
I perché di un eBook Writer

Ho una testa strana, così capita spesso che compri un device per costringermi ad utilizzarlo. Avere speso dei soldi per qualcosa che lascio intonso lo vivrei come un insulto alla miseria. È così che mi sono comprato un eBook Writer.
Sì, hai capito bene, non un eBook reader (anche se nascerebbe proprio per quello scopo), ma un oggetto che permette anche di scrivere a mano — ed è per quello che l’ho scelto dopo avere valutato attentamente le alternative.
I più blasonati fra questi oggetti sono i remarkable Paper e gli Onyx Boox Note Air.
E, anche se il secondo offre tantissime opzioni come l’accesso completo alla rete e a tutte le app per Android (qualità che lo rendono però anche più complicato e confuso), li ho scartati perché decisamente lontani dal mio budget.
Al contrario, il Kindle Scribe è proprio poco più di un eBook reader con la possibilità di prendere note a penna e per di più comunque caro per quel che offre. Così ho scelto il Kobo Elipsa 2e che sto usando in questo momento per scrivere il qui presente articolo.
Di buono questo Kobo ha diverse features:
- lo schermo ruvido che imita il contatto con la carta e la possibilità di tenere il polso appoggiato senza conseguenze negative
- l’utilizzo della connessione con Google Drive e Dropbox per salvare, archiviare, sincronizzare e scaricare libri e appunti
- una interpretazione fenomenale della grafia come la mia che è tra le peggiori del mondo (se però non leghi i caratteri fra loro non interpreta al meglio gli spazi fra le parole)
- se scrivi in “modalità avanzata”, oltre a convertire benissimo la scrittura a mano, ti permette di inserire tabelle, diagrammi, equazioni, disegni e inserti di testo a mano libera.
- altre funzioni devo ancora scoprirle, ma il fatto che lo si trovi più o meno ovunque scontato a 350€ — Circa la metà di quelli più “importanti” — lo rende l’acquisto perfetto per le mie finalità.
Ritorno alle origini

Lo scopo di questo articolo non vuole però essere quello di una recensione dei dispositivi di scrittura a mano su schermi eInk, ma piuttosto quello di spiegare perché sto utilizzando questo oggetto invece della pratica, buona, vecchia tastiera del computer.
Una volta usare la macchina da scrivere e poi la tastiera e il mouse del computer era uno sforzo non da poco per un boomer, come si dice adesso. Oggi che ci abbiamo preso l’abitudine è invece il contrario. È lo scrivere a mano ad essere diventato più difficile.
Rimane il fatto che i due modi di scrivere corrispondono ad atteggiamenti mentali molto diversi e quindi recuperare l’handwriting è molto importante e vale la pena che si investa qualche sforzo da parte nostra.
Scrivere con la penna è un gesto di maggiore intimità che purtroppo i giovani stanno perdendo. Intanto sempre più persone, sopra I tutto i ragazzi a scuola, quando scrivono a mano utilizzano i caratteri maiuscoli. Questo fa sì che non ci sia legame fra le lettere e in questo modo anche il pensiero si fa più scollegato, meno fluido, disarmonico, discontinuo.
Poi, lo scrivere a mano è anche più lento e meditato e lascia il tempo al pensiero di crearsi con calma mentre la penna lavora come un pennello sulla Tela.
Nella scrittura a mano interviene l’anima di chi scrive, mentre nella dattiloscrittura è soprattutto la razionalità, l’emisfero numerico, quello sinistro del cervello a lavorare.
Questo principio è ancor più vero quando si scrive usando la tastiera degli smartphone. Scrivere con lo smartphone è agli antipodi di un gesto autorale, meditato, interiore.
Oggi esiste anche un terzo modo per scrivere che ha un’indubbia utilità, soprattutto quando si usino dispositivi mobili: il dettato. Dettando si segue il flusso di pensiero e si finisce per essere molto meno curati ed accurati, anche se il riconoscimento vocale, al contrario, ha fatto autentici miracoli nell’ultimo decennio. Dopo aver dettato, se quello che hai detto ha un qualche valore, dovrai riprendere quella bozza al computer per ripulirla, espanderla, perfezionarla, e così via.
Anche la scrittura a mano, una volta trasformata in caratteri di stampa, andrà comunque ripulita al computer prima di essere pubblicata e stampata, ma in questo caso perlopiù per staccare o unire parole e caratteri.
Conclusioni

Oggi abbiamo a disposizione almeno quattro tecniche di scrittura molto differenti fra loro, non solo per i risultati i ma anche per le condizioni in cui ci è permesso di usarle e per i processi mentali che ognuna di loro chiama in causa:
- quella digitale tramite tastiera e mouse o trackpad
- quella, sempre digitale, ma in mobilità tramite la tastiera virtuale di smartphone e tablet
- il dettato convertibile in testo stampato
- la scrittura a mano con la penna anch’essa convertibile in caratteri tipografici.
Le ultime tre, inoltre, si prestano anche ad essere svolte in luoghi diversi dall’ufficio o da un tavolo di lavoro ma, mentre con lo smartphone puoi scrivere volendo, anche camminando, ma per lo più testi telegrafici di scarsa cura che si prestano facilmente ad incomprensioni, il dettato può essere più esteso, pur richiedendo molti ritocchi, ma difficilmente può essere condotto in presenza di altre persone, soprattutto quando queste parlino anch’esse o con un vociare di sottofondo, di persone o radiofonico.
Al contrario potrò sempre usare la penna sul mio eWriter anche fuori casa, al bar o in sala d’attesa che il risultato sarà compositivamente buono e riuscirò a mantenermi concentrato e riservato anche in luoghi aperti, frequentati, rumorosi o intrusivi.
In definitiva, esistono valide ragioni per ricominciare a scrivere con carta (elettronica) e penna, senza dovere poi essere costretti a ricopiare tutto poi al computer.
da Medium.com






















