La sinfonia del pozzo
Siamo a͏bituati͏ a pens͏are che͏ prima ͏esista ͏la citt͏à con i͏ suoi s͏ervizi ͏e poi l͏a natur͏a di cu͏i si se͏rve.
Le cose stanno diversamente per i Nomadi. Per loro è importante la mappa dove si trova qualcosa di assolutamente non emergente, per nulla altisonante e che sarebbe ragione di morte per lo straniero che si avventurasse nel deserto senza sapere dove si trovano.
Sto parlando del pozzo.
Il fondatore della città inizia proprio da lì: dove si trova l’acqua che non scorre, soggetta come sarebbe delle variabilità climatiche, ma quella che magari ti tocca centellinare, ma sarà sempre lì e sarà anche la livella che indica entro quali argini potrà spingersi la popolazione del posto. Ad attingere al pozzo hanno egual diritto uomini, piante ed animali e la maledizione non può che colpire chi inquina o distrugge il pozzo.
Nella storia siamo stati ossessionati dal fare: opere, conquiste, guerre, ricchezze… Lui guarda questa agitazione dal potere del basso, da quello della fermezza, della continuità.
A che serve continuare a fare se non si attinge alla completezza universale di quel movimento incessante che consiste nello “stare”?
Dello stare abbiamo fatto tanta mistica e tante religioni, ma se l’abbiamo fatto è solo per dissimulare l’incapacità a stare mascherandola da disciplina dello stare. C’è solo un modo per fare lo stare ed è…
Stare!
Il dis͏egno è͏ fare,͏ il co͏lore s͏tare. ͏La mus͏ica è ͏fare, ͏il suo͏no sta͏re. Di͏ fatto͏ separ͏arli è͏ già d͏i per ͏sé ven͏ir tra͏tti in͏ error͏e, tut͏tavia ͏è una ͏diplop͏ia nec͏essari͏a alla͏ confo͏rmazio͏ne dei͏ nostr͏i orga͏ni di ͏percez͏ione.
Quando tutte le anime risuoneranno all’unisono quello che si genererà è una sinfonia che sarà al contempo movimento e ambience, intreccio di storie e sfondo eterno.
Solo nella sacralità del pozzo potremo comprendere come la vita, la più fragile, la più debole, è l’unica a risplendere della sinfonia dell’Universo che si cela nei pozzi dell’anima del pianeta.