarà bene ripetere la cosa). Molti penseranno: “E se per caso era davvero importante?”. State tranquilli: le cose urgenti possono essere dette anche alla segreteria telefonica, per SMS, Whatsapp… e possibilmente non con un “Ho bisogno di parlarti” che replicherebbe soltanto l’insistenza della chiamata, ma con “Ho dimenticato le chiavi in casa?”, ad esempio. Se è urgente tutti trovano un modo per dirlo e se fosse urgentissimo, questione di vita o di morte, beh per quello probabilmente non saresti tu la persona indicata ad intervenire.
Se sei una persona che per professione fornisce aiuto questo dovrebbe esserti ancora più chiaro. Esistono molti modi per procrastinare l’intervento senza lasciare nel panico chi lo richiede e se ci pensi un attimo sai perfettamente come fare e anche come capire senza assecondare l’ansia se si tratta o meno di una situazione disperata.
Non sostituirsi nella situazione di aiuto vuol dire non farlo immediatamente e non esserci subito lo si fa comunicando all’interlocutore la fiducia che è abbastanza forte da far fronte da solo all’urgenza. Questo non significa affatto che saprà cavarsela in tutto e per tutto da solo, ma semplicemente che non deve gettare benzina sulla fiamma dell’agitazione, dell’ansia, di certa disperazione. Spesso non lo si fa per sentirsi indispensabili, dei piccoli supereroi Marvel, ma in questo modo si crea nell’altro una dipendenza, lo si confina nel ruolo della vittima parassita, dell’impotente e dell’incapace.
Non di rado capita che amici di diverso tipo mi cerchino per un problema e subito dopo o, più frequentemente, dopo una breve procrastinazione mi dicano “Anche questa volta è bastato chiamarti perché si risolvesse la situazione”. Naturalmente non sono io ad avere super poteri, ma loro a sapere accedere ai propri. Con il tempo hanno appreso ad avere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità e il più delle volte funziona: chiamare serve loro soltanto a ricordarlo, ad interrompere gli automatismi della non-autosufficienza, di quel bisogno di un qualcuno che ti consola e a cui sollevare migliaia di eccezioni per dimostrare la totale irrisolvibilità del proprio problema. Nell’agitarsi mentre quell’altro a cui hai chiesto aiuto per sciogliere i nodi ti ingarbugli sempre di più finendo per legare anche lui alla tua matassa.
Ricordo di aver letto che quando era ancora monaco apprendista il maestro zen Jōshū Jūshin (Zhàozhōu) si arrampicò in un punto inaccessibile da cui era quasi impossibile discendere per sfidare le capacità del suo maestro di allora. Quando lo vide arrivare cominciò a gridare disperato perché quello lo aiutasse. Quando il maestro vide la situazione si fermò e con calma prese a contare finché Jōshū, esaurito il fiato, a grande fatica e sfidando il pericolo non riuscì a scendere e, una volta a terra, onorò il maestro riconoscendo che gli aveva salvato la vita. Le rare volte che racconto questo aneddoto la maggior parte delle persone aspetta come se dovesse arrivare un finale migliore, una morale più evidente. Questa è troppo banale. Che vuol dire? Che razza di storia è?…

«…cinque… sei… sette… otto… nove…»
😉

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Percepire

Percepire

Nei film in originale capisco poco perfino delle lingue che conosco un po’ meglio e generalmente preferisco vederli doppiati. Tuttavia, con le nuove soluzioni televisive e soprattutto con i canali Internet come ad esempio Netflix, sento il bisogno di ascoltare gli attori nella lingua originale. Il più delle volte i doppiatori sono migliori degli interpreti e in genere le loro voci sono perfette. Però, proprio come l’estetica dei volti, del movimento delle mani e dei corpi sono fondamentali per “sentire” quella parte e anche per farsi un’idea della persona che le sta dietro, quando metto l’audio in originale, pur non capendo nulla di quanto dicono se non con i sottotitoli, la voce originale di quell’attrice o di quell’attore muta radicalmente l’idea che mi ero fatto di loro.
Troppo spesso traiamo le nostre impressioni soltanto dal senso della vista sottovalutando quanto in realtà ci influenzino gli altri sensi, come appunto l’udito, il tatto e perfino l’olfatto o il gusto. “Riconoscersi dall’odore” cantava Finardi. Ognuno di noi ha un certo odore e anche la scelta del profumo da indossare dice molto di noi a persone attente e sensibili. Nell’intimità della coppia poi gioca anche il gusto di cui non parlandone ci si disabitua a rendersi conto.
Esiste infine almeno un’ulteriore tipo di percezione, quella in grado di cogliere i campi energetici delle persone e dei luoghi e, anche se è risaputo che si fa dipendere questa sorta di intuito sensitivo a inferenze comuni tipiche della vista e della parola, ormai questa dimensione è sempre più condivisa e gran parte di noi può accedervi seppure in misura differente, solo a saperlo accettare come un fatto normale, senza cercare di volerci ravvisare “effetti speciali”.
Di fatto il riconoscimento dell’altro, il fatto che ci piaccia o meno, che ci si possa fidare o meno passa soprattutto da questa estetica sensoriale che non solo è paralinguistica ma anche subliminale, affidata a quelle funzioni inconsce fondamentali per camminare, digerire, respirare.
Se fossimo maggiormente consapevoli dell’uso di questi canali saremmo più padroni del nostro giudizio e del nostro orientamento interpersonale.
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Notti

Notti

Quando ti svegli la notte contratto, strizzato, tormentato da paure, rabbie, rimorsi… ricorda che devi smettere subito di pensare: il pensiero notturno è fatto di larve spiritiche, deiezioni di eventi casuali e avanzi di attaccamenti e fughe.

Puoi giocare al gioco più noioso che hai sullo smartphone, recitare uno scioglilingua, andare a dormire sul divano, accarezzare il gatto… qualsiasi attività che ammazzi ogni tipo di pensiero va bene per aspettare che le palpebre tornino a richiudersi e che i rifiuti mentali cambino discarica.

Quando al risveglio sei preso in un’idea, un ragionamento, l’immagine di un luogo o una persona, non rimandare e almeno appuntati l’idea o il contatto. Nei pensieri del mattino ci sono le ispirazioni migliori che le tue guide spirituali riescono a fare filtrare attraverso la tua mente critica e spesso pessimista per la stanchezza. Non è detto che servano direttamente a te, ma se hanno bisogno di te per prendere vita e importante che non perdi tempo a lasciarle muovere.

Siamo come le piante: loro di giorno emanano ossigeno e di notte gas, noi respiriamo pensieri, di notte, nel sonno spesso tossici, al termine del sonno, nelle prime ore del giorno, arieggiati.

#book #shaman

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De Andrè

De Andrè

Se hai qualcosa da dire e ne sei capace trova il modo di farlo ma, giusto o sbagliato che sia, evita di prendere in prestito il lavoro dei defunti usandoli per spiegare chi erano e che cosa pensavano per davvero. Ogni intellettuale è per natura controverso e, quand’è onesto, non vorrebbe apparire diversamente. La coerenza dello stupido gliela appiccicano addosso gli altri, in genere personaggi che negano sdegnosamente l’opportunismo che trasuda lungo tutta la loro biografia. Proviamo a costruire con realismo sanamente conflittuale e incoerente il presente che il passato è già passato e dal futuro non abbiamo speranza migliore che quella di non venire celebrati, non da Peppone, ma men che meno da Don Camillo, figuriamoci un po’ dai pennivendoli, intellettuali di mestiere!…
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*The Franti’s Leadership Model*

*The Franti’s Leadership Model*

The Franti’s Leadership Model

Quando un membro di un gruppo non segue lo stesso metodo procedurale, non usa le stesse parole di moda del periodo, parla utilizzando categorie, soggetti, termini, discipline non-standard, non dà per implicito che ci sia solo quel determinato modo per fare le cose, il resto dei membri sospetta di lui e finisce per catalogarlo come diverso: in genere un personaggio che tende alla contrapposizione, un "guastafeste" oppure uno "scansafatiche", un "furbetto" opportunista.
La colpa, non solo non è del Franti, ma alla fine neppure troppo degli altri: il problema è solo quello di non rendersi conto che chi pensa diversamente non deve spaventare perché mette in discussione sicurezze implicite di scarsa consistenza, ma può casomai stimolare a prendere in considerazione la varietà delle esperienze e delle soluzioni possibili per vivere meglio.

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Via S. Benigno, 6, 10154 Torino TO, Italia

Separato dalla propria ombra un uomo non è nessuno. È una finzione, una simulazione priva di senso prospettico, a una o due dimensioni.

Ci sono miei coetanei che condividono le loro foto da ragazzi perché rifiutano le immagini successive; giovani che passano intere giornate a diffondere a chiunque i propri selfie, preoccupati che vada perso ogni momento estetico della loro attuale bellezza, rifiutandosi così di lasciare leggere la parte più originale di sé costituita dalle difformità, dai paradossi, dalle incongruenze, dalla frammentazione…

Non vorrei mai che venissero bruciati gli episodi brutti o vergognosi della mia storia, pena il fatto che poi si parli male del caro estinto: senza di loro non sarei vero; sarei in-significante.

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Via Norberto Rosa, 13, 10154 Torino TO, Italia

Tra i viaggi al paese in Veneto da piccolo, quelli per frequentare l’Università a Padova e poi tutti quelli per lavoro per tutto lo stivale, quanto tempo ho trascorso in treno. Da giovane con impazienza e noia, oggi a perdermi o ritrovarmi in uno sguardo dal finestrino o assopendomi sulla testiera: un momento caro che mi appartiene.

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Via Norberto Rosa, 13, 10154 Torino TO, Italia

Lo facevo da ragazzo, almeno fin dalle scuole medie, sulle agende ben rilegate recuperate da banche o aziende che davano l’impressione di avere per le mani il libro che stavi scrivendo, e oggi attraverso un’app di diario sui blog in Internet che ti fanno l’idea che il mondo e la storia intera leggeranno anche se sai che non è affatto così, né vorresti che lo fosse.

Tenere un diario indifferente al fatto che abbia lettori, te compreso, è essere maestro di te stesso. Ti insegno mentre scegli le parole con attenzione. Si crea un "accoppiamento strutturale", avrebbero potuto scrivere Maturana e Varela, fra la tua necessità espressiva e le tue guide su altri piani, a seconda delle tue credenze o rappresentazioni, angeli, santi, spiriti guida, inconscio…

Da ragazzo iniziavo e poi smettevo subito: oggi ho molto più tempo per stare con me stesso, per non perdere gli ultimi anni concessi ad approfondire la conoscenza reciproca fra lo sconosciuto amico che mi abita e l’incompreso amico che mi ospita, nonché l’intera galassia di parti e soggetti che compone l’una e l’altra semplificazione o generalizzazione.

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Via Norberto Rosa, 13, 10154 Torino TO, Italia

Lo facevo da ragazzo, almeno fin dalle scuole medie, sulle agende ben rilegate recuperate da banche o aziende che davano l’impressione di avere per le mani il libro che stavi scrivendo, e oggi attraverso un’app di diario sui blog in Internet che ti danno l’idea che il mondo e la storia intera leggeranno anche se sai che non è affatto così, né vorresti che lo fosse.

Tenere un diario indifferente al fatto che abbia lettori, te compreso, è essere maestro di te stesso. Ti insegni mentre scegli le parole con attenzione. Si crea un "accoppiamento strutturale", avrebbero potuto scrivere Maturana e Varela, fra la tua necessità espressiva e le tue guide su altri piani, a seconda delle tue credenze o rappresentazioni, angeli, santi, spiriti guida, inconscio…

Da ragazzo iniziavo e poi smettevo subito: oggi ho molto più tempo per stare con me stesso, per non perdere gli ultimi anni concessi ad approfondire la conoscenza reciproca fra lo sconosciuto amico che mi abita e l’incompreso amico che mi ospita, nonché l’intera galassia di parti e soggetti che compone l’una e l’altra semplificazione o generalizzazione.

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Allenamento percettivo 02

Allenamento percettivo 02

Clear Sky, 3°C

Corso Taranto, 194, 10154 Torino TO, Italia

Allenamento percettivo 02

Nel corso di una discussione, di una riunione, in un ambiente rumoroso come ad esempio una sala d’aspetto o una pizzeria, smettete di seguire i discorsi e cominciare a seguire le variazioni di tonalità come se fosse un coro. Osservate quando le tonalità si fanno acute, quando prevalgono quelle gravi. Domandatevi a quale fenomeno naturale somigliano: delle onde di mare? Folate di vento fra le fessure o i canneti? Le macchine di una fabbrica? Il traffico della strada?
Come sono le ridondanze? Seguono un ritmo? Come variano le ripetizioni e il succedersi delle tonalità?
Sentite come cambiano le sonorità se inclinate la testa da vari lati. Mettendo le mani a conca sui padiglioni, come cambiano le vostre sensazioni.
Come sempre, non cercate di interpretare, spiegare, capire…
Limitatevi a registrare le emozioni che vi suscitano, proprio come accade che certi brani ci rattristino, altri ci entusiasmino, altri ci confondano, ci spaventino ci incoraggino…
Come il solito ripetete l’esercizio per molti giorni prima di trarre le vostre considerazioni senza lasciarsi influenzare dal fatto che non sempre siate sintonizzati.
Considerate inoltre che, ancora più dell’esercizio precedente, gli effetti li scoprirete in altri momenti che non quelli della prova. Vi scoprirete più recettivi e solo raramente riuscirete a collegare le due cose.

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Via alla Chiesa 3

Si sottovalutano i danni prodotti dalla dislocazione temporale della percezione di noi stessi. Le mamme tradizionali o molti genitori non si rendono conto che lasciare che i figli si percepiscano sempre come i loro bambini fa sì che a trenta o quarant’anni pensino di avere diritto a vivere esperienze che non hanno vissuto a 16. Ingegneri sessantenni non sono ancora riusciti a recuperare il dolore di non aver potuto vivere gli amori dei vent’anni perché allora studiavano giorno e notte. Così oggi che sono sposati con una donna che invece quegli anni se li era goduti fino in fondo al punto da ritenersi sazia, nutrono disprezzo per la propria vita e per le persone che la abitano, primo fra tutti se stesso.

Se vogliamo vivere bene e far vivere bene la vita a chi amiamo non facciamo loro sacrificare delle età in vista di guadagni in prospettiva: vivranno tutta una vita sfalsata, una reazione a catena che non li farà mai essere delle persone del loro tempo nella loro età biografica. Appena ve ne accorgete, genitori, staccateveli dai pantaloni senza pietà. Se i vostri genitori non ci riescono, cari figli dovete trovare la forza di farlo voi, perché poi la vita non ve la restituirà nessuno.

Per tutto ciò non c’è altra cura che il perdono e l’oblio che ritroviamo in genere nelle costellazioni o altre esperienze catartiche, ma spesso anche questo non basta. Se la scheggia ti sta mandando in gangrena l’atto non ti resta che tagliartelo e procedere con quello che sei qui e ora, soprattutto senza arti fantasma.

"Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna (1). E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna" (Matteo 5:29-31)

(1) La valle maledetta di Ennom a sud-ovest di Gerusalemme e destinata a immondezzaio della città; poiché vi ardeva continuamente il fuoco, nel Vangelo è presa a simbolo dell’Inferno

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Clear Sky, 14°C

Via alla Chiesa 3

C’è solo un momento giusto per fare determinati sbagli e solo uno per porvi adeguatamente rimedio senza particolari strascichi.

Le persone sottovalutano i danni prodotti dalla dislocazione temporale della percezione di se stessi e non ne fanno paura per vergogna contribuendo così alla diffusione dell’epidemia. Le mamme tradizionali o molti genitori non si rendono conto che lasciare che i figli si percepiscano sempre come i loro bambini fa sì che a trenta o quarant’anni pensino di avere diritto a vivere esperienze che non hanno vissuto a 16. Ingegneri sessantenni non sono ancora riusciti a recuperare il dolore di non aver potuto vivere gli amori dei vent’anni perché allora studiavano giorno e notte. Così oggi che sono sposati con una donna che invece quegli anni se li era goduti fino in fondo al punto da ritenersi sazia, nutrono disprezzo per la propria vita e per le persone che la abitano, primo fra tutti se stesso.

Se vogliamo vivere bene e far vivere bene la vita a chi amiamo non facciamo loro sacrificare delle età in vista di guadagni in prospettiva: vivranno tutta una vita sfalsata, una reazione a catena che non li farà mai essere delle persone del loro tempo nella loro età biografica. Appena ve ne accorgete, genitori, staccateveli dai pantaloni senza pietà. Se i vostri genitori non ci riescono, cari figli dovete trovare la forza di farlo voi, perché poi la vita non ve la restituirà nessuno.

Per tutto ciò non c’è altra cura che il perdono e l’oblio che ritroviamo in genere nelle costellazioni o altre esperienze catartiche, ma spesso anche questo non basta. Se la scheggia ti sta mandando in gangrena l’atto non ti resta che tagliartelo e procedere con quello che sei qui e ora, soprattutto senza arti fantasma.

"Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna (1). E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna" (Matteo 5:29-31)

(1) La valle maledetta di Ennom a sud-ovest di Gerusalemme e destinata a immondezzaio della città; poiché vi ardeva continuamente il fuoco, nel Vangelo è presa a simbolo dell’Inferno

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Allenamento percettivo.

Allenamento percettivo.

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Via S. Gaetano da Thiene, 4a, 10154 Torino TO, Italia

Allenamento percettivo.

Sfuoca lo sguardo sui mezzi pubblici (ma potrebbe essere in qualsiasi luogo dove puoi essere anonimo e inosservato con persone a te sconosciute) e cerca di percepire le persone senza osservare i tratti delle persone che guardi.
Fai in modo di vederli come se fossero avvolti in una pellicola di domopack e basta, almeno per i primi tempi. Lascia che le impressioni arrivino a te con calma, ma non ricercarle, non pensare, non aspettartele.
Ad esempio, con il tempo potresti percepire sensazioni di materia prima o di elaborazione, di limpidezza o foschia, di armonia o di incongruenza.
Evita di cercare spiegazioni: se servono arriveranno da sole. Quello che deve cambiare non è il tuo sapere, ma solo il tuo percepire. E anche se ti verrà da pensare di esserci riuscito non credici mai prima di avere ripetuto l’esercizio almeno qualche decina di volte.

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Via S. Gaetano da Thiene, 13, 10154 Torino TO, Italia

E quindi perché dovremmo consultare gli oroscopi? Per sapere quando e come moriremo o se vinceremo al SuperEnalotto – fermo restando che dopo un periodo più o meno lungo comunque saremo "6 feet under"?

Un importante seguace di Jung in terra italica mandato al confino pare portò con sé solo due libri e nessuno dei due di Carl Gustav anche se a onor del vero uno dei due ne aveva la prefazione. Nella traduzione di un profondo sinologo, Il libro dei mutamenti viene spacciato per un oracolo, mentre è un libro per scrutare le logiche delle trasformazioni. Nel farlo si comprende "il senso del tempo" come ricordano alcuni esagrammi di questo.

A leggere I Ching (sempre solo in quella tradizionale edizione) non si fa mai male, ma non va bene se lo si consulta per conoscere il futuro. Quello che ci dirà, se saremo senza timori e senza desideri, non potrà mai farci assumere una posizione scorretta.

A cercare di capire I Ching ci ho provato per quasi 40 anni ed è solo da quando ci ho rinunciato che qualcosa ha incominciato ad entrarci un pochetto.

I Ching non ti dice dove andare, ma descrive delle posizioni che si possono assumere nel senso del tempo, proprio come fossero delle figure di Tai Chi.

Non ti dice come andrà a finire perché i mutamenti non si concludono: si trasformano. Inoltre, tu non sei il soggetto protagonista di questi cambiamenti ma una possibile variabile dello scenario complessivo che rispetto al suo insieme può assumere una posizione armonica o disarmonica, di attrito, a seconda di come hai saputo fare vibrare il tuo testo a quella sollecitazione, a quel diapason, come dicevo qualche nota fa.

I Ching è mio amico perché mi insegna e mi umilia quando le cose sembrano semplici o mi lusinga quando mi sento incapace e correggono la mia postura psicologica. E questo è certamente molto più importante e utile che prevedere il futuro.

A volte il futuro a cui scruti pensi che sia vicino mentre sarai scomparso a lui da un bel po’; altre credi che sia una fine ineluttabile, mentre sarà stato un inciampo occasionale a cui non avresti neppure fatto caso. Ma non è forse sempre da un’inezia che si originano le rivoluzioni, le guerre, le scoperte, le conquiste e gli amori?

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Hai vissuto una vita intera con una persona eppure sono relativamente pochi gli istanti in grado di rievocare chi sia e che cosa sia stato fra voi come in una reazione a catena. Ogni istante crea una storia differente e non c’è una di queste che sia più vera di un’altra perché siamo tante persone e tante vite in una; una vita densa di moltitudini spesso incoerenti di vite che pure trovano posto in un insieme apparentemente coerente come la creatura del dottor Frankenstein.
In densi manuali di fisica, matematica, astronomia… trovi spiegato l’universo intero eppure, anche se riuscissi a ricordare tutto in uno stesso momento e tutto insieme, non avresti lo stesso effetto che il risuonare di una semplice formula matematica, come quella della relatività, ad esempio, può creare guardandola, meditandola, ripensandola, lasciando che produca il suo effetto a catena, come un’aria sinfonica che risuona nella mente tutto il giorno amplificandosi gioiosamente e potentemente per tutto il tuo pellegrinare.

Non c’è bisogno di tante parole per generare un testo.
C’è bisogno di un grande lettore o almeno di un lettore paziente e fiducioso.
Le parole hanno solo da produrre risonanze, per ogni lettore differenti, mai le stesse, come il rosso o il giallo sono per tutti lo stesso colore e per ognuno diverso in relazione alle evocazioni e alle risonanze che in ognuno di noi per lo più inconsciamente evocano e ulteriormente differenti per il momento del giorno che ci scopre un altra persona rispetto a qualche momento prima, eppure sempre lo stesso.

Il testo è dentro di te.
Quello che leggi è il diapason che serve a far risuonare l’ordito che è solo tuo.
Ma devi saperlo leggere e farlo senza fretta perché la risonanza possa agire.
Se colpisci il diapason e poi lo smorzi subito con la mano convinto di aver già posseduto tutto nell’ascolto della nota che genera non avrai fatto emergere la sinfonia che si trova in te e non nel diapason e meno che mai nella nota che produce.

Non servono tante parole per scrivere una lunga storia, ma c’è bisogno di un lettore paziente e fiducioso che la lasci sviluppare come un universo in sé.

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Via S. Gaetano da Thiene, 4a, 10154 Torino TO, Italia

L’innovazione o la tradizione non sono di per sé buone o cattive. Come ogni cosa hanno il loro lato diurno e quello notturno. Non si può sposarne uno senza assumere anche l’altro. È come li usi per esprimere chi sei e la volontà che interpreti che ne costituisce il valore.

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Via S. Gaetano da Thiene, 4a, 10154 Torino TO, Italia

Non è necessario pensarla allo stesso modo per contribuire alla medesima opera. Religioni diverse e talora contrastanti attribuiscono prospettiva e profondità al senso religioso. Lo stesso vale per le vie sapienziali: Steiner, Jung, Castaneda, Chögyam Trungpa o Gurdjieff, per esempio, tracciano strade diverse e non occorre condividere tutto il loro pensiero o il modello di vita per camminare sui loro sentieri e al contempo costruire il proprio percorso personale. Il linguaggio sta alla verità come il telecomando all’etere e ai suoi contenuti.

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Via S. Gaetano da Thiene, 4a, 10154 Torino TO, Italia

Se è più semplice combinare di andare in pizzeria che organizzare una riunione o una conferenza bisogna scegliere una pizzeria silenziosa per potersi concentrare e riflettere.
La consapevolezza può abitare anche la mozzarella, anche se è indubbiamente più complicato discutere con la bocca piena.

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Via alla Chiesa, 10, 10154 Torino TO, Italia

In anni di "digital transformation" sembra che tutto debba avvenire come per magia. Occorre invece evitare di sottovalutare il tempo che ricerche, messaggi, manutenzione di dispositivi, password, siti dei vari soggetti privati e pubblici… comportano. Dopo aver messo la bustina di tè nell’acqua calda dici nel frattempo che si fa vado a dare quell’ok al pc o sullo smartphone; quando hai dato l’ok torni al tè che nel frattempo è diventato pece ghiacciata. Allora ti domandi "Ma com’è possibile: ci avrò messo due minuti al massimo?!" A quel punto fai le debite proporzioni fra quei due minuti e la tua giornata e scoprirai che gran parte del miracolo informatico lo paghi con il tuo tempo che nessuno misura "perché tanto fa tutto il computer".

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Via alla Chiesa, 10, 10154 Torino TO, Italia

Non è vero che le apparenze non contano. Al contrario, sono importanti e molto utili ma solo per chi sa guardarci attraverso e conosce bene il complesso fondale su cui si proiettano. Per tutti quelli che, non solo non comprendono il cielo, ma neppure riescono a mettere a fuoco la luna, saranno solo un dito, a volte brutto, a volte truccato, a volte sollevato, altre ripiegato, ma sempre solo un dito.

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Se in qualche posto qualche persona richiede che tu sia all’altezza di quanto ci si aspetta da te vuol semplicemente dire che si sbaglia lei, che ti sbagli tu, oppure, com’è più frequente, che si sbagliano tutti.

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Via alla Chiesa, 10, 10154 Torino TO, Italia

Stai tranquillo. Il diavolo non ha fretta perché non muore mai di fame. Così per molti, soprattutto con l’incedere dell’età, vivere più a lungo diventa una specie di competizione ridicola. Il signore del mondo ti può concedere questo contentino, il tuo record, prima di pranzare con la tua anima. Non importa quando: quello che conta è non lasciare niente in sospeso.

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