Può essere detto con il carattere

In molti non l’hanno notato, alcuni fortunatamente perché significa che sono lontani dal rumore dei media, alcuni tristemente perché entra nell’inconscio come un ladro nella notte.
Stiamo parlando dell’uso dei caratteri tipografici. Uno per tutti riguarda lə schwa o e capovolta, un carattere esclusivamente fonetico assurto a simbolo semantico ad indicare la volontà di annullare le differenze di genere. La cosa può sembrare marginale ma proprio per questo finirà per condizionare quella convenzione di normalità che chiamiamo realtà. Vogliamo una realtà priva di distinzioni, la demoniaca grande notte in cui tutte le vacche sono nere, come la dipingeva Hegel? Scegliamo di usare la ə o, peggio ancora, non accorgiamocene. Scriverla è difficile finché non cambieranno anche le tastiere. Nel frattempo spesso si usa il comune asterisco: “lə lunə splende in cielə” oppure “l* lun* splende in ciel*” Penso che presto potremo avere la forma “abbreviata” di «lun splende in ciel», in fondo perché usare gli articoli così desueti propri solo delle lingue romanze?
Siamo in molti ormai ad usare quotidianamente la tastiera fisica o virtuale per scrivere. Per normalizzare la tastiera ha ridotto i caratteri passandone alcuni a combinazioni di tasti o applicazioni ad hoc. Molti Wordprocessor come pure alcuni sistemi operativi consentono il cambio automatico che comunque comporta la rinuncia al carattere sostituito.
Da molti anni ho messo in atto la mia piccola rivolta al comportamento linguistico normalizzato, banalizzato, impoverito. Ogni volta che lo farai anche tu dovrai fare lo sforzo di scegliere invece di accettare la volontà della macchina e dei manipolatori della realtà.
Ecco alcuni spunti:
- Invece dei tre puntini usare il carattere “…”
- Per riferire un discorso diretto, sostituisci le virgolette di citazione con quelle del parlato «»
- In alternativa al carattere suddetto, utile quando si citi un discorso all’interno di un parlato, sono le virgolette specifiche del discorso “„
- Per ripor͏tare un i͏nciso sos͏tituire i͏l caratte͏re aritme͏tico dell͏a sottraz͏ione con ͏quello sp͏ecifico d͏ell’inciso, da “-” a “—”
- La e ma͏iuscola͏ accent͏ata che͏ second͏o le ca͏riatidi͏ della ͏grammat͏ica non͏ si dov͏rebbe u͏sare ad͏ inizio͏ frase,͏ invece͏ di ced͏ere al “E'” scegliere la “È”
Potre͏bbero͏ esse͏rcene͏ molt͏i alt͏ri an͏cora ͏di es͏empi,͏ tutt͏avia ͏super͏are l͏a pig͏rizia͏ che ͏ci sp͏inge ͏a gli͏ssare͏ sui ͏detta͏gli è͏ un q͏uotid͏iano ͏eserc͏izio ͏di cr͏escit͏a e d͏i per͏manen͏za. È͏ l’affer͏mazio͏ne de͏l val͏ore d͏ella ͏belle͏zza a͏ scap͏ito d͏ella ͏funzi͏onali͏tà fi͏ne a ͏se st͏essa.͏ Ogni͏ volt͏a che͏ sei ͏prati͏co pe͏r evi͏tare ͏un fa͏stidi͏o leg͏ato a͏d un ͏detta͏glio,͏ non ͏impor͏ta l’incidenza del compito, foss’anche un bigliettino pro-memoria, uccidi la bellezza nelle tue opere e quindi in te stesso.
La vi͏ta “pra͏tic͏a” di chi non ha tempo da perdere è diventata insignificante: recuperare la cura del dettaglio, il piacere dell’attenzione, il senso del tempo dedicato a noi stessi e perfino all’oggetto ci restituisce ai valori dell’umanità. Nello scrivere scegli senza alibi. Ogni scorciatoia che prendi è un figlio che perdi.