Categoria: valori

Se vuoi conoscerlo, spoglialo nudo

Se vuoi conoscerlo, spoglialo nudo

Tratto da Ennio Martignago Frammenti di un discorso pornografico (in lavorazione)

“Nulla come una certa immaginazione può farti conoscere meglio chi ti trovi davanti. La dovrebbero usare tutti gli psicoterapeuti e, più in generale, tutti quelli che hanno a che fare con le persone per incidere nel loro cambiamento. Naturalmente, io per cambiamento intendo la liberazione, altrimenti detta “uscita dallo stallo”, ma sono consapevole che per molti — forse per i più — vuol dire farli aderire ai tuoi scopi.

Certamente i più pruriginosi fra i colleghi sforneranno qualche onanistico termine sapienziale per affermare che si tratta di proiezione dei desideri dell’osservatore, di controtransfert libidinale o di identificazione proiettiva: “Personalmente me ne infischio” (cit. Via col vento).

Prova a pensare alla tua paziente o al tuo paziente e immaginateli nudi. Giovani o vecchi, normali o storpi, desiderabili o repellenti: questo deve riuscirti del tutto indifferente! Comincia a spogliarteli mentre ti stanno raccontando la storia che credono onestamente vogliono che tu senta. Poi immagina di sfiorare i loro corpi nudi e meglio ancora se non pensi di essere tu a farlo, ma un fantasma corporeo. Stimolali, vedi come reagirebbero e poi se vuoi abbracciali, stringili, falli godere. Osserva come godono, fino a che punto riescono a darsi o a prenderti. Cerca di sentire le loro perversioni. Forzali a provare quello che secondo te desiderano ma a proposito del quale non vogliono spingersi, anzi, dove rifiutano di spingersi e convincili a farlo.

Bene, in questo modo scoprirai che la loro sessualità è banale, che il loro darsi è uguale a quello di tutti gli altri e, peggio ancora, che ritengono di avere provato il meglio, l’acme da raccontare al bar o nel bagno dell’ufficio. Purtroppo, sarà difficile che tu scopra qualcosa di veramente desiderabile per te, niente più che una ginnastica da palestra erotica. Nulla di veramente pornografico nel senso spirituale, la verità della carne che ravviva l’anima, che sia in grado di allontanarsi dalla banalità del corpo che raccontano a se stessi. Può darsi che questo dipenda dai limiti della tua pudicizia benpensante o da quelli della tua immaginazione.

A forza di ripetere questo esercizio forse riuscirai a spingerti più in là, più nel contatto profondo.

La pornografia di cui i più sono capaci è quella che puoi trovare nei più stupidi filmini pornografici, non nel senso che intendo qui, ma in quello di una produzione alla Siffredi o 50 sfumature di marrone o di qualche pornhub. 

Devi volere di più da loro!

Spingiti ben oltre del rapporto anale che credono essere i massimo della perversione. Arriva a quel confine dove i luoghi comuni di male e bene massimi che possono accettare possono essere infranti. Arriva a quella possessione che porta alla liberazione, ma stai attento perché il rischio più frequente è che tu stesso possa perderti in esso.

A questo punto capirai dove potrai lavorare con la loro anima, quella più vera, quella che estremizza il corporeo fino a riuscire a trascenderlo.

Questo punto lo ripeto, perché è davvero poco compreso, quanto invece è fondamentale:

Intensifica il corporeo fino ad indurre quell’estasi che porta a perdere di vista il corpo, che porta a superare la carne, perché è solo la chirurgia pornografica del corpo che può portare alla verità dell’anima, alle vere risorse trascendenti della persona!

Come ho detto, non sperare di cavarci troppo dalla maggior parte delle persone: la strada che potrebbero percorrere forse sarà accessibile solo dopo numerose vite. Si fermeranno probabilmente a quel vecchio imprinting che credono sia stato il massimo raggiunto con quell’uomo o con quella donna che impedisce loro di accedere a qualcosa di vero che la vita consente loro di sperimentare.

Ciò che è ancora più patetico è che, dopo quel rapporto che credono sia stato il massimo non hanno provato altro che tenere quella posizione o scimmiottare quel dato immaginario. Ma, nei fatti, la loro anima sì è fermata lì, in quel poco che hanno legato all’altro senza comprendere che quello che conta è quanto hanno compreso di sé. Se fossero mai riusciti ad arrivare ad un punto soddisfacente di quella impresa forse non cercherebbero altro. Non è neppure detto che scoprano questa esperienza attraverso un percorso tantrico creato con un’altra persona, ma quel che è certo è che ben difficilmente troveranno in altre persone uno spazio soddisfacente per proseguire la propria crescita che non abbinano a nessun altro che a se stessi.

A questo punto quello che è probabile se non addirittura sicuro è che saranno insoddisfatti dei rapporti che incontreranno da quel momento in poi.

In definitiva, l’infelicità pornografica che spesso si estingue in quel parto che Groddeck qualificava come il pene più grosso che hanno avuto fra le cosce, ovvero il neonato si esprime in due formule:

  • l’infelicità della persona banale dovuta al fatto di non potere più ripetere quegli atti sessuali provati in dei dati momenti con una data persona, spesso formulata come un capitolo chiuso in fondo poco importante (falsa coscienza)
  • l’infelicità della persona che cerca di più nella strada che ha appena compreso, di cui ha appena aperto l’uscio per spiare nell’oltre della propria spiritualità corporea che sarà sempre insoddisfatta perché incontrerà soltanto persone del primo tipo, ovvero persone banali ferme a quel primo imprinting frequentemente rimosso dal rancore o dall’affermazione di un’indipendenza dall’altro dal quale nei fatti non ha mai saputo liberarsi del tutto.

Il mondo della liberazione pornografica è un mondo opposto a quello che si crede, è un mondo fatto di una profonda solitudine spesso vestita di tranquillità famigliare. Oppure di quella solitudine decisamente più infelice di coloro che vantano di avere avuto tanti uomini o tante donne (che ipocritamente si dicono siano in fondo pochi perché intimamente si sentono ancora vergini) e non si rendono conto che ogni partner in più non aumenta la loro esperienza, ma anestetizza il corpo diventato insensibile dall’abuso inutile e prosciuga l’anima assieme alla disponibilità e alla capacità di guardare oltre, non per frequenza ma per intensità del risultato personale.

La conoscenza è una Filosofia del boudoir che apre le porte ad una solitudine che però può essere spenta o illuminata a seconda del coraggio che si ha di affrontarla fino in fondo:

di affrontare se stessi fino in fondo!”

A+I = Artificial Idiocy: una sintassi vuota

A+I = Artificial Idiocy: una sintassi vuota

Mi piacerebbe potere parlare cretini dell’innovazione a tutti i costi, di imbecilli del meliorismo evoluzionista, di coglioni tranvatumanisti… in una parola di IA, Idioti Artificiali, di seguaci dell’AI, Artificial Idiocy.

Mi piacerebbe ma fa poco politicamente corretto e, come sapete bene, io mi sono sempre posto questo problema 😈 . Sicuramente, se lo facessi sarei — giustificatamente — imputato di mancato inclusivismo, fascismo, nazismo, omofobia, trumpismo, putinismo, qualunquismo, rossobrunismo, passatismo, conservatorismo, nostalgismo, campanilismo…

Il problema è che questi hanno ormai quasi ultimato la rimozione dei fondamentali, la riscrittura della storia e soprattutto l’indifferenza per la parte semantica della lingua.

Infatti, generalmente non conoscono la differenza fra sintassi e semantica, anche perché non hanno mai studiato e quindi imparato il linguaggio.

Per la loro indifferenza in materia accenno ad un rudimento del genere. Quando parli usi una struttura che ha delle articolazioni che sono un po’ come i calcoli in aritmetica o in matematica. Una libreria di algoritmi per i coatti. Questo sistema espressivo potremmo chiamarlo sintassi. La sintassi segue regole abbastanza precise che in genere i buzzurri osservano poco, un po’ come se dicessero che contestare che 2+2 fa sempre 4 è segno di mentalità rigida e autoritaria: ovviamente fascista.

Poi ci sono i contenuti. Questi prevedono un’azione umana (le pere sono in natura ma è il contadino a coltivarle e raccoglierle) e forse per questo sono sottovalutati. Sì, perché la matematica è un linguaggio formale, una sintassi, cioè. Così, quando ti dico che ti dò 2 non ti ho detto niente, perché si dà il caso che i tuoi apprezzamenti sarebbero molto diversi se ti dicessi che ti dò 2 fragole, 2 di picche o 2 calci in culo (e in questo caso potrei articolare anche delle espressioni qualitative, perché se te li dò con le ciabatte è diverso che se te li dovessi dare con gli scarponi militari).

Secondo te, è più importante 2 o l’oggetto pera? Sempre se tu, come va di moda oggi, non neghi l’evidenza, il 2 non lo mangi; le pere, sì e se sono anche buone è meglio.

Chi offre questo contenuto? Non lo offre certamente nessun chatGPT o simili, ma verosimilmente i milioni di dipendenti che sono stati licenziati per far posto a questa idiozia artificiale.

L’idiozia artificiale è tale perché, in sé e per sé, è costituita da sintassi di diversa natura, del tutto prive, però di semantica. Prive di contenuto.

Un libro di fisica quantica recitato da un pappagallo!

Come dire 329176150056 risultato di 140023*2350872: che te ne fai? Se invece a 140023 ci metti clienti e 2350872 il prezzo del tuo prodotto, la cosa assume un significato.

Segnatela questa parola, SIGNIFICATO, caro Idiota Artificiale, perché anche se non capisci cosa vuol dire, stai perseguendo la sua estinzione.

Domandati allora da dove prende i contenuti la sintassi del GPT e ti accorgerai che le dinamiche sono di due tipi:

  1. chi vuole farti credere che l’unico significato è quello che dice lui: case farmaceutiche, armaioli, Word Economic Forum…
  2. I deficienti come i redattori di Wikipedia a cui i vampiri sintattici attingono a piene mani o come il sottoscritto che scrivono e regalano alla macelleria dei contenuti che è diventato il web perché qualcuno possa acchiappare tutto questo e rivenderlo in chat senza spendere un picco, senza pagare nessun dipendente e alla fine banalizzando e impoverendo la cultura umana seppure partendo da qualcosa che una qualche intelligenza poteva avercela.

Per questo dico, e vorrei ne teneste conto: quello che si trova contenuto in questo sito e in altre fonti di mia produzione è coperto da copyright. Questo copyright non vieta che qualche umano legga e usi quello che scrivo continuando a garantire anche nei suoi contenuti il mio diritto al copyright, ma DIFFIDO, qualsivoglia motore di ricerca evoluto — perché alla fine questi strumenti questo sono, dei Google del terzo millennio e niente più, come Google è stato un’evoluzione di Altavista e di Yahoo prima ancora — di appropriarsi di questi contenuti, pena incorrere in una causa senza quartiere.

In fondo, la musica conosce già il fenomeno, solo che quando i dj e i rappers campionavano pezzi di altri per creare un brano nuovo, pagavano sempre le royalty agli autori e ai performers originari. Da quando in qua dovremmo accettare che solo perché è in una rete che UNA VOLTA poteva essere aperta e democratica, mentre oggi non è che un caporalato dell’intelligenza?

Non posso farlo, ma vorrei proprio potere chiamare molti di voi: Artificial Idiot (in italiano “coglione di plastica”) o, come cantava Frank Zappa, “Plastic People”!

Frank Zappa: Plastic People
Il cinema fascista del 2020

Il cinema fascista del 2020

Spero sempre in una serie o almeno in un film che abbia voglia di vedere. E invece no. Le ultime uscite su Netflix lo confermano: una cattiva caricatura di Austin e Bronte che impone la visione statunitense di un continente patetico da operetta anacronisticamente colonizzato l’Europa con personaggi usciti da Sex and the City o da Grey’s Anatomy infilandoci la visione formale puritana appiattente caratteristica della loro morale, mentre un barbuto Clooney che fa rimpiangere lo Spencer Tracy del Vecchio e il mare si colloca nell’ennesima storia del dopo disastro universale a prepararci alla fine ineluttabile imminente – come se non bastasse il catastrofismo da COVID. Di film europei deve ti ne escono sempre meno a dipingere un continente del terzo mondo che considera eversiva la civiltà. L’ideologia la trovi dappertutto, perfino nel gioco degli scacchi e sempre con una fotografia tetra, così come diventa perfino orgasmica diventa la seconda serie dell’Alienista che era bellissimo quando era equilibrato mentre qui eccede ancora una volta nel male totale e fine a se stesso, stavolta senza storia né gusto. Invece il film comico si è trasformato in cinema da deboli mentali e la commedia in volgarità politicamente sdoganata.

Mi spiego meglio e sottolineo il messaggio forte e chiaro: come la rana che sarebbe schizzata fuori se fosse stata buttata nell’acqua bollente, veniamo messi in quella tiepida per essere cucinati senza accorgercene.

Quello che ci mostrano non è quello che vogliono che guardiamo: è come vogliono che vediamo noi stessi!!!

Il mio consiglio? Andate su Rai Play dove ci sono bei film di una volta o su Prime che sta mettendo bei capolavori del passato. Guardate Frank Capra, Jacques Tati, Hitchcock e così via. Sono vecchi? Li avete visti già tanti anni fa? Potrebbero stupirvi.

Se invece vi dovessero annoiare sarebbero ancora più utili, perché potrebbero farvi comprendere il livello di assuefazione a cui siamo arrivati, una dipendenza da morti ammazzati e morti viventi, masturbazione da effetti speciali e cliché di un mondo in cui da un lato c’è la bella vita senza costi umani e dall’altro la delinquenza senza argini da subire a tutti i costi “democraticamente” per non essere razzisti, omofobi o discriminatori.

Il cinquantenne, il sessantenne o oltre che continua a dire che siamo prigionieri di Internet e dei computer oggi non si rende conto di come tutta l’informatica del mondo attraverso i PC e gli smartphone non fa gli stessi danni che fa la dittatura morale ed emozionale che passa per i film (e qui non sfioro neppure l’altra faccia del problema, le trasmissioni nazional popolari della televisione generalista che si divide fra opinionisti del sottobosco che eccitano alla partigianeria sul nulla e gossippari da cronaca di deriva perché quegli spettatori sono già persi come i pazienti di Qualcuno volò sul nido del cuculo).

«Saprei IL “Nonsapere”»

«Saprei IL “Nonsapere”»

MAntokolski_Death_of_Socrates

Oggi gli amici mi ricordano quel detto socratico a me tanto caro, quel

So di non sapere

Che è anche la sola idea che i più ricordano di lui, la stessa che i più equivocano etichettandola e quindi liquidandola riduttivamente come “scetticismo”.
Dopo millenni il poco che mi sento di modificare di quella frase lo esprimerei così

So il Nonsapere

Ovvero, sono consapevole che esiste il Nonsapere e il Nonsapere è un’entità, un universo o meglio un multiverso, delle dimensioni che sono compresenti e agiscono al di là della nostra capacità di percezione prima ancora che di comprensione. Spazi e soggetti che agiscono nel nostro presente atemporale o extra-temporale e plurispaziale.
E questa consapevolezza, questo sapere mi dà speranza, mi conforta della miseria delle nostre presunzioni. So che agisce nel nostro momento al di fuori, non solo del nostro misero sapere, del povero linguaggio su cui affonda le fragili fondamenta il nostro raziocinio, ma prima ancora delle limitatissime informazioni che traggono origine dalle ridicole capacità percettive della condizione umana.
Non è scetticismo: è sapere che nel Nonsapere esistono entità, soggetti o come si vuole chiamare queste “cose” che ci donano pensieri e un sentire che ci accompagna e non ci fa mai sentire soli in mezzo a pericoli anch’essi a noi ignoti. Questa consapevolezza incomunicabile non mi dà ansia: piuttosto mi dona speranza, mi conforta delle nostre misere presunzioni. Confido nel Nonsapere e ad esso dono il mio esistere.

Ho fede nel Nonsapere. Spero in lui.

Riconoscersi nella pazzia

Riconoscersi nella pazzia

Oggi ascoltavo un docente universitario che nelle vesti di consulente esponeva in un’azienda i pur interessanti risultati di una ricerca sociologica. Le conclusioni, corredate da molti calcoli anche complessi, portavano a delle valutazioni abbastanza note agli osservatori più attenti e meno stereotipati e comunque comuni in questo genere di aziende.

Spiegava come fosse colpito dal fatto che in un’impresa così apparentemente omologata esistessero miriadi di clan e logiche locali che costituiscono i criteri operanti, quelli autentici, quelli di clan, lobby, “cosche” in barba alle universalissime ricette imposte dalle big three consulting firms: scaling agile, disruption, digital transformation, deep learning, data analysis eccetera, eccetera.
Considerava come fosse inefficiente contrastare un modello gerarchico con quello agile quando poi li fai convivere entrambi nonostante gli imbarazzanti impedimenti che portano a dare il peggio di ognuna delle due.

Io riflettevo su quanto fosse assurdo che l’uomo abbia creato delle tecnologie e dei modelli per replicare e riprodurre la razionalità nei propri modelli sociali, da quelli politici, a quelli economici, dall’istruzione alla sanità. No, non le procedure, né le macchine, né i calcoli possono riprodurre gli aspetti caratteristici dell’umanità. Dimostrano piuttosto un insano desiderio degli essere umani di rappresentarsi come le tecniche e le scienze: razionali, logici, calcolati…

Ora che quest’affermazione si è consolidata e ha contaminato le persone e gli ambienti possiamo finalmente affermarlo: l’irrazionalità, l’impulsività, la mancanza di logica e di buon senso, tutti completamente impermeabili alla formalizzazione, sono i veri principi guida dell’umanità e più l’uomo cerca di affermare il contrario più porterà alle estreme conseguenze questa vera specie specificità e da sempre la massima estremizzazione della razionalità non modellizzata perché basata sul totale arbitrio dell’Assurdo imponderabile perché fondato sulle buffée – va ricordato – ha sempre costituito la fondamenta dell’evoluzione umana: la guerra – la più immediata, distruttiva e spietata.

Tanto vale sostituire il pensiero positivista dalle Organizzazioni e riprendere in mano l’analisi istituzionale e la vivisezione, i sogni, gli incubi, l’Es e il microbiogramma delle comunità economiche e trasformative umane.

Ora che abbiamo con l’aiuto delle macchine portato al massimo estremo la riproduzione programmata della logica che fa funzionare al meglio ogni cosa salvo non sapere a che scopo sarà utile, non ci rimarrà che riconoscerci in quello che resta: la follia!