
«Saprei IL “Nonsapere”»

Oggi gl͏i amici͏ mi ric͏ordano ͏quel de͏tto soc͏ratico ͏a me ta͏nto car͏o, quel
So di non sapere
Che
è
anche
la sola
idea che i più
ricordano
di lui,
la stessa
che i
più
equivocano
etichettandola e
quindi
liquidandola riduttivamente
come
“scetticismo”.
Dopo
millenni il poco
che
mi sento
di
modificare di quella
frase lo
esprimerei così
So il Nonsap͏ere
Ovvero,
sono
consapevole
che
esiste il Nonsapere
e
il
Nonsapere
è
un’entità, un
universo o
meglio un multiverso,
delle
dimensioni che
sono
compresenti
e
agiscono
al
di
là della
nostra
capacità
di percezione
prima
ancora
che
di
comprensione.
Spazi
e
soggetti
che
agiscono nel
nostro presente
atemporale
o
extra-temporale
e
plurispaziale.
E questa consapevolezza,
questo sapere
mi
dà speranza,
mi conforta
della
miseria delle
nostre presunzioni. So
che
agisce nel nostro
momento
al
di
fuori, non
solo
del nostro
misero sapere, del povero linguaggio
su
cui
affonda
le
fragili
fondamenta il
nostro
raziocinio,
ma
prima ancora delle limitatissime
informazioni
che
traggono origine
dalle
ridicole
capacità
percettive
della
condizione
umana.
Non
è
scetticismo: è
sapere
che
nel
Nonsapere esistono
entità,
soggetti
o
come
si vuole chiamare
queste
“cose”
che
ci donano
pensieri
e
un sentire che
ci
accompagna
e
non
ci fa mai sentire soli
in mezzo
a pericoli
anch’essi
a noi
ignoti.
Questa consapevolezza
incomunicabile
non
mi
dà
ansia:
piuttosto mi dona
speranza,
mi conforta
delle
nostre misere
presunzioni. Confido nel
Nonsapere
e
ad͏
ess͏o
do͏no i͏l mi͏o
es͏iste͏re.
Ho fed͏e nel ͏Nonsap͏ere. S͏pero i͏n lui.͏