Secondo svariati occultisti, fra i quali lo stesso Rudolf Steiner, non dovremmo rinascere in ordine sparso in qualsiasi periodo della storia, ma solo seguendo determinati cicli tutti insieme alle persone significative delle nostre svariate esistenze.
In pratica è come se ritornassimo in vita a blocchi di “coscritti”, gente in rapporto reciproco che ha attraversato esperienze comuni costruendo il proprio periodo storico e quindi attribuendo a persone, oggetti ed eventi un significato coerente e in qualche modo anche costante.
Non posso certo spacciare questa visione per una verità certa, tuttavia credo che possa valere nelle nostre vite a prescindere dalle credenze sulla metempsicosi.
Il senso del tempo
Un’espressione che si ritrova spesso consultando le sentenze del “Libro dei Mutamenti”, l’antico “I Ching, è quella che ci richiama in ogni momento a comprendere il “senso del Tempo”: non quello astratto, ma il momento stesso in cui siamo chiamati ad esistere in questa vita, in questo mondo, in questo periodo storico.
È davvero importante comprendere il senso del nostro tempo. Quando parliamo del nostro tempo intendiamo implicitamente affermare che “questo” tempo è qualcosa di condiviso e che ci accomuna. Non riusciamo a comprendere questa idea di “tempo a blocchi” perché nella visione diffusa ci rappresentiamo il suo scorrere come un “continuum”, anche se non è del tutto vero.
O per lo meno è vera un’affermazione assieme a tante altre. Per esempio per un certo modello di fisica il tempo non esiste o, casomai, è un’ illusione. Le teorie multidimensionali, come quella delle stringhe, ci sottopongono l’ipotesi che si possa esistere su più piani spazio-temporali, in continuità come pure discontinuamente.
Eppure quando utilizziamo il termine “generazioni” intendiamo proprio questo, una popolazione uniforme di persone nate nello stesso periodo di tempo.
Generazioni
Ora, può essere complicato mettere d’accordo un gruppo di persone con una visione della vita (per non parlare dell’eventualità che sia una visione che condividono da più esistenze) con un gruppo che ne ha un altra. Certo, sarebbe importante il passaggio di Testimone fra una generazione e un’altra, ma si tratta di una “traduzione” in buona parte impossibile, per quanto potenzialmente utile.
Tuttavia i “blocchi” generazionali non si possono “incastrare” fra loro: sono su livelli differenti, uno sul tavolo e l’altro sulla sedia; oppure possiamo immaginare la cosa come far incastrare due tessere di puzzle di forma differente.
Parliamo a questo punto di “destino”.
Avete fatto caso al fatto che i cambiamenti nelle sensibilità, nei costumi, nelle norme sociali, negli obiettivi dei popoli e così via non avvengono mai progressivamente? Un giorno sembra che ti sia svegliato e che la gente attorno a te si sia messa d’accordo per chiamare con un nome diverso quello che per tutti. era noto in un altro modo.
E allora?…
I “ ragazzi” di una volta, quelli della mia generazione, insomma, fanno spesso fatica a comunicare con le generazioni successive. Lo stesso capita nella direzione inversa. Il fatto è che “noi” — e forse anche “loro”, non so — rifiutiamo che il nostro blocco temporale non si trovi in continuità con quelli successivi e ci ostiniamo, ci intestardiamo di forzare i confini. Diamo la testa contro il muro, sosteniamo che sono loro che non capiscono, che sono senza senso e così via.
Il fatto è che il destino, la “gestalt” del loro blocco è una storia completamente diversa proveniente da missioni evolutive con un senso tutto loro probabilmente originata da altri blocchi dannatamente remoti. E noi dobbiamo rassegnarci a tutto ciò.
Non si tratta di pentirsi o di rinnegarci, ma piuttosto di completare con onore la nostra missione, il nostro storyboard generazionale. Quando si è iniziata un opera, quando si ha cominciato a girare un film o a scrivere un libro, è importante sapere anche scrivere la parola “fine”. Non importa che poi si scoprano errori e che non si sia mai completamente soddisfatti del risultato.
Senza “fine” non c’è nessun libro o film. Quando ne faremo un altro cambieremo qualcosa e magari ci cureremo di più di come preparare la conclusione, ma ora dobbiamo chiudere coronando così tutti i nostri sforzi ed evitando di renderci ridicoli per pensarci autori di storie infinite combinando solo di renderci autori falliti; uomini e donne incompiuti.
Le caramelle sono nel cofanetto ma manca ancora il coperchio.
Senza un coperchio che cofanetto volete che sia?
Mettiamoci su questo benedetto coperchio così da poterlo incartare, infiocchettare e metterlo sotto l’albero per poi dimenticarci onorevolmente e soddisfacentemente di lui.
E dunque, a tutte le generazioni, ma proprio a tutti…
Ho una testa strana, così capita spesso che compri un device per costringermi ad utilizzarlo. Avere speso dei soldi per qualcosa che lascio intonso lo vivrei come un insulto alla miseria. È così che mi sono comprato un eBook Writer.
Sì, hai capito bene, non un eBook reader (anche se nascerebbe proprio per quello scopo), ma un oggetto che permette anche di scrivere a mano — ed è per quello che l’ho scelto dopo avere valutato attentamente le alternative.
I più blasonati fra questi oggetti sono i remarkable Paper e gli Onyx Boox Note Air.
E, anche se il secondo offre tantissime opzioni come l’accesso completo alla rete e a tutte le app per Android (qualità che lo rendono però anche più complicato e confuso), li ho scartati perché decisamente lontani dal mio budget.
Al contrario, il Kindle Scribe è proprio poco più di un eBook reader con la possibilità di prendere note a penna e per di più comunque caro per quel che offre. Così ho scelto il Kobo Elipsa 2e che sto usando in questo momento per scrivere il qui presente articolo.
Di buono questo Kobo ha diverse features:
lo schermo ruvido che imita il contatto con la carta e la possibilità di tenere il polso appoggiato senza conseguenze negative
l’utilizzo della connessione con Google Drive e Dropbox per salvare, archiviare, sincronizzare e scaricare libri e appunti
una interpretazione fenomenale della grafia come la mia che è tra le peggiori del mondo (se però non leghi i caratteri fra loro non interpreta al meglio gli spazi fra le parole)
se scrivi in “modalità avanzata”, oltre a convertire benissimo la scrittura a mano, ti permette di inserire tabelle, diagrammi, equazioni, disegni e inserti di testo a mano libera.
altre funzioni devo ancora scoprirle, ma il fatto che lo si trovi più o meno ovunque scontato a 350€ — Circa la metà di quelli più “importanti” — lo rende l’acquisto perfetto per le mie finalità.
Ritorno alle origini
Lo scopo di questo articolo non vuole però essere quello di una recensione dei dispositivi di scrittura a mano su schermi eInk, ma piuttosto quello di spiegare perché sto utilizzando questo oggetto invece della pratica, buona, vecchia tastiera del computer.
Una volta usare la macchina da scrivere e poi la tastiera e il mouse del computer era uno sforzo non da poco per un boomer, come si dice adesso. Oggi che ci abbiamo preso l’abitudine è invece il contrario. È lo scrivere a mano ad essere diventato più difficile.
Rimane il fatto che i due modi di scrivere corrispondono ad atteggiamenti mentali molto diversi e quindi recuperare l’handwriting è molto importante e vale la pena che si investa qualche sforzo da parte nostra.
Scrivere con la penna è un gesto di maggiore intimità che purtroppo i giovani stanno perdendo. Intanto sempre più persone, sopra I tutto i ragazzi a scuola, quando scrivono a mano utilizzano i caratteri maiuscoli. Questo fa sì che non ci sia legame fra le lettere e in questo modo anche il pensiero si fa più scollegato, meno fluido, disarmonico, discontinuo. Poi, lo scrivere a mano è anche più lento e meditato e lascia il tempo al pensiero di crearsi con calma mentre la penna lavora come un pennello sulla Tela.
Nella scrittura a mano interviene l’anima di chi scrive, mentre nella dattiloscrittura è soprattutto la razionalità, l’emisfero numerico, quello sinistro del cervello a lavorare.
Questo principio è ancor più vero quando si scrive usando la tastiera degli smartphone. Scrivere con lo smartphone è agli antipodi di un gesto autorale, meditato, interiore.
Oggi esiste anche un terzo modo per scrivere che ha un’indubbia utilità, soprattutto quando si usino dispositivi mobili: il dettato. Dettando si segue il flusso di pensiero e si finisce per essere molto meno curati ed accurati, anche se il riconoscimento vocale, al contrario, ha fatto autentici miracoli nell’ultimo decennio. Dopo aver dettato, se quello che hai detto ha un qualche valore, dovrai riprendere quella bozza al computer per ripulirla, espanderla, perfezionarla, e così via.
Anche la scrittura a mano, una volta trasformata in caratteri di stampa, andrà comunque ripulita al computer prima di essere pubblicata e stampata, ma in questo caso perlopiù per staccare o unire parole e caratteri.
Conclusioni
Oggi abbiamo a disposizione almeno quattro tecniche di scrittura molto differenti fra loro, non solo per i risultati i ma anche per le condizioni in cui ci è permesso di usarle e per i processi mentali che ognuna di loro chiama in causa:
quella digitale tramite tastiera e mouse o trackpad
quella, sempre digitale, ma in mobilità tramite la tastiera virtuale di smartphone e tablet
il dettato convertibile in testo stampato
la scrittura a mano con la penna anch’essa convertibile in caratteri tipografici.
Le ultime tre, inoltre, si prestano anche ad essere svolte in luoghi diversi dall’ufficio o da un tavolo di lavoro ma, mentre con lo smartphone puoi scrivere volendo, anche camminando, ma per lo più testi telegrafici di scarsa cura che si prestano facilmente ad incomprensioni, il dettato può essere più esteso, pur richiedendo molti ritocchi, ma difficilmente può essere condotto in presenza di altre persone, soprattutto quando queste parlino anch’esse o con un vociare di sottofondo, di persone o radiofonico.
Al contrario potrò sempre usare la penna sul mio eWriter anche fuori casa, al bar o in sala d’attesa che il risultato sarà compositivamente buono e riuscirò a mantenermi concentrato e riservato anche in luoghi aperti, frequentati, rumorosi o intrusivi.
In definitiva, esistono valide ragioni per ricominciare a scrivere con carta (elettronica) e penna, senza dovere poi essere costretti a ricopiare tutto poi al computer.
Quando in politica si sono esauriti i contenuti ci si abbarbica alle vestigia.
È così che una fantomatica destra accusa i componenti di una fantomatica sinistra di essere “comunisti”.
Purtroppo per loro, il comunismo, un concetto ottocentesco, si è spento ormai in qualsiasi parte del mondo ed è perfino demonizzato dalla stessa sinistra che ha ormai preso le distanze, non solo da Togliatti o Gramsci, ma perfino dal compromesso berlingueriano che trovava appoggio addirittura in quella parte della Democrazia Cristiana che verrebbe definita oggi più che mai “comunista”.
Capita così che molti giovani che non hanno neppure la più vaga idea delle origini sociali del termine, si definiscano “comunisti” solo in spregio delle persone delle destra che definiscono a loro volta “fascisti”, nonostante dal fascio littorio questa fatiscente destra stessa abbia preso le distanze.
Una fantomatica sinistra, questa, che accusa i componenti di una fantomatica destra di essere “fascisti”.
Purtroppo per loro, il fascismo ha rappresentato un’ideologia molto più che ambigua, solo a leggere i primi scritti di un anarchico Mussolini o i movimenti artistici dei futuristi come Marinetti, per poi confrontarli con l’appropriazione del movimento che ne fecero latifondisti e capitalisti della prima metà del novecento. Proprio come il “comunismo”, anche il “fascismo” è morto, tuttavia sta capitando che giovani che hanno in odio una sinistra anticomunista per questa sola ragione si definiscano “fascisti” magari proclamando ideali popolari.
Chi parla di fascismo o di comunismo fa un torto alla storia e uno sfregio ai tempi attuali per comprendere i quali occorrerebbe ben di più che delle etichette o degli slogan da “semplificatori terribili” (concetto che Watzlawick prendeva in prestito dal ’68 francese): scegliere questa strada però comporta fatica e fa perdere il divertimento fornito dal tifo populista.
Al motto di spirito di Woody Allen per il quale “Dio è morto, Nietzsche è morto, Marx è morto e, a farci caso, anch’io non mi sento tanto bene” potremmo parafrasare “Il comunismo è morto, il fascismo è morto, la sinistra è solo una mano, la destra è solo una mano e la politica è solo una grande finzione”, frase che i credenti “necrofili” (per l’appunto) considerano “populista”, termine erroneamente sovrapposto a quello di “qualunquista” (altra etichetta fasulla usata da fresconi che ignorano chi fosse Guglielmo Giannini).
Capita così che coloro che fanno osservazioni logiche invece che ideologiche, come quando il Dalai Lama una volta intervistato considerava folle pensare che i paesi settentrionali potessero accogliere tutta la popolazione del meridione del mondo, pena che gli europei, ad esempio, dovessero gioco forza trasferirsi in Africa o i nordamericani in Sudamerica, vengono tacciati di fascismo, anche se si tratta di pura e semplice aritmetica per nulla politica.
Ne consegue che chi ragiona aritmeticamente, chi fa i conti con il lascito di civiltà di un paese e una qualità di vita per cui i nostri predecessori hanno donato la vita pensando che sia un valore che stiamo perdendo per tante ragioni e non solo una, chi crede che la politica dovrebbe esprimere volontà e idee e non appartenenze… se costui viene tacciato di fascismo a piè sospinto, nonostante egli magari si professasse socialista o anarchico e con una certa convinzione, beh costui comincerà a compensare la dissonanza cognitiva comprendendo di essere diventato fascista pur di non essere deficiente, o comunque contrario al proprio modo di pensare.
Poco male!
Non lo sapevo, ragazzi, ma evidentemente sono diventato fascista e non me ne pento.
No. Non è vero. Mi fa troppa fatica. Preferisco mandarvi tutti affan… e andare ad annegare altrove il mio disgusto.
Ho chiesto ad un “team” di AI Generative di realizzare un elenco in ordine di priorità di quelli che saranno i trend per il prossimo anno (e forse anche più in là) dei temi caldi per l’area di sviluppo del personale e organizzativo.
Le nostre signore intelligenti mi hanno accontentato.
Quello che segue è il responso del moderno Oracolo di Tebe.
Lista Esaustiva dei Trend Innovativi nel “People Empowerment” per il 2025 (in ordine di priorità)
In base all’analisi delle fonti fornite, ecco una lista esaustiva dei trend più recenti e innovativi nel “people empowerment” in azienda e nelle organizzazioni per l’anno 2025, ordinata per priorità in base alla frequenza di menzione e all’enfasi data nelle fonti:
Benessere olistico del dipendente: Questo trend è menzionato in quasi tutte le fonti ed emerge come una priorità assoluta per il 2025. Le aziende si concentreranno sempre di più sul benessere a 360 gradi dei dipendenti, comprendendo non solo gli aspetti fisici, ma anche quelli mentali, emotivi e finanziari.
Questo approccio integrato al benessere si traduce in pacchetti di benefit più articolati, programmi di supporto psicologico, iniziative per la prevenzione del burnout, promozione della flessibilità lavorativa e work-life balance.
L’obiettivo è creare un ambiente di lavoro positivo e supportivo che favorisca la salute e la soddisfazione dei dipendenti.
2. Personalizzazione dell’esperienza lavorativa: L’utilizzo di tecnologie innovative, in particolare l’intelligenza artificiale e l’analisi dei dati, permetterà di creare esperienze di lavoro altamente personalizzate.
Questo include la personalizzazione dei percorsi di carriera, delle opportunità di sviluppo professionale e dei programmi di formazione.
L’obiettivo è migliorare la soddisfazione, la motivazione e la fidelizzazione dei dipendenti, offrendo un’esperienza lavorativa su misura per le esigenze individuali.
3. Apprendimento e sviluppo continuo: In un contesto lavorativo in continua evoluzione, le aziende riconoscono l’importanza dell’apprendimento continuo per garantire la competitività e la crescita dei dipendenti.
Si diffonderà una cultura del lifelong learning che incoraggerà i dipendenti ad acquisire nuove competenze e ad adattarsi ai cambiamenti del mercato del lavoro.
Le aziende implementeranno programmi di formazione personalizzati, sfruttando tecnologie innovative come il microlearning, l’apprendimento esperienziale e piattaforme di apprendimento digitale accessibili in qualsiasi momento.
Il mentorship e il coaching saranno strumenti chiave per guidare lo sviluppo professionale dei dipendenti.
4. Diversità, equità e inclusione (DEI): Le aziende continueranno a investire in politiche e pratiche per promuovere la diversità, l’equità e l’inclusione in tutti gli aspetti dell’organizzazione.
L’obiettivo è creare un ambiente di lavoro in cui tutti i dipendenti si sentano valorizzati, rispettati e inclusi, a indipendentemente dal loro background.
Le aziende utilizzeranno tecnologie innovative per rimuovere i bias inconsci nei processi di selezione, misureranno l’inclusività organizzativa e implementeranno programmi di mentorship per gruppi sottorappresentati.
5. Leadership e cultura organizzativa: Le aziende adotteranno nuovi modelli di leadership e promuoveranno culture organizzative più inclusive e agili.
La leadership sarà distribuita e basata su empatia, ascolto e supporto, con un focus sullo sviluppo delle competenze digitali e relazionali dei leader.
Si diffonderanno modelli di gestione basati su coaching e supporto, con l’obiettivo di responsabilizzare i dipendenti e promuovere la loro crescita.
Le culture organizzative saranno più aperte all’innovazione, alla sperimentazione e al cambiamento, favorendo l’autonomia e la responsabilizzazione dei team.
6. Lavoro ibrido e flessibile: Il lavoro ibrido continuerà a evolversi, offrendo ai dipendenti una maggiore flessibilità nella scelta del luogo e dell’orario di lavoro.
Le aziende dovranno sviluppare strategie per gestire efficacemente il lavoro ibrido, garantendo la coesione dei team, la produttività e un’esperienza lavorativa significativa per tutti i dipendenti, sia in presenza che a distanza.
La flessibilità lavorativa contribuirà anche a migliorare il work-life balance dei dipendenti e a ridurre l’impatto ambientale.
7. Automazione e intelligenza artificiale: L’automazione e l’intelligenza artificiale (IA) saranno utilizzate per ottimizzare i processi aziendali, liberando tempo per attività più strategiche e creative.
L’IA sarà applicata in particolare per automatizzare i processi HR ripetitivi, personalizzare l’esperienza lavorativa, fornire supporto ai dipendenti attraverso assistenti virtuali e analizzare i dati per migliorare la gestione delle risorse umane.
8. Sostenibilità e impatto sociale: Le aziende integreranno la sostenibilità e l’impatto sociale nelle loro strategie di people empowerment.
Ci sarà un’attenzione crescente verso la creazione di un ambiente di lavoro eco-sostenibile, con iniziative per ridurre l’impatto ambientale e promuovere comportamenti responsabili.
Le aziende si concentreranno su un purpose chiaro e condiviso, coinvolgendo i dipendenti in progetti a impatto sociale e offrendo loro opportunità per contribuire a cause che ritengono importanti.
9. Engagement partecipativo: Le aziende coinvolgeranno i dipendenti nelle decisioni aziendali e nei processi di innovazione, creando un ambiente di lavoro più collaborativo e partecipativo.
Questo trend si traduce nell’implementazione di piattaforme collaborative che permettono la co-progettazione aziendale, sistemi di feedback continuo e bidirezionale e il coinvolgimento dei dipendenti nelle strategie aziendali.
È importante sottolineare che questi trend sono interconnessi e si influenzano a vicenda. Ad esempio, la personalizzazione dell’esperienza lavorativa è strettamente legata all’utilizzo dell’IA e dell’analisi dei dati, mentre il benessere olistico del dipendente è influenzato dalla flessibilità lavorativa e dalla cultura aziendale.
Le aziende che saranno in grado di adottare un approccio integrato e di implementare questi trend in modo sinergico saranno le più preparate ad affrontare le sfide del futuro e a creare un ambiente di lavoro positivo, inclusivo e stimolante.
Ho ripetuto lo stesso esperimento per quanto riguarda i trend nella cultura organizzativa. Si direbbe che molti argomenti siano comuni, in particolare il primo classificato è lo stesso in entrambi i casi. Vediamo!
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Ecco una lista numerata ordinata per priorità, basata sulla frequenza e l’enfasi con cui i temi sono trattati nelle fonti:
1.Flessibilità e Lavoro Ibrido:
○ Questo tema è centrale in quasi tutti i documenti, evidenziando un passaggio definitivo verso modelli di lavoro ibridi. Le aziende dovranno adattare le loro strutture organizzative per accogliere questa nuova realtà, offrendo ai dipendenti la possibilità di scegliere tra lavoro in ufficio e lavoro da remoto.
○ La flessibilità non si limita solo al luogo di lavoro, ma si estende anche agli orari, permettendo ai dipendenti di gestire il proprio tempo in modo più autonomo e conciliare meglio la vita professionale con quella personale.
2. Benessere Olistico del Dipendente:
○ Il benessere del dipendente non è più un’opzione, ma una priorità. Le aziende si rendono conto che la salute fisica e mentale dei loro collaboratori è fondamentale per il successo dell’organizzazione.
○ Questo si traduce in un approccio olistico al benessere, che include programmi di supporto psicologico, iniziative per la prevenzione del burnout, politiche di work-life balance evolute e benefit personalizzati che coprono diverse dimensioni del benessere.
3. Diversità e Inclusione:
○ Creare un ambiente di lavoro inclusivo, dove tutti i dipendenti si sentano valorizzati e rispettati, è essenziale per la crescita e l’innovazione.
○ Le aziende investono in politiche di inclusività e diversità, con un focus su formazione, mentoring e iniziative per promuovere l’equità di genere, generazionale e neurotipica.
4. Apprendimento Continuo e Crescita Personale:
○ In un mondo del lavoro in costante evoluzione, l’apprendimento continuo diventa un imperativo. Le aziende promuovono una “learning culture” che incoraggia i dipendenti ad acquisire nuove competenze e a rimanere al passo con i cambiamenti del mercato.
○ Investimenti in upskilling e reskilling, mentorship, coaching e piattaforme di apprendimento digitale sono strumenti chiave per supportare la crescita professionale dei dipendenti.
5. Tecnologia al Servizio della Cultura:
○ La tecnologia è un potente strumento per costruire una cultura aziendale forte e positiva.
○ Piattaforme digitali collaborative facilitano la comunicazione, la collaborazione e lo scambio di idee, mentre l’intelligenza artificiale e l’automazione semplificano i processi e migliorano l’efficienza.
○ L’analisi dei dati permette di misurare l’impatto delle iniziative sulla cultura aziendale e di individuare aree di miglioramento.
6. Sostenibilità e Responsabilità Sociale:
○ Le aziende integrano la sostenibilità e la responsabilità sociale nella loro cultura, traducendo questi valori in pratiche concrete.
○ Si assiste all’adozione di modelli di business circolari, con un focus sulla riduzione degli sprechi e il riutilizzo delle risorse, e al coinvolgimento dei dipendenti in progetti a impatto sociale e ambientale.
7. Cultura Agile e Adattiva:
○ La capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti è fondamentale per il successo in un ambiente in continua evoluzione.
○ Le aziende adottano modelli organizzativi più fluidi e flessibili, come Holacracy e Fluidacracy, che favoriscono l’autonomia e la responsabilizzazione dei dipendenti.
8. Trasparenza:
○ La trasparenza nelle comunicazioni interne è essenziale per costruire fiducia e coinvolgimento. Le aziende condividono informazioni strategiche e decisioni aziendali con i dipendenti, promuovendo un ambiente di lavoro aperto e collaborativo.
9. Leadership Distribuita:
○ Si assiste a un passaggio da modelli di leadership gerarchica a modelli di leadership distribuita, in cui il potere decisionale è condiviso tra vari livelli e ruoli.
○ Questo promuove l’autonomia e la responsabilità individuale, incoraggiando i dipendenti a prendere decisioni in modo indipendente e a contribuire attivamente al successo dell’organizzazione.
E’ importante sottolineare che questi temi sono interconnessi e si influenzano a vicenda. La cultura organizzativa del 2025 sarà più umana, sostenibile, inclusiva e orientata all’apprendimento continuo.
L’amico Marco mi scrive: «Ho trovato, per caso, questa definizione che forse ti potrebbe interessare:
Le immagini diventano trasparenti quando – liberate da ogni drammaturgia, da ogni coreografia e scenografia, da qualsiasi profondità ermeneutica, in definitiva da ogni senso – sono rese pornografiche. La pornografia è il contatto immediato tra immagine e occhio
Sta in questo libro che sto leggendo: La società della trasparenza di Byung-Chul Han»
Me lo sono procurato e la mia risposta è stata:
«Davvero interessante anche se per ora ho letto solo il capitolo sul tema in questione.
Nonostante l’autore si balocchi parecchio sull’ambiguità dando un po’ un colpo al cerchio e uno alla botte, si muove comunque in un territorio intelligentemente onesto di cui approvo molto dell’analisi ma non le conclusioni (sempre che le si possano considerare tali).
Se il velo di luce che Agamben considera essere l’abito adamitico, oppure il confine fra il lembo della veste e la pelle che genera la bellezza desiderabile dell’erotismo possono essere la via civile della sublimazione del desiderio, questi hanno ben poco a che vedere con il “porno” di cui condivido l’espressione che citi.
Va sottolineato che il porno (non-grafico) non ha nulla a che fare con l’idea di bellezza più di quanto la caramella attenga al desiderio quando privata di cofanetto e incartamento. Tuttavia, anche biblicamente, esso attiene quanto mai al vero del peccato. Il peccato è aver disvelato la conoscenza del bene e del male offerta dal serpente seduttivo, altrimenti nascosta alla vista dall’abito adamitico, allora, e dal bel vestire di oggi.
Proprio come l’abito, è la bellezza, essendo principalmente seduzione, ad essere illusione, il velo – non tessuto nella grazia – ma quello di maya, della “malia”.
È quindi normale che Byung-Chul Han non citi Battaille o il Klossowski con il suo “prochaine” Sade.
Il pornografico è contatto fra occhio e immagine: è crudo come certi reportage di guerra che non possono essere guardati perché infrangono il quieto vivere del beghino che non vuole il vero, ma il “riferito” il riportato.
Il pornografico conduce alla verità insita nella rassegnazione che il peccato alberga in ognuno di noi ma che è anche l’ultima cosa che vogliamo guardare.
Senza la morte e senza il male nella loro pornografica crudità come umani perdiamo di senso.
E allora possiamo dare un nome diverso al genocidio medio-orientale o allo spolpamento che gli avvoltoi democratici chiamano liberazione nel granaio d’Europa.
Pertanto il porno è il senso opposto alla falsità della bellezza.
È semantica o simulacro contro la bella forma o stile.
La bramosia per il porno che diventa pornografia è al contrario l’attrazione verso il fango da cui venimmo creati come golem di Praga in attesa del verbo.
Il disprezzo per questa pornografia ma il coraggio di guardare il fango per quello che è, ovvero sacri ficio, altresì detto trasmutazione, Nigredo, “Opera al Nero” alchemica sofferenza tollerata solo per potersi avvicinare alla trascendenza da “mondo di merda” o esilio gnostico in cui siamo condannati a vivere illusi da apparenti veli di seduzione estetica. Questa “via del porno” e non la semitica ermeneutica benpensante agambenjaminiana che ispira Byung-Chul Han : è la via del sacro.
Il crocifisso nudo vestito solo del proprio stesso dolore e della ancor più amara disperazione qui accolto solo dai pianti delle madri e non certo dai compiacimenti degradanti a luci rosse del teatro del dr. Guillotin:
Che cosa può esserci di più pornografico e quindi vero e sacro della Passione di Cristo?»
Una ricerca del Brownstone Institute, un centro di ricerca indirizzato a preservare i contenuti dalla censura e dalla rimozione per vedere la luce del giorno. sta facendo emergere due tendenze: — La prima è che esistono strumenti algoritmici che, pur non cancellando esplicitamente i contenuti, ne compromettono significativamente la rintracciabilità creando quello che può essere definito un meccanismo di “quasi-censura”. — In altri termini gli algoritmi oggi mirano a rendere alcuni contenuti virtualmente invisibili. Tutto questo non è facilmente controllabile. L’unica vera cura è la concorrenza fra più piattaforme, ma, proprio considerando youtube, questa è in una posizione assolutamente dominante. I dati contrari alle decisioni del potere, anche a livello scientifico, rischiano di sparrire o, semplicmente, di diventare introvabili. Per questo alcuni soggetti come lo stesso Brownstone hanno rinunciato a pubblicare su YouTube in favore della piattaforma analoga ma priva di censura Rumble, ben consapevoli che in questo modo finiranno per sacrificare un vasto pubblico riuscendo in compenso a vedere i loro contenuti sopravvivere per vedere la luce del giorno. — Un esempio di quanto accade con gli algoritmi odierni può essere rappresentato dall’intervista di Joe Rogan con Donald Trump. Questa ha collezionato la sorprendente cifra di 34 milioni di visualizzazioni prima che YouTube e Google modificassero i loro motori di ricerca per renderli difficili da scoprire, imputandola ad un bug — subito corretto dopo l’elezione di Trump — che ha disabilitato la visualizzazione del materiale del candidato, compresa quessta intervista, per la quassi totalità delle persone. Come conseguenzaa di questo fatto, Rogan si è trasferito sulla piattaforma X per riuscire a pubblicare tutte e tre le ore dell’episodio. Navigare in questo SOTTOBOSCO di censura e quasi-censura è diventato parte del modello di business dei media alternativi. — Un altro esempio di come strumenti occulti influiscano sulle nostre conoscenze e sulla consapevolezza è costituito dalla manipolazione delle metriche. Queste consentono, basandosi su un’aggregazione di dati che indicano l’utilità di un risultato di ricerca agli utenti di Internet studiando il comportamento dell’utente, dai collegamenti, dalle citazioni e così via. Google ora utilizza metriche molto diverse per classificare i risultati di ricerca, comprese quelle che considera “fonti attendibili” e altre determinazioni opache e soggettive. — Prima del 1999 esisteva un servizio noto come Alexa che classificava i siti Web in base al loro traffico. In quell’anno questo venne acquistato da Amazon. Alcuni si chiedevano il perché ma poi si rispondevano che Bezos aveva fondi infiniti da sprecare. Poi, nel 2014, 15 anni dopo aver acquisito il servizio di ranking, Amazon ha rilasciato il suo assistente domestico (e dispositivo di sorveglianza) con lo stesso nome e poi, nel 2022, ha rimosso del tutto lo strumento di classificazione web. Non l’ha venduto. Non ha alzato i prezzi. Ci aveva speso un bel po’ di quattrini e quindi veniva da pensare che avrebbe potuto recuperarli o addirittura guadagnarci. Invece… Non ci ha fatto niente. All’improvviso lo ha oscurato. Lo ha fatto diventare completamente buio. Nessuno riusciva a capire il perché. Era lo standard del settore e all’improvviso se n’era andato. Se fosse stato solo per l’omonimia con il dispositivo Echo di alternative ce ne sarebbero state molte, ma evidentemente l’obiettivo era un altro: pilotare meglio quello che le persone potevano vedere e comprare. — Non è un caso che tutti questi eventi abbiano avuto luogo in un determinato periodo storico. Tutta questa corsa alla cancellazione del ricordo storico è, non casualmente, accelerata dopo la vicenda epidemica del 2020. Questo non è casuale e dovrebbe far riflettere profondamente su cosa possa essere quello che cerchano di cancellare.
La seconda consiste nella rimozione della memoria che permette una ricostruzione arbitraria della storia.
È un fatto che, se un tempo la storia veniva conservata sulla carta (pergamene, tavole di pietra ecc…), da circa 30 anni il digitale è diventato il nuovo archivio del mondo, compresa una notevole azione retroattiva.
Un esempio eclatante è costituito dalla difficilmente casuale cancellazione quasi contemporanea della cache di Google e dell’attacco informatico al servizio Archive.org.
Quest’ultima è una piattaforma che esiste dal 1994. Dal momento che nessun sito web su Internet viene archiviato in modo eternamente disponibile per gli utenti, possiamo dire che l’intera memoria del nostro principale sistema informativo è solo un grande buco nero in questo momento. Archive.org era nato per sopperire a questa fondamentale necessità, archiviando una grandissima fetta dei contenuti apparsi in rete.
L’8 ottobre 2024, il servizio è stato improvvisamente colpito da un massiccio attacco DDOS che, non solo ha interrotto il servizio, ma ha introdotto un livello di fallimento che lo ha quasi eliminato completamente. Lavorando 24 ore su 24, Archive.org è tornato come servizio di sola lettura dove si trova oggi. Tuttavia, è possibile leggere solo i contenuti che sono stati pubblicati prima dell’attacco. Fatti come questo ci mostrano come l’intera Internet può essere già fin d’ora censurata in tempo reale e che chiunque nel settore dell’informazione può farla franca con qualsiasi cosa e senza farsi scoprire. Considerando che Google ha offerto per molti anni una versione memorizzata del collegamento nella propria cache giusto sotto il link attuale. Loro non hanno certo un problema di spazio ma ora quel servizio ora è completamente scomparso. E questo è successo soltanto una o due settimane prima del crash di Archive.org, alla fine di settembre 2024. In definitiva i due strumenti disponibili per la ricerca di pagine memorizzate nella cache su Internet sono scomparsi a poche settimane di distanza l’uno dall’altro e a poche settimane dalle elezioni del 5 novembre.
Va detto che senza questi archivi diventa impossibile: • Verificare dichiarazioni precedenti di istituzioni, per cui ognuno può dire quello che vuole, senza che questo sia verificabile. Ad esempio un Presidente del Consiglio può dire impunemente di non aver reso obbligatori i vaccini, se non c’è un ricordo storico-documentale del fatto; • Documentare cambiamenti nelle narrative ufficiali • Ricostruire contesti storici recenti e fattuali, come, ad esempio, ricostruire i dati relativi alla sicurezza.
Ricercatori e storici perdono la capacità di confrontare contenuti nel tempo, compromettendo fondamentalmente il principio di trasparenza informativa.
In questo contesto diventa sempre più necessario che la permanenza e l’immutabilità dei dati nel tempo diventi un valore assoluto che deve essere tutelato da una pluralità di soggetti: stati, single persone, singole istituzioni devono far si che la memoria dei dati di internet non sparisca, ma diventi qualcosa di immutabile e assoluto nel tempo. Guardatevi attorno: dai tempi dei boomers e prima ancora, il trasferimento diacronico delle conoscenze, la loro storia e gli insegnamenti storici nelle scuole sono dimagriti all’osso ed in molti casi sono scomparsi, come nel caso della storia della medicina che condiziona la salute di tutti noi. C’è una volontà di affermare che non c’è necessità di sapere altro che quello che viene definito vero, reale e importante dai media e dalle istituzioni che sanciscono e controllano il sapere e le scienze qui e ora; oggi e al massimo pochi anni addietro. La Storia deve diventare un diritto dell’umanità! Bisogna difenderla, presidiarla, affermare in ogni istante questo principio