La quintessenza mistica
Divieni ciò che sei
Friedrich Nietzsche

L’eterno ritorno del medesimo è il misconosciuto paradosso mistico, una sorta di koan zen, del pensiero occidentale che il filosofo ricevette come una sorta di illuminazione durante la sua permanenza a Sils-Maria, realizzazione che coronava silenziandola al contempo l’intera sua analisi saggistica.
Quel pensiero ha lontane radici alchemiche spagiriche: la sostanza fra le mani e gli alambicchi dell’alchimista occorre che venga scomposta nelle sue componenti ancestrali e separata da esse combinando l’azione meccanica con quella termica perché ognuna possa essere ridotta alla sua essenza per poi riunirle a quella nell’ultimo atto di perfezionamento: il conseguimento del DNA spirituale, ovvero la quintessenza.
Perché diventare se si è già? La rinascita per gli antichi egizi era una riproposizione della stessa persona e anche qui il senso pare essere lo stesso. Tuttavia, nella ripetizione si concentra il senso nel piccolo, nella riduzione, nella rinuncia alla manifestazione esistenziale tramite progressivi distacchi.
La rappresentazione del valore della persona condivisa fra le persone di questo mondo è insita nel successo della grandezza. Qui si individua un percorso affatto inverso: riesci se ti concentri nel piccolo. Il piccolo è più facilmente combinabile con altro o altri, ma in questo conserva forte la sua identità. Questo è il senso della volontà di potenza traslitterata malamente da storici e politici. La vera potenza è quella che determina senza agire, solo per la sua riuscita iniziatica.


