Sofferenza psichica: Allarme Rosso!

Chi mi segue sa come abbia scelto, non prima di aver segnalato la natura reale e le conseguenze di quanto stava avvenendo fin dai suoi albori per quanto possa mai valere il patetico primato di Cassandra, di smettere di parlare, almeno in prima persona, del Covid e della macchina inquisitoria costruita attorno ad un fenomeno per la maggior parte artificiale e indotto.
Viene però un momento in cui occorre alzare la mano quando l’assemblea non fa altro che urlare e provare a dire poche parole nella speranza che qualcuno le ascolti e provi a uscire dalla stanza solo per affermare che aprire la porta è possibile e che per quanto possa essere rigido o rovente il clima fuori almeno si respira aria invece che odio e allucinazioni. Le poche parole – poi posso anche spiegarle meglio – sono queste:
I problemi politici, economici e perfino di malattie fisiche in questo momento sono meno gravi della situazione psicotica o proto-psicotica altamente diffusa in una fascia davvero imponente di popolazione che attualmente ha superato e di molto la soglia di guardia.
La sofferenza psichica e l’allucinazione privata e sociale è altamente diffusa e più che mai allarmante. E il fatto più preoccupante è che non si denunci con toni adeguati la situazione chiamandola con il suo nome: stato di pazzia! (la scelta di un termine “popolano” è fatta per renderlo chiaro a tutti, ma non dev’essere equivocato con il modo di dire banale: qui è una notazione patologica!)
Pazzia mascherata diffusa ovunque come un virus residente attivo e mascherato da anticorpi, proprio come un retrovirus.
Certamente tutto trova fondamento in un delirio sistemico, un veleno entropico che – detto per inciso – si genera molto prima dell’effetto Covid (che ha fatto solo da acceleratore esacerbante del fenomeno).
Quello che preoccupa maggiormente è il disancoramento psicosociale, quello che Durkheim nel suo studio sul suicidio chiamava anomia. I fenomeni emergenti sono la perdita di fiducia nella società introiettata come perdita di fiducia in se stessi e quindi fenomeni allucinatori e distruzione della progettualità. In una parola, disperazione irrazionale disfattista.
Tutto ciò viene altresì aggravato dalla diffusa destituzione di credito nelle professioni di aiuto sostituite da strumenti materiali che delegittimano l’ambito dei significati di cui fino ad oggi sono state portatrici le professioni e i saperi scientifico-umanistici ivi comprese quelle mediche e psicologiche. che finiscono rapidamente per autosqualificarsi identificandosi nel persecutore (cedendo cioè al confinarsi in assoggettamenti materiali e burocratici)
Esse subiscono così la sostituzione delle prassi e delle esperienze con delle regole e dei ruoli normativi per di più irrazionali, confusivi, incoerenti e persecutori.
La prognosi di una situazione simile in mancanza di risorse a cui attingere non può che essere infausta.
La cura, se mai possibile, proviene dalla calma e la concentrazione sui fondamentali a partire dalla fede nella propria natura spirituale (qui non voglio neppure scendere nel dettaglio, ma dico semplicemente: attenti a non vivere la cosa attraverso un ulteriore ricerca di dogmi, regole, norme… di burocrazia delle anime!).
Fondamentale sarà la riscoperta della prossimità come valore: o parti da chi hai vicino rinunciando al prometeico impossibile istinto di cambiare il mondo se non per contaminazione dalle piccole cose.
Diversamente finiremo naufraghi in un oceano ostile e allucinatorio carico di ombre disperate.





