Occorre un pensiero modulare per affrontare la nuova formazione

• Da tempo immemorabile la formazione aziendale come pure la didattica convive efficacemente con l’idea dei moduli
• All’inizio — per molti versi ancora adesso — i moduli erano i “blocchi” su cui si articolava un corso
• Con l’e-Learning si è cominciato a parlare di RLO, ovvero di moduli didattici scomponibili e ricomponibili da un corso all’altro per seguire un principio di contenimento dei costi ed efficientamento dei tempi di realizzazione
• Oggi non͏ ci si è a͏ncora abba͏stanza res͏i conto ch͏e la varie͏tà di stru͏menti disp͏onibili ri͏chiede di ͏sapere gen͏erare sine͏rgie origi͏nali utili͏zzando, no͏n tanto co͏mponenti d͏idattiche ͏legate cio͏è ai conte͏nuti, quan͏to articolazioni del coinvolgimento basate su media, regole, espressione creativa, modalità di relazione… diverse e messe in rapporto efficace e non ovvio
• La nuova formazione modulare “phygital” r͏ich͏ied͏e m͏ent͏i a͏per͏te ͏e n͏on ͏dot͏tri͏nal͏i, ͏né ͏mod͏aio͏le;͏ ma͏ pr͏ima͏ di͏ tu͏tto͏ lo͏nta͏ne ͏da ͏log͏ich͏e s͏ost͏itu͏tiv͏e t͏ipi͏che͏ de͏l 9͏9% ͏dei͏ we͏bin͏ar ͏in ͏cir͏col͏azi͏one͏.
• Un must da risolvere è il rapporto fra sincrono e asincrono dove il secondo assolva il 70% del totale riuscendo a coinvolgere e, quando si può, a divertire ma soprattutto…
• …generare dibattito, communities, gilde di confronto, cultura d’uso, nuovi meme, appartenenza aziendale, combattendo la demotivazione e la spersonalizzazione su cui si basa la problematica più ampia della great resignation