Mese: Aprile 2019

La medicina delle informazioni

La medicina delle informazioni

Quando trentacinque anni fa, circa, scrissi un articolo per la rivista di Alessandro Meluzzi Essere Secondo Natura in cui mostravo la similitudine fra le tecniche paradossali della psicoterapia sistemica con il metodo su cui si basa l’omeopatia ero troppo giovane per esprimere quello che intendevo senza sentirmi in dovere di tirare in ballo mille teorie e ricerche al punto da rendere quel testo confuso e illeggibile.

Oggi, tra teorie dei campi e abuso dei quanti, abbiamo più teorie che esperienze. Teorie che valgono ben poco in quanto quasi mai generano pratiche, mirando per lo più a trovare una giustificazione aulica ad effetti conclamati ma senza l’agognato bollino della comunità scientifica.

Per quello che va detto possono bastare poche parole.

Le informazioni producono trasformazioni. Queste possono tradursi in comportamenti come pure in effetti somatici. Nel caso in cui queste trasformazioni si verificano in caso di malessere percepito nel corpo come pure nelle emozioni o nel ragionamento possiamo parlare di un intervento terapeutico. Nello stesso modo, gli strumenti per comunicare informazioni trasformative possono essere di natura comunicativa, comportamentale, come pure energetica o materiale. Quello che cambia è sostanzialmente la strategia e il processo utilizzato da chi opera con questi strumenti sulla base di quanto e quali sono quello che si conoscono.

Per troppo tempo si è lavorato con logiche e conoscenze basate sulla quantità: sia sotto il profilo della materia (il dosaggio del principio attivo), sia come energia (l’erogazione di frequenze o il numero di ripetizioni).

Quello che va detto è che:

L’informazione non è materia e non è energia: è informazione e basta e non richiede di essere ricondotta ad altra natura. Al massimo potremmo dire che l’informazione è coscienza (per altri schemi cognitivi si direbbe spirito).

Personalmente preferirei evitare la questione delle appartenenze, ma temo che non verrebbe accettato. La fisica più avanzata sta andando oltre queste distinzioni obsolete, ma alla fine anche a questi scienziati tocca ritornare a esprimersi in questi termini.

Il fatto che non esista “l’informatone” ovverosia l’unità quantificabile dell’informazione in quanto questa è di natura qualitativa e non quantitativa (il cui correlato in questo caso potrebbe essere il bit, il byte o altre unità di misura oggettuali, in questo caso chiaramente riducibili in materia o energia), non significa che non esista.

In ambito genetico la teoria del meme, ancorché perlopiù nient’altro che descrittiva, ha fatto da apripista al cambiamento epistemologico indispensabile per accedere allo studio di una dimensione alternativa ulteriore a quelle finora consolidate di materia ed energia.

L’informazione è il sapere del “come” invece che quella del “cosa”. Il come è descrivibile ma non quantificabile, in quanto la somma delle parole utilizzate non definisce in nessun modo la comunicazione. Questa si esprime nel rapporto esistente tra:

  1. Messaggio
  2. Relazione
  3. Codice

e fra

a. Spiegazione / Diagnosi
b. Apparato significante (teoria, universo simbolico)
b. Strategia (piano operativo, risorse-vincoli)
4. Sistema di riferimento / ecosistema
5. Previsione / Effetto atteso

Ebbene, l’omeopatia proprio come l’ipnosi o le terapie sistemiche e molte altre pratiche su cui non mi soffermo, non ha a che fare con aspetti massivi, ovverosia di quantità oggettuale, materiale tanto cara alle professioni tradizionali, ma nemmeno con quelli energetici sottili cui fanno ricorso – a torto o a ragione – gli scienziati “divergenti”. Si tratta di un metodo basato sulla risonanza, esattamente come quella che avviene fra due diapason quando le frequenze siano prossime fra di loro.

Il problema di spiegare in termini di scienza tradizionale o non come funzionano l’omeopatia o altre pratiche è un bisogno legittimo di chi si occupa di scienza, ma non di chi si occupa di omeopatia.

Certo, sia omeopati che sistemici hanno la necessità di schemi di riferimento, ma il loro sapere non si riferisce alla cosa in sé, alla realtà o alla verità, ma a dei riferimenti teoretici più attuali di tipo situazionale: modelli e pattern.

Dovere giustificare le tecniche e i metodi dell’informazione in chiave di energia e materia fa perdere la dovuta concentrazione e impegno al corretto approccio epistemologico di una ricerca che deve fare riferimento ad uno schema di spiegazione basato sulla coerenza interna di legittimazione euristica.

Ahimè, so che a questo punto ho già perso quasi tutti i miei già scarsi lettori, ma, per fare un esempio, va ricordato che non si somministra arnica “contro i traumi” ma quando è il contatto a produrre sofferenza, così come aconitum non è “il rimedio contro la febbre, ma l’informazione necessaria per fare percepire “in modo subliminale” all’ecosistema-paziente lo stato glaciale di perdita di energia in cui versa.

Qualcosa del genere si fa anche in psicoterapia. Da un punto di vista cognitivo la situazione il più delle volte è nota al destinatario; ma non al corpo, non al sistema che genera il disagio, non all’inconscio. E soprattutto non viene trasmesso con il codice riconosciuto dal corpo, dalle emozioni, dall’inconscio. Sia nell’una che nell’altra un’importante efficacia è costituita dalla reazione ad un necessario peggioramento funzionale iniziale.

Per trasmettere l’informazione di cambiamento occorre che il sistema inconscio percepisca una proiezione del peggioramento, un messaggio sul trend patologico che interrompa il ciclo di adattamento alle condizioni penalizzanti caratteristico della cronicità. La reazione a questo messaggio è indicativa del fatto se sia possibile una reale ristrutturazione risolutiva (il cambiamento, la rottura dello stallo – non il trauma, ma il loop – che costituisce il fondamento della cronicità, l’ostacolo al processo evolutivo) o se l’unica risorsa sia quella che Hahnemann chiamava la cura “palliativa”, ovvero la riduzione della sofferenza in assenza di possibilità di trasformazione.

Simboli di Körbler

I simboli fondamentali della Nuova Omeopatia di Erich Körbler

Infine, perché mai questo non potrebbe avvenire attraverso l’utilizzo di schemi o simboli, come quelli della Nuova Omeopatia di Körbler anche se imputati ad un’origine radionica (e pertanto “energetica”)?

La vera difficoltà nell’utilizzo dei simboli non è la spiegazione del “perché” questi funzionino, ma piuttosto è il come vadano usati che presenta ancora molte lacune.

Quando ci potrà concentrare su questi aspetti nella massima libertà si potrà anche ragionare su delle serie teorie e pratiche di un sapere trasformativo basato su modelli sostanziali, energetici e relazionali dell’informazione.

Il fiore del cambiamento

Il fiore del cambiamento

La Pulsatilla è un fiore molto particolare: di basso profilo e all’apparenza delicato, pur essendo del tutto originale e particolarmente bello, vive radente il terreno spesso in radure montane esposte al vento. La sua peluria e le foglie anch’esse irsute tengono al caldo i petali violetti cangianti.

Presente in alcuni rimedi erboristici compreso la nota Soluzione di Schum, si usa soprattutto in omeopatia e lì la si trova spesso associata alla tipologia femminile piagnucolosa e pudibonda.

Non so perché certe tipologie abbiano preso piede nella letteratura omeopatica, ma personalmente le trovo particolarmente fuorvianti.

È vero che questo rimedio si abbina facilmente ad una certa tendenza alla timidezza, ma questa non è certo meno frequente fra i maschi che fra le femmine, così com’è normale che lo sia più fra le persone inclini a fantasticare o ad un certo romanticismo, come pure all’idealismo.

È anche facile che una persona così provi un forte legame con la famiglia d’origine senza tuttavia che questo significhi che ne abbia dipendenza.

Trovo piuttosto che sia significativa un certo bisogno di sicurezza e di protezione che porta queste persone ad evitare di esporsi, di uscire dalla “tana” nonostante lo desiderino molto e lo facciano costantemente con la fantasia. Si tratta di casi di “Sindrome Salgariana”, lo scrittore di avventure che ha descritto con enfasi paesi lontani senza essersi mai mosso dalla sua città.

Per questo un utilizzo fra i più importanti di Pulsatilla omeopatica si dà in caso di malanni che si presentano quando la persona è in ambienti chiusi dove il conflitto fra la prigionia trasognante e il timore – o la pigrizia – a risolversi per uscire all’esterno (dove non di rado si tende a raffreddarsi con una certa facilità vista la scarsa capacità di termoregolazione) si esprimono con allergie soprattutto respiratorie, ma anche con stasi circolatorie (la circolazione che sottende al movimento e al cambiamento).

In definitiva, la lentezza a trasformarsi e la tendenza ad autointossicarsi nell’aria viziata della propria fantasticante gabbia dorata fa di Pulsatilla un rimedio che sostiene la resistenza e il coraggio di cambiare, la forza di cambiare l’immagine di se stessi, il bisogno di controllare (del terreno sicotico hannemaniano) a cui si ricorre soprattutto in primavera e nelle fasi di crescita e di mutazione strutturale (come il cambio di lavoro, di casa, di famiglia, di scuola, di città…)

Scombinado i giri

Scombinado i giri

Mi sembra di stare assistendo ad un certo rimescolamento delle appartenenze: fra i gruppi giovanili, intanto, ma anche fra adulti e nella terza età.

Intendo dire che se un tempo le appartenenze, non solo sociali, ma anche di gusti o di pensiero, erano così distinte che ognuno frequentava i suoi cosiddetti simili, noto che non è affatto strano, non che non sia più così, ma che diversi membri di contesti amino incontrare gente al di fuori delle solite appartenenze.

È come se la vena aurifera del clan fosse in esaurimento, che ci si stancasse dei soliti discorsi e si sentisse bisogno di rimescolare le carte, di scompaginare le abitudini e gli impliciti.

Ci si cerca e si prova a riconoscersi soprattutto tra insoddisfatti positivi e cani sciolti non-di-mestiere.

Ci si dice: “Ci troviamo per un caffé?” fra astanti o partecipando a chat o commentando sui social, come pure al break di un improbabile evento (fatti che un tempo avvenivano soltanto in presenza di motivazioni sentimentali, mentre ora queste passano in secondo piano rispetto alle amicizie e all’allargamento dei gruppi).

Questo potrebbe voler dire nuove frange generazionali più libere, aperte e illuminate; ma anche la comprensione che le spiegazioni, tanto quelle dei conservatori che degli innovatori non hanno più valore.

È la matrice di sense making sociale ad essere indebolita, assottigliata, sfilacciata, strappata.

I grandi numeri subiscono la devastazione della legge di Pareto del 20% di una popolazione con l’equivalente delle risorse dell’80%, ma anche di quei termini assoluti che stanno vedendo il genere umano superare la soglia di sostenibilità planetaria, raddoppiando nell’arco di una generazione il numero conseguito in tutte le altre.

Qualcuno cerca di salvarsi da tutto questo e lo fa uscendo dagli schemi.

Si riaccende una speranza: tifiamo per loro, di qualsiasi età essi siano!

Il terrapiattismo è meglio di una dittatura

Il terrapiattismo è meglio di una dittatura

La scienza è diventata una narrazione pletorica a somma zero. E questo non è neanche male, anzi…

Molto meglio ragionare per generi e romanzi che per univocità.

La scienza è varietà e quasi mai il presente è in grado di valutare la validità dei discorsi scientifici: è il loro divenire, l’accoppiamento strutturale con la Storia del mondo a segnare, non il valore o la veridicità, ma l’aderenza al sentire delle persone e dei popoli.

Un giorno questo sentire cambierà e potremo riconsiderare come verità nascoste antichi racconti o poesie più o meno scientifici, ma questo sarà dettato, non dalla teoria, ma dall’affinità, dall’empatia, dalle ridondanze dell’accoppiamento strutturale.

Che la terra sia piatta o rotonda conta meno di quello che con questa idea ci si può fare. Se non fosse servito per spiegare nuovi mondi la storia sarebbe potuta rimanere tolemaica senza che nessuno avesse a che lamentarsene.

All’estero Iliad non funziona (con Android Huawei)?

All’estero Iliad non funziona (con Android Huawei)?

Curiosamente (ma per come vanno le cose di questi tempi neanche troppo), il messaggio di sistema che Iliad invia ai nuovi clienti con la configurazione del terminale è impreciso e, almeno nel mio caso qui dalla Francia, non funziona all’estero. Dopo qualche chiamata le gentili operatrici italiane hanno corretto quello che andava ritoccato e, ora che ha preso a funzionare, penso di fare cosa buona e giusta nel salvare lo screenshot per me e tutti coloro che finiscono nelle peste (se trovano questo link da qualche parte).

Prima di tutto il consiglio di partenza è quello di escludere 4G e adottare la modalità WCDMA. Poi da Impostazioni>Wireless e reti>Rete mobile andate ad aprire “Nomi punti di accesso” e modificate la configurazione “Iliad”; se non dovesse esistere ne create una nuova dai tre pallini.

La parte iniziale non dovrebbe presentare sorprese ma la inserisco lo stesso per coloro ai quali la configurazione mancasse del tutto, mentre quella finale va guardata con attenzione, soprattutto nelle parti evidenziate con la linea rossa.

Una volta salvato il tutto con il simbolo di spunta, riavviate il terminale (caso mai vuotando la cache di sistema).

Alla riaccensione a me ha preso a funzionare a meraviglia.

P.S.: sotto reti 4G dovreste potere ripristinare la configurazione LTE corretta, ma in fondo, almeno all’estero, ci si può accontentare delle prestazioni di un buon 3G. A poco o nulla dovrebbe servire – per chi ce l’ha – la funzione di aggregazione del gestore.

Apps per scrivere la tesi

Apps per scrivere la tesi

Versione PDF

Versione Mindly (si legge con app esterna gratuita)

Editing

Markdown
Byword
Latex

Notepads
Nota 1

Gingko (solo on line)
Nota 2
Ulysses
Scrivener
Nota 3

Publishing

InDesign
Microsoft Word

Apple Pages

Sharing & Social

Slack
Microsoft Teams

Trello

Organizzazione

Time Management

“Focus To-Do: Pomodoro Timer & To Do List”
Nota 4

Todait – Smart study planner
Nota 5

Articoli

Instapaper
Newsreaders
Flipboard
Craiglist
Feedly

Pocket

Bibliografie

Nota 6
Endnote
Nota 7
Mendeley
Nota 8
myBib
Nota 9
EBSCOhost
Nota 10
MyMLA
Nota 11
iSource
Nota 12
EasyBib
Nota 13

Librerie

NDLTD Search
Nota 14
Academy

Metodo

Fonti unipd
Nota 15
Luiss
Nota 16

Ricerca

Copernic Desktop Search

Wolfram Alpha

Fonti

Fonti unipd
Nota 17
UniPi
Nota 18
AIB
Nota 19

Nota 1: Notepads

Mac, Windows, iPad, iPhone – compatibile con qualsiasi programma di text editing
Nota 2: Gingko

Solo on line
Nota 3: Scrivener

Scrivener – App molto famosa usata dalla maggior parte degli scrittori. Si tratta di un editor di testo efficiente e ben strutturato che consente di raggruppare in maniera pratica e veloce i propri scritti permettendo di organizzarli in paragrafi e facilitando la revisione del lavoro finale Mac, Windows, iPad, iPhone
Nota 4: “Focus To-Do: Pomodoro Timer & To Do List”

Consulta “Consulta “Focus To-Do: Pomodoro Timer & To Do List”
https://play.google.com/store/apps/details?id=com.superelement.pomodoro”
https://play.google.com/store/apps/details?id=com.superelement.pomodoro
Nota 5: Todait – Smart study planner

Consulta “Todait – Smart study planner”
https://play.google.com/store/apps/details?id=com.autoschedule.proto
Nota 6: Bibliografie

  1. EasyBib
    Con l’app EasyBib è possibile creare accurate citazioni in stile MLA , APA , e Chicago in pochi secondi attraverso la scansione del codice a barre del libro che si intende cittare, oppure attraverso la digitazione del titolo del testo. Oltre a questo servizio, EasyBib offre la possibilità di archiviare ed organizzare le proprie citazioni in una specifica area di gestione interna all’app
    Nota 7: Endnote

  2. Endnote
    EndNote è un utile strumento per la realizzazione di ricerche di mercato. Grazie a questa app è possibile organizzare e creare le proprie ricerche e trovare informazioni sempre aggiornate, collagandosi alla libreria interna in qualsiasi momento.
    Nota 8: Mendeley

  3. Mendeley
    Mendeley è una biblioteca tascabile, con la quale è possibile portare con sé migliaia di file PDF. L’app dà la possibilità di leggere e fare annotazioni anche mentre si è in viaggio, sincronizzando tutto tra iPhone, iPad e la versione desktop di Mendeley (disponibile per Windows, Mac e Linux).
    Nota 9: myBib

  4. myBib
    myBib è un ottimo tool per la gestione mobile delle bibliografie. Basta inserire un codice ISBN, attraverso la scansione del codice a barre o inserendolo manualmente e tutte le informazioni aggiuntive come titolo, autore, editore verranno aggiunte automaticamente nella libreria mobile.
    Nota 10: EBSCOhost

  5. EBSCOhost
    EBSCOhost è un’enome bancadati che raccoglie le tecnologie più utilizzate nello studio e le più comuni risorse informative online, sia gratis che premium.
    Nota 11: MyMLA

  6. MyMLA
    MyMLA è un buon “compagno di avventure” per tutti queli studenti, ricercatori e studiosi che hanno bisogno di utilizzare lo stile MLA (Modern Language Association). Si tratta dello stile più è più comunemente usato per scrivere documenti e citare fonti all’interno di eleborati accademici. Questa risorsa offre diversi esempi per la formattazione di documenti di ricerca, realizzando citazioni, note di chiusure, appendici, e bibliografie
    Nota 12: iSource

  7. iSource
    Scrivere una bibliografia può essere difficile. Tenere traccia delle proprie risorse e citazioni e formattarle tutte omogeneamente può essere addirittura scoraggiante. Così iSource offre un servizio di formattazione rapido delle voci bibliografiche e delle citazion. All’interno dell’app è possibile inoltre consultare un elenco delle regole di formattazione più comuni e una guida di riferimento
    Nota 13: EasyBib

  8. EasyBib
    Con l’app EasyBib è possibile creare accurate citazioni in stile MLA , APA , e Chicago in pochi secondi attraverso la scansione del codice a barre del libro che si intende cittare, oppure attraverso la digitazione del titolo del testo. Oltre a questo servizio, EasyBib offre la possibilità di archiviare ed organizzare le proprie citazioni in una specifica area di gestione interna all’app
    Nota 14: NDLTD Search

http://search.ndltd.org/
Nota 15: Fonti unipd

http://bibliotecadigitale.cab.unipd.it/news/ti-servono-libri-e-riviste-per-la-tesi-e-non-sai-dove-cercarli-vai-su-moodle-sba-e-scoprirai-come
Nota 16: Luiss

https://biblioteca.luiss.it/guide/come-si-scrive-una-tesi-di-laurea
Nota 17: Fonti unipd

http://bibliotecadigitale.cab.unipd.it/news/ti-servono-libri-e-riviste-per-la-tesi-e-non-sai-dove-cercarli-vai-su-moodle-sba-e-scoprirai-come
Nota 18: UniPi

https://www.sba.unipi.it/it/biblioteche/polo-5/ingegneria/servizi/ricerca-bibliografica/scrivere-una-tesi
Nota 19: AIB

https://www.aib.it/aib/contr/barazia1.htm

L’insostenibile leggerezza dell’Anarchia

L’insostenibile leggerezza dell’Anarchia

Mi capita ormai troppo spesso di sentire attribuire l’appellativo di “anarchici” a quella schiera di bulli da case occupate definibili con maggiore proprietà “black block”, antagonisti, squatters o, tutt’al più, “autonomi” – magari aulicamente situazionisti – come quelli che per primi negli anni ’80 si impossessarono indebitamente di quel titolo.

Ebbi modo di scontrarmici da giovane negli anni ’70 proprio in una sede dei gruppi anarchici è già allora avevano quell’atteggiamento stalinista che per la prima volta spaccava, aggredendo fisicamente il dissenso, la solidarietà che si respirava in generale a sinistra, anche fra le file fra loro più lontane.

Di fatto quello che hanno in comune quelli di oggi con quelli di quarant’anni fa è l’arroganza, la violenza, l’anti-solidarietà, certo, ma più ancora l’egoismo e l’opportunismo che condividono con quelli che di fatto non-combattono, ovvero gli egoisti sistematici ed estremi, gli speculatori senza scrupoli e gli opportunisti presuntuosi. Come quest’ultimi pensano che la parola “libertà” voglia dire: «Io faccio quello che voglio perché sono al di sopra di tutti quei pecoroni». Al di là delle apparenze sono molto più vicini ai figli di papà dei bar dei ricchi, quelli con le auto di lusso e l’indotto dell’apparenza attorno che ai veri abitanti del disagio e delle periferie dove si fanno ospitare (già perché nessuno li ha mai visti occupare un edificio del centro e i controllori urbani li infilano apposta nelle riserve di periferia che mai lì hanno amati e che loro dileggiano più che mai).

Sono transfughi dei bar del centro di cui si sono stufati ma che presto ritroveranno quando, terminata la spacconata giovanile, torneranno fra le schiere degli affaristi, magari opereranno in borsa, come di quelli di una volta ne si trovano tanti fra i politici del centro, come pure fra dirigenti di giornali o fra top manager aziendali. Come mods che dopo le risse giocano al golf o al tennis con i rockers.

Non dimentichiamo però che se esistono loro e se esistono gli speculatori, due facce dall’apparenza differente ma della stessa valenza al cambio della moneta, è perché il cadavere della politica è definitivamente putrefatto.

Assieme ad esso anche e forse ancora prima il concetto puro dell’anarchia, quello che Guccini nella sua mitica Locomotiva ricordava come “fiaccola” ideale e romantica.

L’Anarchia della fiaccola si è estinta proprio a causa di quella assurda tolleranza che ha permesso a qualsiasi balordo in odore di contrapposizione ai luoghi comuni (chiesa, polizia, Stato…) di appropriarsi di un precetto prima di tutto etico e solo dopo militante.
Non si può lasciare aperta la propria casa a tutti perché prima o poi se la prenderanno gli speculatori e i violenti che altrimenti non avrebbero alcun indirizzo dove fare arrivare i corrieri della corruzione.

Povera Anarchia: quanto è facile oggi per un pennivendolo usarti come la donna di tutti, la lebbrosa, l’immonda. Com’è facile essere additata dagli autonomi di ieri oggi al potere come la causa di quello che hanno creato loro e indicare nelle periferie che sia gli uni che gli altri stanno massacrando il terreno di coltura del male quando invece sono solo le vittime del trasformismo dei quartieri borghesi.

Il tuo sbaglio più grande, cara Anarchia, è stato quello stupido credo, quello nella naturale soggiacente bontà di tutte le persone. Come dovevi aver mangiato pesante e che porcherie ti eri fumata, bevuta o iniettata prima di andare a dormire per provocarti una simile allucinazione!

Reincarnando Il tempo

Reincarnando Il tempo

Reincarnando Il tempo

Domandare quanti anni riguardo alle reincarnazioni o alle vite è come discutere dei giorni di apertura del luna park con il padrone delle giostra a cui invece interessano solo il numero di giri che si hanno a disposizione.

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