Visioni metafisiche

«Riguardo alle concezioni sull’anima sulle rinascite e sulla vita nel cosiddetto aldilà mi scontro con il problema della loro rappresentazione: che cosa sono i colori per un cieco dalla nascita? Per quanto esista della letteratura in merito (che mi lascia indifferentemente immemore) resta il fatto che, non solo la lingua, ma l’esperienza stessa del colore non può essere comunicata. Ci attr͏aver͏siam͏o ci fondiamo e ci scindiamo costantemente prima dopo e durante, ma ruotiamo entro campi gravitazionali coerenti, non come atomi ed elettroni, ma come stormi di storni. Però nello stesso tempo siamo cigni e siamo squali, branchi di cani infoiati , lupi solitari, gerarchici e monogami, oche dall’accoppiamento consanguineo; correnti marine in turbolenze stocastiche. Nulla di tutto ciò può essere descritto in parole. Dimensioni sovrapposte e concomitanti abitano la nostra persona ospiti di una presunzione di costanza data dal postulato di un io che illumina e cela nello stesso gesto: la forma è una dimensione, l’energia un’altra, la coscienza una ulteriore, e poi c’è la materia che è liquida dall’osso al gas in un plasmarsi costante e autonomo alla sezione di trasformazione che chiamiamo soggetto o oggetto; c’è la luce che esiste solo perché illumina ma nessuno l’ha mai vista al di là dei numeri con cui la calcoliamo e il buio che non è assenza di luce ma presenza di “luce-inversa”. In fondo credo che la permanenza delle anime sia solo una frazione riduttiva e romanzata di un’installazione corale irrappresentabile che si riduce ai suoi due poli dialettici: la pienezza del vuoto e l’inconsistenza dell’io»
(Testo appuntato a memoria per me stesso estrapolato da un contributo in una discussione con l’amica Monica)