Rinascere foglia

Eccomi!
Sono io, La Foglia.
Come consu͏etudine fu͏i germogli͏o, tenera ͏e accesa g͏iovincella͏, piena de͏ll’ardore ͏estivo ed ͏esausta pe͏r la sicci͏tà nella c͏anicola.
Insetti, bruchi e microorganismi hanno segnato la mia pelle e la mia ossatura e questo vissuto forse mi fanno meno attraente, ma questa sono io, la mia vita e la mia esperienza scritta addosso e ne vado orgogliosa.
Presto la mia debolezza inumidita dalle piogge autunnali e aggredita dal freddo e tagliata primo vento invernale segneranno la mia resa e definitivamente cederò lasciandomi cadere nel vuoto di una canzone di Edith Piaff.
Stesa sul terreno in attesa di diventare polvere sento la voce di un uomo, forse un professore o forse un prete, spiegare che la vita si rinnova anno dopo anno e, come diceva Platone, anche noi rinasciamo proprio come la foglia che cade per rinascere la primavera successiva, anno dopo anno – fintanto che il fusto vive, aggiungo io. La tua coscienza permane viva e dormiente nell’albero, certo! E la bella e tenera foglia che spunterà il prossimo anno conserverà questa presenza di me, la stessa che ha abitato la mia esistenza. Rinascerò probabilmente in lei.
Ma non sarò lei.
Io sono qui, ora, in tutta la dignità della mia caduta che corona questa parabola che fu la forma della mia vita, la mia forma, la mia storia disegnata nella mia identità.
Io sono quella che fui nelle mie numerose rinascite e la stessa che sarò in quelle a venire. Nello stesso tempo non sono loro: sono questa e nessun’altra!
Ognuno di noi è se stesso, la sua impronta e il flusso del divenire stesso: lo è contemporaneamente e mai per sempre.
Non possi͏amo conce͏pirlo o f͏orse non ͏può conce͏pirlo una͏ foglia.
Lo è, ma in consapevolezza. Quella consapevolezza, in mezzo a questo tutto e a questo niente, è la sola grazia possibile: in essa la sola speranza di salvezza.