Mese: Giugno 2022

Foucault e la pedofilia

Foucault e la pedofilia

Riporto qui alcune considerazioni sulla questione che dà titolo al pezzo tratte da un articolo di Valeria Meazza su Ultima Voce. Premesso che, ora come allora, trovo sufficientemente disgustosa la pratica nonostante ritengo vada sempre distinto la portata del pensiero di un autore dal suo valore morale, almeno fintanto che non ci sia una netta consequenzialità dei due aspetti, mi sembra interessante osservare come in questi anni si sia arrivati ad una priorità del gossip sulla capacità critica ed intellettuale in genere. Stiamo parlando di un periodo, quello compreso fra gli anni ’60 e ’70, in cui a fare scalpore sarebbe piuttosto stato un mondo in cui si sarebbero considerate normali categorie come quelle riportate nell’immagine che segue:

Sicuramente la normatività in ambito del corpo è stata da sempre un tema caro al filosofo francese e va detto che è anche grazie a intellettuali come lui che si è riusciti a sconfiggere gran parte dei pregiudizi in materia.
Tuttavia, si può dire che nonostante l’apparenza da questo punto di vista la liberalizzazione ha generato dei mostri ancora più giganteschi in ambito di puritanesimo normativo. Nulla cambia se non in peggio che definisca normale l’eterosessualità e peccaminosa l’omosessualità se poi arrivo a moltiplicare le norme e le tipologie invece di rimuoverle e sconfiggerle.

Dalla descrizione di un Foucault che, come Pasolini, veniva rincorso da ragazzi di vita, in Tunisia (da cui proveniva non essendo quindi un turista sessuale, ma un nativo ben consapevole delle usanze locali) come a Roma si evince piuttosto una maggiore tolleranza verso gli aspetti antropologici delle culture e della vita intellettuale, ma nulla che indichi alcuna violenza. Oggi si considera normale che nelle strade degli stessi la cui povertà accusava la licenziosità sessuale si uccida, ci si droghi, ci si prostituisca o che in nome di una democrazia normativizzata dai detentori del potere si possa radere al suolo interi stati come la Siria o l’Armenia, e nessuno accuserebbe il pensiero politico che sta dietro alla nazione dominante, si combatte per delle battaglie più “orifiziali” che morali. Ricordo solo che la Dolto, firmataria del documento qui citato, oltre ad essere ben lontana da accuse di comportamenti pedofili, ancora oggi è considerata in Francia e non solo una maître-à-penser della psicologia infantile.

Ricordo delle lezioni di psicologia a Padova in cui il docente citava una sua esperienza latina riferendo di un pastore che non essendo mai stato intaccato dalla “civiltà” viveva felicemente scambiando effusioni anche di natura erotica con le proprie figlie. Il professore non definiva certo tali abitudini come un modello da seguire, tuttavia sottolineava come, tanto il pastore che le figlie vivevano la propria condizione con la massima serenità fintanto che non vennero intercettate dai controlli sanitari che gridarono allo scandalo e all’ignominia, instillando il senso di colpa e peccato. Messe alla berlina dalla società civile, le vite del pastore e ancor più delle figlie furono rovinate grazie a questi salvatori, non – evidentemente – delle persone coinvolte, ma del bisogno di legittimazione del gruppo sociale benpensante di appartenenza.

Io oggi definirei discutibile ma orientata al buon senso la società relativista di allora, mentre ritengo che questo scandalismo pettegolo ma anche distruttivo non sia altro che un esempio della definitiva perdita del pensiero orientato al buon senso caratteristico della migliore filosofia a tutto vantaggio di una rimozione del dialogo, della riflessione e della speculazione (financo della ricchezza linguistica) sostituita da una normatività penalista di tipo nazista o bolscevico, ma non certo peripatetico (si pensi a quanto pochi conoscono l’uso corretto di questa parola).

«Storia della sessualità e La legge del pudore: all’origine delle accuse di pedofilia

In realtà, l’ipotesi di un Foucault pedofilo non è propriamente una novità. Nel 1977, insieme con altri illustri intellettuali francesi – quali Jacques Derrida, Louis Althusser e la pediatra Françoise Dolto – Foucault firmò una petizione spinosissima. Quella, cioè, che di fronte al Parlamento si schierava a favore della depenalizzazione di qualsiasi rapporto consenziente tra adulti e minori di quindici anni. Già all’epoca i detrattori di questi intellettuali ne interpretarono la scelta come una schiacciante ammissione di colpevolezza. Apertamente gay, interessato al tema della sessualità nelle sue ricerche e noto per una vita sessuale anticonformista, Foucault sembrava davvero l’incarnazione perfetta del vizio. A peggiorare le cose, inoltre, era intervenuto un dibattito radio del 1978. In esso, interloquendo con lo scrittore Jean Danet, il filosofo e l’attivista omosessuale Guy Hocquenghem spiegavano le ragioni della petizione. Tale dibattito, trascritto dal moderatore – il giornalista Pierre Hahn – sarebbe stato pubblicato con il titolo La Legge del pudore.

(…)

Come affermato in Storia della sessualità I, ciò contro cui Foucault si schierava era l’introduzione di un controllo sociale sulla sessualità e la sua psichiatrizzazione. Esito di tale processo sarebbe stato, secondo il filosofo, l’avvento di una “società dei pericoli” completamente ossessionata dal sesso:

una società con, da un lato, gli individui in pericolo e, dall’altro, gli individui pericolosi. […] La sessualità diventerà una minaccia in qualsiasi relazione sociale. In qualsiasi relazione tra individui di età differente. In tutte le relazioni tra individui, insomma. Essa, inoltre, diventerà una sorta di pericolo vagante: uno spettro onnipresente. Una finzione fra uomini e donne, bambini e adulti, forse anche tra gli adulti stessi.

Un pronostico che, se si guarda all’iper-sessualizzazione della società contemporanea, non sembra poi del tutto infondato.

(…)

Esprimendo la propria perplessità sulla possibilità che il rapporto sessuale con un adulto sia sempre necessariamente traumatico per il bambino, Foucault dice:

Può essere che il bambino, con la sua sessualità, abbia desiderato l’adulto. Magari ha acconsentito o può avere fatto il primo passo. Può aver sedotto l’adulto. Gli psichiatri, però, ritengono che sempre e prima di tutto il bambino debba essere protetto dai suoi stessi desideri.

Ciò significa che il filosofo legittima una violenza sessuale? Assolutamente no. Ciò che Foucault sta sostenendo è che talvolta sono la legge e la psichiatria a configurare come trauma un’esperienza in sé non traumatica. Il filosofo, in altre parole, riconosce nel bambino una soggettività non passiva, da proteggere, ma attiva, da lasciar esplorare e titolata a esprimersi liberamente»


Altre Fonti

La conversazione e il cambiamento

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L’Home Page da iPad

Poche parole per dire che ho acceso un nuovo dominio. In realtà sono già due o tre anni che l’ho creato, ma è rimasto appeso in attesa di valutare il da farsi.

Qualche giorno fa pensavo a dove mettere dei post molto sintetici costituiti da suggerimenti, osservazioni e considerazioni sul mestiere del terapeuta, del counselor, del coach… che però possono essere utili anche a chi ha motivazioni nel gestire i rapporti interpersonali.

È sempre più difficile trovare una definizione per questo tipo di attività.

Pur essendo psicoterapeuta da anni, oltre che “naturopata” considero siano tutte pessime definizioni. Credo che l’idea di terapia sia fuorviante e perfino dannosa, non di rado gravemente dannosa. D’altronde, per quanto sia vero che fra counselor e coach ci siano non pochi pessimi improvvisatori, anche essere usciti dall’università e da costose scuole di formazione e da esami statali condotti da partigiani della loro disciplina e della parrocchia di appartenenza, avere a che fare con psicologi, psichiatri e terapeuti in genere non fornisce alcuna certezza. Per di più non tutti i curanderos vanno bene per tutti i questuanti (mi si perdoni l’ironia) e viceversa, sottoscritto compreso, ovviamente; quindi ognuno è costretto a farsi l’idea migliore possibile ai primi contatti.

L’idea che sta dietro alla proposta del sito conversationalcoaching.it è che tramite la conversazione, senza una diagnosi filo-medicale e senza nessuna tecnica di colonizzazione dell’altro si possano favorire aperture, crescite e cambiamenti. Naturalmente qui si troverà il mio modo di intendere “conversazione” e cambiamento e quindi anche un riferimento a delle tecniche, ma conoscerle non significa avere una pelle, ma solo dei vestiti. Ognuno potrà scegliere se e quali usare solo se faranno al caso loro.

Insomma, Conversational Coaching è un taccuino: non un trattato, né un libro, ma neppure degli articoli. Degli appunti di lavoro, piuttosto. Chi ha bisogno di capire meglio può sempre provare a domandare, commentare… conversare. 🥳😎🤗