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Prescrivere il sintomo

Prescrivere il sintomo

Esempi di intervento — Lezioni di Bilanciamento Dinamico

Se negli interventi di tipo 1 sarà piuttosto facile suggerire un comportamento che contrasta la situazione indesiderata, lo stesso non vale per quelli di tipo 2. Un esempio di intervento di tipo 1potrebbe essere: «Visualizza la persona che ti può far stare bene. Guarda come sarai fra vent’anni — senza paura o profezie e senza desiderio o volontà — e ritornando indietro cerca di precisare sempre meglio la persona che ti avrà portato ad essere così fino ad arrivare ad oggi. Guarda ora chi dovrai essere tu per attirare una persona di questo tipo e guarda intorno a te chi assomiglia a quella persona che si trova bene con quel te stessa — che continui a non essere tu». In definitiva nel tipo1, in una situazione di processi di eccessiva stabilizzazione o immobilità (“mefistofelici”) si introducono elementi di desiderio, di volontà, anche di alienazione e perfino di coraggio (“luciferici”), spingendo le persone a mettere in atto comportamenti molto semplici e per nulla pericolosi per una persona normale ma che possono apparire eccessivamente audaci per il cliente. Oppure, a fronte di pulsioni incontrollabili (siano esse caratterizzate da paura o desiderio o macchinazione), di insaziabile appetito di potere, di realizzazione, di generare attrazione e dipendenza o di realizzare ideali carichi di integralismo (“luciferico”) si può instillare un processo di stabilizzazione e razionalità calcolata e mediata da elementi di concretezza materiale (“mefistofelici”) tali da fare recuperare un equilibrio mobile. Il più delle volte questi non avranno ragione di essere realizzati, specialmente se durante il setting verranno fatti sperimentare con intensità e veridicità. Quello che ne uscirà sarà probabilmente una situazione di compromesso, un adattamento accettabile che per venire percepito potrà richiedere un insight retrospettivo durante gli incontri successivi. Questo passaggio sarà fondamentale proprio per permettere l’appropriazione dell’intervento di cambiamento da parte del cliente che altrimenti non se ne sentirà affatto autore. È infatti fondamentale che il risultato non sia mai percepito essere il cambiamento in sé, ma piuttosto l’appropriazione del processo di apprendimento da parte del cliente, la sua comprensione e la fiducia nella capacità di poterlo ripetere in altre situazioni. Come abbiamo detto però gran parte dei nostri casi, anche qualora si presentino come quelli descritti prima, si porta dietro delle situazioni di tipo2. Ad esempio: «Ho fatto quello che mi ha prescritto ma mi sono visto brutto». Oppure: «Quello che mi chiede per me è inaccettabile», o anche «So anch’io che basterebbe fare così, ma se sono qui è perché non mi è possibile». Per evitare di incappare in queste situazioni occorre utilizzare la seconda via del bilanciamento dinamico, quella indiretta o omeopatica, dove l’indirizzo non deve arrivare dal counselor e spesso neppure essere percepito in quanto tale: occorre che l’operatore per primo creda fortemente nel potere dell’inconscio, come pure in altre forme di “ignoranza percettiva attiva”, come interventi angelici o processi neuronali dell’ippocampo, vanno tutti bene e abbia fede nel fatto che avverrà quello che deve avvenire. Se sei scettico e addirittura irritato da queste parole questo lavoro non fa per te.
Bisogna sapere prescrivere il sintomo.
Dove l’enfasi va posta proprio sul savoir faire nell’arte della prescrizione. «Per riassumere, mi sembra di capire che tu ti stia descrivendo come una persona che non sa dire di no e che per questo ti sia sottoposta a delle situazioni umilianti che ti fanno perdere del tutto la stima di te. Tuttavia, ritengo estremamente importante comprendere come il fatto che tu non apprezzi la tua persona è perché hai iniziato un lavoro e non hai la meticolosità necessaria per portarlo a fondo. Per esempio ora ti potrei chiedere di prendere quel fazzoletto e pulirmi le scarpe. Lo faresti vero? Certo, ora mi diresti che non è possibile, ma nel tuo intimo ti rendi conto che lo potresti benissimo fare. Potresti addirittura leccarmele le scarpe. Non c’è bisogno che ti mostri scandalizzato. Sai che non ti chiederò di farlo. Ciononostante quello che è assurdo è che la tua bocca sta sentendo il gusto del lucido da scarpe e le tue papille gustative percepiscono con un misto di disgusto e di perverso piacere il sapore delle suole. Questo accade perché in questa situazione tu avverti che io sono una persona che ha del potere. Certo, ce l’ho qui ed ora e non in una situazione diversa e ne è la prova il fatto che nonostante pensi che sto facendo un discorso da pazzo arrogante tu sei incollato alla sedia e non hai preso quella porta per uscire. Quello che intendo per andare fino in fondo vuole dire che dovrai identificare delle persone per le quali non nutri alcuna stima, gente che consideri falliti oppure dei tuoi sottoposti, dei deboli, degli imbranati. Sono le loro scarpe che, per modo di dire, dovrai leccare: è a loro che dovrai fare in modo di chiedere di umiliarti di farti sentire uno schiavo disposto a fare qualsiasi cosa ti chiedano. Vorrei che ora identificassi delle persone senza potere, che ne abbiano molto meno di te, che non valgano proprio nulla nella scala evolutiva del tuo entourage e provassimo ad immaginare quello che potresti fare con ognuno di loro. Cominciamo!»

In zona Cesarini — la strategia del contropiede

Anche se qui abbiamo messo in azione numerosi meccanismi non così facili da spiegare in un semplice articolo, quelli che devono essere chiari sono alcuni principi: 1) nei casi di tipo2 è una tecnica spesso importante prescrivere il sintomo; 2) la prescrizione non richiede di essere eseguita; il più delle volte va però esercitata nell’immaginario (possibilmente in sede di seduta stessa) 3) quando si prescrive come homeworking dev’essere in una safe zoneovvero qualcosa di fortemente inconsueto ma a dosi infinitesimali per quanto emotivamente cariche possibilmente tali da spingere a non essere eseguite ma con delle sollecitazioni a pensarci e ripensarci: quanto più si evita un compito tanto più intensamente si sarà eseguito l’esercizio 4) al ritorno va richiesto con una certa premura il ritorno dell’esecuzione del compitolasciando intendere che la cosa era fondamentale e quello che non si è fatto o si è fatto male non sarà più lo stesso la volta dopo, complimentandosi invece dell’ottimo lavoro svolto quando lo si sia eseguito (magari era un’inezia) 5) ma, comunque siano andate le cose, il tema a seguire — trattato come quasi una questione marginale — sarà che cosa è successo durante la settimana, quali cambiamenti casuali siano intervenuti e in che modo l’inconscio (o il sembiante che si preferisce) si sia affacciato nella vita di tutti i giorni al punto di — eventualmente — modificare il contratto di partenza, ovvero la definizione degli obiettivi. In ultima analisi che cos’hai — seppure casualmente — imparato in questo periodo e come potresti riutilizzarlo in futuro, per quanto piccolo possa essere. Vai alla lezione precedente
Learning & Changing via @Paràdoxos

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Creare caricature, amplificare con la consapevolezza che gli estremi non esistono: questa via di “apprendimento per mostri” che troviamo nella materia medica omeopatica somiglia all’insegnamento per paradossi del Bilanciamento Dinamico. Uno Zen ruomoroso e pittoresco del tutto anti-ieratico per vecchi Europei disincantati.

Il continuo sforzo per mantenere l’equilibrio

Il continuo sforzo per mantenere l’equilibrio

Il continuo sforzo per mantenere l’equilibrio

Le basi del bilanciamento dinamico

L’arcano maggiore dei tarocchi chiamato “Il Carro”, la carta VII, è la rappresentazione del governo degli opposti
Nella terapia come nell’educazione, nel management come nella famiglia, nello sviluppo personale come nel commercio, nel coaching come nello sport, nella spiritualità come nella politica… dovunque è questione di equilibrio. Tuttavia, conseguirlo e mantenerlo è molto meno semplice di quanto ci venga da dire.

Un antico slogan politico recitava: “Avanti al Centro contro gli Opposti Estremismi”. Erano gli anni ’70 e qualcuno stava sfruttando l’idea che tanto l’estrema sinistra che l’estrema destra si somigliassero e che per evitare i danni provenienti da questa finta dialettica la scelta migliore consistesse nel voto alla Democrazia Cristiana e i suoi alleati. Come tutti gli slogan avevano bisogno che ci fosse del vero per trasmettere il proprio consiglio per gli acquisti. I primi scritti che abbiamo in proposito risalgono, da un lato ai maestri taoisti (dal Tao Te Ching all’I Ching), dall’altro ai frammenti presocratici, sostanzialmente Eraclito con la sua legge dei contrari. Da allora molto si è scritto a proposito dell’Uno, molto sul Due… anche sul Tre c’è molto, ma in verità non così tanto. Mi spiego meglio. Quando si parla dell’Uno facciamo riferimento alla causa primaria da cui tutto deriva. Pare che quest’idea traesse origine dall’Antico Egitto e venne poi esportata da un popolo che decise di lasciarlo per tornare alle proprie terre delle origini: quando vennero lasciate seguivano un politeismo sua specie che poi venne integrato in un monoteismo che fece scuola nel mondo. La filosofia seguì questa strada contrapponendo (e in questo già il Due segna un punto in più) la scuola dell’Idealismo unitario a quello della dialettica binaria. Accanto a loro ci furono molti pensatori che si affrancarono da queste lobbies teoretiche ma non molti ebbero grande successo. Probabilmente il più estremo fu Friedrich Nietzsche che decise di sciogliere le briglie del proprio ronzino per lasciarlo libero di scalpitare senza regole ad affermare le radici politeiste e “tragiche” del pensiero libero. Era attaccato a questo autore uno dei maestri di quanto vado scrivendo, Rudolf Steiner, noto per una corrente dell’occultismo che ha fortemente condizionato molte professioni pratiche, dalla pedagogia alla medicina, dall’arte all’alimentazione, dall’economia all’architettura… Prima ancora che a Nietzsche (e Stirner con esso) e al suo esaltato mentore, il signor Goethe, Steiner deve le basi di gran parte del suo metodo ad una metafora dell’antico Platone, quella della biga alata presente nel suo Fedro. Anche se si attribuisce questo mito all’uso riguardante la reminiscenza dell’anima, le sue implicazioni superano di gran lunga questo fine. Egli scrive:
«Si raffiguri l’anima come la potenza d’insieme di una pariglia alata e di un auriga. Ora tutti i corsieri degli dèi e i loro aurighi sono buoni e di buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po’ sì e un po’ no. Innanzitutto, per noi uomini, l’auriga conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre l’altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e penoso.» (Platone, Fedro, 246)
Da qui si comprende la fatica che spetta all’Auriga e quindi il fatto che stare al centro governando i contrari eraclitei è tutt’altro che una luculliana passeggiata come dovette apparire ai democristiani dello slogan. Steiner fece di più: trasformò quella che chiamò “triarticolazione” (dove occorre stressare, non solo l’idea del 3, ma soprattutto il fulcro dell’articolazione — l’idea di dynamis che affianca la logica del bilanciamento nella nostra teoria — lo snodo, l’attività costante, il governo dell’attrito e così via) in una chiave di volta di tutti gli ambiti che andava studiando, da quello spirituale a quello sociale o terapeutico. In un suo lavoro riguardante “il doppio” ci fa scorgere come la nostra soggettività umana si trovi al centro di due forti energie personificate. Dimentichiamo per un attimo la caratterizzazione diabolica che ne dà di Luciferina e Arimanica per riportarci all’idea platonica. Da un lato a muoverci sono i venti brucianti delle passioni veicolate dal desiderio di affermazione dell’egoità, dall’altro il gelido raziocinio del calcolo che si condensa nell’affermazione del materialismo strumentale. Queste due entità energetiche oltre che ontologiche sono affermazioni cieche di volontà che perseguono ognuna là propria strada indifferenti alle ragioni dell’altra proprio come i due purosangue platonici. In mezzo il sé (lo chiamo così in sintonia con Jung per evitare l’ambiguità del termine “Io” prediletto da Steiner per evitare di fraintenderlo con l’egoità tipica dei “destrieri diabolici”) è come una esile membrana, priva di densità ma non per questo meno determinante, anzi… Per quanto importante, essa — ovvero, noi umani — non potrebbe esistere se non potesse beneficiare delle due forze contrapposte che le permettono di risalire la ripida china che porta al ritorno alle sorgenti spirituali, a chiudere il viaggio dell’anima presente nel Canto della Perla che si trova negli Atti di Tommaso Vangelo apocrifo gnostico. Questa logica la ritroviamo ovunque e di sicuro anche nella nostra persona corporea, mentale o olistica che là si voglia vedere: una forza ci spinge ad agire, a incorporare, a volere… l’altra a consolidarci, calcolare, stabilizzarci… Le similitudini non ci devono però spingere a trovare delle concomitanze strette fra un ambito (quello delle forze) è l’altro (quello della persona umana): dobbiamo sapere fermarci alla dinamica illustrata, provando ad usarla in più contesti per evitare a creazione di altri inutili sistemi filosofici tuttologici. Abbandonando per il momento Steiner arriviamo più vicino ai giorni nostri per ritrovare qualcosa di analogo in molti autori, specialmente di ambito psicologico come soprattutto Piaget, lo psicologo svizzero più noto per le sue teorie dello sviluppo intellettuale in età evolutiva. Nei suoi studi epistemologici, di gran lunga a mio parere più importanti, egli afferma che lo sviluppo umano è la storia delle nostre capacità di adattamento individuale e che questo processo complessivo, la vita stessa, in fondo, flessibile e plastica in gioventù, più rigida con l’avanzare dell’età, noi alterniamo due fasi:
  • quella dell’assimilazione, ovvero l’incorporazione di un evento o di un oggetto in uno schema comportamentale o cognitivo già acquisito come utilizzare un oggetto per effettuare un’attività che fa già parte del proprio repertorio motorio in base a elementi che gli sono già noti, e…
  • quella dell’accomodamento consiste nella modifica della struttura cognitiva o dello schema comportamentale per accogliere nuovi oggetti o eventi che fino a quel momento erano ignoti.
I due processi si alternano alla costante ricerca di un equilibrio fluttuante (omeostasi) ovvero di una forma di controllo del mondo esterno. Una logica presente in cibernetica è in sistemica. Giunti a questo punto comprendo che molti che si aspettavano istruzioni pratiche o perlomeno applicate al quotidiano si sentano a bocca asciutta, insoddisfatti e magari stanchi di tanta teoria. Amici miei, dovrete pazientare ancora un po’. Sono ormai quasi trent’anni da che ho cominciato a concepire questo modello che vuole soprattutto essere un metodo e quindi offrire diverse applicazioni concrete. Ciononostante non ho mai trovato la pazienza e l’impegno per formularla completamente per iscritto. Nel frattempo ho proseguito in questo lavoro in evoluzioni coerenti che non potevano aspettare. Oggi, però, voglio riprendere in mano questo lavoro, sia perché sono troppi quelli che non hanno capito quello che intendo, spesso banalizzandolo con l’idea della “via di mezzo” che, non solo ha ben poco a che vedere con il modello, ma soprattutto conduce a errori peggiori della malattia; sia perché, dalle domande e dalle richieste che mi pervengono mi pare che i tempi siano oggi più maturi per riprendere in mano questa tappa strategica del mio percorso. Quindi, portate pazienza e rimanete sintonizzati su questa lunghezza d’onda: prometto prossimi esempi pratici auspicando che chi ne ha di propri si senta libero di estendere questo lavoro sentendosi libero di farlo proprio. Il prossimo articolo della serie dedicata al Bilanciamento Dinamico (aka DBM) sarà dedicato alle strategie della complementarietà, ovvero come introdurre il cambiamento, sia esso in direzione di una modifica come di una stabilizzazione. Anche in questo caso vedremo che le cose possono essere molto meno ovvie di quanto si sia portati a pensare e soprattutto osserveremo quanto peso abbiano sottigliezze e sfumature. A presto. Altre fonti:
https://enniomartignago.it
https://www.enniomartignago.com
https://www.facebook.com/BilanciamentoDinamico/
https://nuovaipnosi.wordpress.com/
http://www.vie.carmelanardella.com/condizione/omeostasi #dbm #bilanciamentodinamico #counseling #coaching #terapia #psicoterapia #antroposofia #crescitapersonale