Mese: Agosto 2021

Le notti sono mondi

Le notti sono mondi

La notte per l’anima non è solo il momento del giorno in cui la terra nasconde il sole per quel posto dove ti trovi. Se fosse così, le località vicino ai Poli che vivono notti e giorni semestrali dovrebbero stare svegli per sei mesi e dormire per gli altri sei.

Per la nostra anima il momento della notte può anche essere uno spicchio qualsiasi del giorno, questo non ha importanza, nonostante che per alcune persone il fatto di fare turni di lavoro riduce troppo questo momento con conseguenze faticose e dolorose.

Per tutti gli altri, per la maggior parte di noi, la notte invece è quella cosa là, un po’ più lunga, un po’ meno lo spazio prima e dopo il sonno (o l’insonnia).

La notte non è però semplicemente il momento del riposo. Di notte spesso l’artista scrive le sue composizioni musicali, le poesie o i romanzi; in una notte febbrile che precedeva il duello nel quale perse la vita, il ventunenne Évariste Galois concepì la teoria dei gruppi che avrebbe cambiato la storia della matematica. Il giorno, invece, per il giovane Évariste era fatto di vane cocotte e nobili tracotanti.

In poche parole, mentre il giorno è la sequenza di compiti, azioni, nomi, collegamenti, fatti… che si susseguono senza quasi che te ne accorga, preso come sei a fuggire dalle prigionie o a conseguire mete parziali, la notte non ha fatti. La notte è una dimensione che ti avvolge con i suoi spazi e i suoi tempi deformati, dilatati, tanto o in minima parte anche allucinati. La notte è un mondo, è la faccia oscura della luna.

Tante volte ti domandi come sia possibile che le idee che ti illuminano la notte, se non vai subito a scriverle, il giorno dopo fatichi a recuperarle e, qualora anche dovessi riuscire a recuperarle, non riesci mai a renderle come la notte. Ti domandi perché quell’ossessione, quella paura, quella gelosia, quella rabbia, quella coccola che era assolutamente reale la notte, persino da sveglio, di giorno ti appaia in modo diverso, non di rado inesistente, ridicola o fatta di altra materia. E se è vero che «noi siamo della stessa materia di cui son fatti i sogni e la nostra piccola vita è circondata da un sonno» la notte è la natura stessa di quel sonno che non è fatto per nulla se non incidentalmente del dormire.

Al termine della giornata, quasi senza accorgercene attraversiamo un ponte che ci porta in un’altra dimensione del sentire, una “dimensione” per l’appunto, ovvero un mondo. Troppo spesso facciamo coincidere la parola mondo, con il termine “terra”, con un pianeta, tuttavia il nostro mondo è prima di tutto il mondo personale, è la dimensione in cui collochiamo il vivente, i fatti, noi stessi. Nella vita non abbiamo un mondo solo, ne attraversiamo diversi anche se ci appaiono come regioni di un unico luogo, che pure è un’inclusione, un abbraccio.

Il giorno spiega, risolve, causalizza… ha delle spiegazioni – immaginarie quanto audacemente sicure di sé – per tutto, che nella notte perdiamo nella nebbia del dubbio assoluto. Il giorno che spiega, dispiega il drappo delle verità che la notte riavvolge e imbrica.

La notte ci insegna una cosa soprattutto – è quello è il suo compito ben prima del farci riposare, quel compito a cui non guardiamo mai – che le nostre certezze, anzitutto quella sulla nostra identità, dipendono dal bagno in cui vengono immerse e siamo così inclini a lasciarci credere in loro pur di avere qualche certezza, anche la più irragionevole. La cosiddetta vita e la cosiddetta morte sono momenti della nostra irriducibilmente impaziente eternità