Il tempo è una conve/inzione
Reverse psychology parte seconda

Che que͏lla cos͏a che c͏hiamiam͏o “temp͏o” sia ͏una con͏venzion͏e dovre͏bbe ess͏ere chi͏aro ai ͏più, no͏n foss’͏altro c͏he ci s͏ono una͏ notevo͏le vari͏età di ͏modi pe͏r misur͏arlo e ͏pesarne͏ il val͏ore. In͏ realtà͏ sono d͏ecisame͏nte ott͏imista ͏perché ͏per mol͏te pers͏one non͏ è così͏: ti fa͏rebbero͏ tante ͏domande͏ riguar͏do a qu͏esti fa͏ntomati͏ci modi͏ di mis͏urarli,͏ mentre͏ penser͏ebbero ͏che sol͏o un pa͏zzo con͏siderer͏ebbe ch͏e possa͏no esse͏rci pes͏i e val͏ori div͏ersi a ͏tale pr͏oposito͏.
«Tutte masturbazioni da intellettuali! L’uomo pratico non fa di questi discorsi».
Su questo non c’è dubbio. Tutti noi vogliamo avere più tempo e che il nostro tempo duri il più a lungo e intensamente possibile. Ad esempio, nel pieno di un orgasmo felice, oh quanto vorresti che fosse intenso e lungo quel tempo. Oppure, quando devi finire un lavoro e non hai abbastanza tempo, come ti sarebbe utile averne di più (e già a questo proposito ti accorgi come si possa avere tanto tempo e usarlo con scarsa intensità o poco e riuscire al meglio perché ti ci concentri di più o sfruttando tutte le tue risorse)!
Tuttavia, uomo pratico, prova ad immaginare di soffrire di mal di mare (se non patisci le onde, pensa al mal di testa, al mal di denti) e di trovarti in mezzo all’oceano senza un porto a disposizione per giorni interi e con burrasche e onde lunghe continuate mentre non riesci a smettere di dar di stomaco, a fare cessare la nausea, le vertigini e il senso di claustrofobia. Un secondo di quel tempo pesa come una giornata fastidiosa qualsiasi. Allora sì che il tempo diventa “relativo”!
Però molte persone ritengono che quello non sia un problema di tempo, ma di maledizioni, di sfortuna, di malattia, di nave e così via.
Il fatto è che tutti noi viviamo il tempo ma nessuno è consapevole che ci sia il tempo mentre lo sta vivendo: il tempo è ovvio, qualcosa che c’è e basta e di cui non c’è bisogno di pensare, non è mica un lavoro! È come l’acqua: c’è sempre stata e sempre ci sarà. Una volta c’erano boschi e fontane proprio là dove oggi ci sono le pendici del Sahara e per gli abitanti di gran parte delle popolazioni del pianeta, la buona acqua vale molto più dello Chateau Mouton Rothschild del ‘45.
Già fino a qui si comprende bene come il confine convenzionale del significato del tempo ci può rendere più confusi riguardo alle nostre certezze, conducendoci per mano a questa seconda parte del nostro discorso, ovvero che il tempo è un’illusione, o meglio…
una co͏nvinzi͏one de͏lle pi͏ù prof͏onde s͏u cui ͏si bas͏a la v͏ita de͏ll’uom͏o!
Secondo voi, il vostro animale di compagnia o un animale qualunque sa che cos’è “il tempo”? Conosce il suo tempo? Sa che il tempo è l’unità di misura della sua età? Sa di avere un’età?
Se non sa nulla di tutto ciò, pensate che sarebbe utile per lui saperlo? Utile vorrebbe dire che lo rende più intelligente o che lo fa più felice? Essere consapevole di qualche cosa di convenzionale e non indispensabile come il tempo o l’età lo renderebbe più felice?
Se la risposta fosse un “No”, allora mi domanderei: «Ma perché mai l’essere umano dev’essersene fatto convinto? Perché dovrebbe credere a qualcosa che lo rende infelice?»
Tempo e ͏spazio s͏ono due ͏variabil͏i su cui͏ si basa͏no tutti͏ i nostr͏i sistem͏i formal͏i come i͏l lingua͏ggio o i͏l calcol͏o. Come ͏si può p͏ensare a͏d un’uma͏nità al ͏netto de͏l lingua͏ggio e d͏el calco͏lo? Al n͏etto del͏ tempo e͏ dello s͏pazio?
Eppure, mentre lo spazio è una dimensione più oggettiva (l’aspetto relativo è dovuto perché anche sullo spazio sono davvero tantissime le cose che un fisico teorico ci potrebbe insegnare non essere fondate), riguardo al tempo le dimostrazioni sono del tutto infondate.
Per l’essere umano il tempo è la misura del segmento compreso fra la sua nascita e la sua morte. Se non avessimo consapevolezza della nostra nascita e della nostra morte non ci sarebbe necessità di ipotizzare la dimensione temporale.
A questo ͏punto pot͏remmo aff͏ermare ch͏e…
il tempo è una dimensione della consapevolezza umana.
In questo caso, perché non potremmo pensare che ciò che sappiamo sul tempo e sul suo percorso ci lascia ancora molto spazio per dei cambiamenti.
(segue)