Mese: Febbraio 2022

Sofferenza psichica: Allarme Rosso!

Sofferenza psichica: Allarme Rosso!

Van Gogh: la disperazione

Chi mi segue sa come abbia scelto, non prima di aver segnalato la natura reale e le conseguenze di quanto stava avvenendo fin dai suoi albori per quanto possa mai valere il patetico primato di Cassandra, di smettere di parlare, almeno in prima persona, del Covid e della macchina inquisitoria costruita attorno ad un fenomeno per la maggior parte artificiale e indotto.

I toni del dibattito (le gag che anticipavano l’escalation)

Viene però un momento in cui occorre alzare la mano quando l’assemblea non fa altro che urlare e provare a dire poche parole nella speranza che qualcuno le ascolti e provi a uscire dalla stanza solo per affermare che aprire la porta è possibile e che per quanto possa essere rigido o rovente il clima fuori almeno si respira aria invece che odio e allucinazioni. Le poche parole – poi posso anche spiegarle meglio – sono queste:

I problemi politici, economici e perfino di malattie fisiche in questo momento sono meno gravi della situazione psicotica o proto-psicotica altamente diffusa in una fascia davvero imponente di popolazione che attualmente ha superato e di molto la soglia di guardia.

La sofferenza psichica e l’allucinazione privata e sociale è altamente diffusa e più che mai allarmante. E il fatto più preoccupante è che non si denunci con toni adeguati la situazione chiamandola con il suo nome: stato di pazzia! (la scelta di un termine “popolano” è fatta per renderlo chiaro a tutti, ma non dev’essere equivocato con il modo di dire banale: qui è una notazione patologica!)

Pazzia mascherata diffusa ovunque come un virus residente attivo e mascherato da anticorpi, proprio come un retrovirus.

Certamente tutto trova fondamento in un delirio sistemico, un veleno entropico che – detto per inciso – si genera molto prima dell’effetto Covid (che ha fatto solo da acceleratore esacerbante del fenomeno).

Quello che preoccupa maggiormente è il disancoramento psicosociale, quello che Durkheim nel suo studio sul suicidio chiamava anomia. I fenomeni emergenti sono la perdita di fiducia nella società introiettata come perdita di fiducia in se stessi e quindi fenomeni allucinatori e distruzione della progettualità. In una parola, disperazione irrazionale disfattista.

Tutto ciò viene altresì aggravato dalla diffusa destituzione di credito nelle professioni di aiuto sostituite da strumenti materiali che delegittimano l’ambito dei significati di cui fino ad oggi sono state portatrici le professioni e i saperi scientifico-umanistici ivi comprese quelle mediche e psicologiche. che finiscono rapidamente per autosqualificarsi identificandosi nel persecutore (cedendo cioè al confinarsi in assoggettamenti materiali e burocratici)

Esse subiscono così la sostituzione delle prassi e delle esperienze con delle regole e dei ruoli normativi per di più irrazionali, confusivi, incoerenti e persecutori.

La prognosi di una situazione simile in mancanza di risorse a cui attingere non può che essere infausta.

La cura, se mai possibile, proviene dalla calma e la concentrazione sui fondamentali a partire dalla fede nella propria natura spirituale (qui non voglio neppure scendere nel dettaglio, ma dico semplicemente: attenti a non vivere la cosa attraverso un ulteriore ricerca di dogmi, regole, norme… di burocrazia delle anime!).

Fondamentale sarà la riscoperta della prossimità come valore: o parti da chi hai vicino rinunciando al prometeico impossibile istinto di cambiare il mondo se non per contaminazione dalle piccole cose.

Diversamente finiremo naufraghi in un oceano ostile e allucinatorio carico di ombre disperate.

Shipwreck Crime, le foto degli oggetti dei naufraghi
Fuori dai denti! Una raccolta di clip psicologiche

Fuori dai denti! Una raccolta di clip psicologiche

Fori dai denti — I miei saperi

Una raccolta di clip psicologiche

Sto registrando alcuni appunti delle mie attività. Sono stato psicologo clinico, delle organizzazioni, della comunicazione e dell’apprendimento degli adulti, docente di counseling e di coaching… ma anche esperto di terapie alternative e cultore della spiritualità, fra le tante cose. Nel frattempo mi sono dimenticato molti dei miei pensieri. Mi piace andare a recuperarli ma non lo farei più assolutamente per iscritto – non ne avrei tempo né scopo. E allora, piuttosto che non far niente, registro. Un pezzo alla volta e poi vedremo che cosa ne esce (se ne esce…).

Ho inserito le registrazioni nel mio account di YouTube, tuttavia, travandolo farraginoso, poco pratico e anche di incerta autonomia e sicurezza, ho preferito salvare i lavori anche su Rumble. Vedremo quale delle due soluzioni prenderà il sopravvento.

A questo proposito, chi è interessato farà bene ad iscriversi ad uno o ad entrambi.

Accesso al primo degli episodi su Rumble
Accesso alla Playlist su Youtube

Naturalmente, come sempre, gli aggiornamenti delle mie attività si trovano nel mio canale personale su Telegram e lo spazio per discutere di questi ed altri contributi, esprimere domande, richieste, considerazioni personali e il corrispettivo gruppo di discussione sempre ovviamente su Telegram.

Aggiornamento: con un certo delay, un effetto in differita di alcuni giorni, l’audio dei filmati può essere più comodamente seguito come podcast dai principali distributori come Spotify, Amazon, Apple Podcast, Google Podcast, il sito di Anchor e se usi altre app aperte, quasi sicuramente anche in quelle.

Che tipo di depresso sei?… 

Che tipo di depresso sei?… 

Francesco Nuti: una delle espressioni della depressione

   Ennio Martignago 

Originariamente pubblicato sul sito Massa Critica

Segnali comuni Secondo il dottor Rafael Euba, uno psichiatra consulente del London Psychiatry Center, bisogna individuare alcuni segnali.

  1. Intanto la perdita di interesse
    L’incapacità di godere delle cose per cui una volta si sarebbe provato piacere assieme ad una simile perdita di interesse per le tue attività sociali, come trascorrere del tempo con gli amici, è uno dei segnali più importanti che ci si sta ritirando in se stessi.
  2. Fatica e insonnia
    Che ne si sia o meno consapevoli il peso delle preoccupazioni affatica e conduce all’insonnia sviluppando un circolo vizioso
  3. Ingigantimento della risposta negativa
    Si potrebbe riscontrare lo sviluppo di una reazione alle notizie negative che normalmente avrebbero al più prodotto indifferenza o senso di disagio, in direzione di preoccupazioni sempre più intense.
  4. Persistente ombrosità disfattista
    Anche se i sentimenti di disperazione, irritabilità e tristezza fanno comunque parte dell’esperienza umana, in questo caso si trascinano più a lungo del solito.

C’è depressione e depressione

Eppure la depressione è un luogo comune di questo periodo.

A fronte di numeri complessivi più ampi, appare realistico che la quota di Italiani che in un anno soffre di sindromi depressive sia pari a circa il 5% della popolazione adulta, vale a dire più o meno 3 milioni di persone. Eppure le depressioni non sono tutte uguali.

Intanto ci sono…

  • Le Depressioni Reattive il più delle volte qualificabili come nevrosi depressive o depressioni ansiose caratterizzate dal risultare una conseguenza di condizioni esistenziali (lavorative, relazionali, ambientali…). Siamo in una situazione più complessa quando chi viene colpito è soggetto ad oscillazioni di umore in cui una passività pessimista si alterna ad un euforico attivismo senza che per nessuno dei due cambiamenti sussista una vera e propria motivazione. Non sono trascurabili e possono condurre a situazioni esasperanti, inizialmente per la salute del fisico, ma con l’andare del tempo per l’usura cognitiva, una sorta di assuefazione al disagio che porta a non riuscire più a reagire alle condizioni penalizzanti e neppure a quelle possibilisticamente felici. Questa è sicuramente una condizione di elevato valore epidemiologico di questi tempi e colpisce soprattutto le persone con maggiore senso di responsabilità morale e cognitivamente refrattarie a dimensioni umanamente e razionalmente meno accettabili. Se non si interviene per tempo, il danno risulta sempre più difficile da riparare con un peso sociale non indifferente.
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  • Le Depressioni Relazionali possono sussistere nei casi più o meno gravi, laddove la relazione familiare si impronta sullo scambio del ruolo di caregiver. Una delle persone, o più frequentemente a turno, si assume il ruolo di sostenitore o badante del malato. Questa è la regola del gruppo familiare che spesso viene fatta risalire alle famiglie di origine di almeno uno dei due membri della coppia e che può venire trasferita alla progenie. Sai di essere in questo copione (script) quando ti trovi a rinfacciarti più o meno reciprocamente la colpa di chi fa stare male l’altro o di chi non sta aiutando l’altro che soffre.
  • Le Depressioni Gravi (borderline o psicotiche) sono tali quando si vive interiormente in un buio profondo dell’anima anche se è molto frequente che si mascheri la cosa con un sorriso affettuoso, a volte perfino ebete. In questi casi ci si sta ritirando dal mondo verso i cui turbamenti si prova una crescente indifferenza. In situazioni di questo tipo chi soffre è generalmente poco consapevole del suo stato in quanto lo considera una condizione esistenziale immutabile e universale. Ne esistono di due tipi: quella in cui la persona assume uno sguardo vuoto ed inespressivo in certi momenti perfino impressionante e quella in cui a uno stato incline ad un pianto ed una disperazione senza tregua, per quanto mascherata di dolcezza o autoironia si alternano idee grandiose e progetti intensi il più delle volte irrealizzabili con un’attivazione decisamente maggiore nel corso della notte (stato noto con il termine ultimamente in voga di “disturbo bipolare”). In questi casi non è raro che si cada nella tentazione del suicidio: non per rabbia o per vendetta e men che meno per esibizionismo, ma per spegnere il dramma della disperazione spesso intrisa di sensi di colpa e di impossibilità di salvezza senza altra via d’uscita che il gesto improvviso ed estremo o quello ritualizzato (come la pallottola levigata giorno per giorno da Potocki con cui si sarebbe un giorno suicidato), al punto che si suole definire alcuni di questi casi “fame di morte”.

Come si vede, quando si parla di depressioni si ha a che fare con degli stati molto diversi fra di loro e per fortuna sono ben pochi quelli dell’ultimo tipo, nonostante non vadano sottovalutati neppure gli altri, soprattutto quelli del primo tipo, per la loro diffusione e per i numeri alti di persone coinvolte.

L’unico caso in cui i farmaci sono d’obbligo è il terzo, ma alla fine l’anti-depressivo è divenuto per molti di noi un complemento alimentare (anche per molti minori), complici le nuove (di qualche decennio) generazioni di farmaci. Una bassa tolleranza alla sofferenza? L’incapacità di dare risposte sociali libere e creative? Certamente una forte frustrazione a vivere ed una scarsa integrazione in un modello culturale comune e comunemente accettabile.