La Psicologia è troppo spicciola

Dedico giusto un trafiletto ad una considerazione che mi sta tormentando negli ultimi giorni. È vero che come psicologo rifuggo da tempo gli aggiornamenti perché da un lato sono “fantaermeneutici” e dall’altro sono ”tachipsiconeologistici”, però mi è capitato recentemente di organizzare una raccolta di feed delle pubblicazioni a carattere psicologico che si trovano in circolazione e mi sono cadute le braccia.
Se oggi vuoi trovare fonti di medicina, di astronomia, di economia, di storia perfino, ne troverai parecchie e ricche di stimoli interessanti. Di alcuni temi poi non riesci neppure a stare dietro alle novità.
Per quel che riguarda i temi psicologici i colleghi sembrano volere talmente andare incontro al potenziale cliente rendendo tutto più semplice financo a trasformare quella che Moscovici aveva individuato come la rappresentazione di senso comune di psicologia, psicoterapia, psicanalisi, psichiatria… in una congerie di banalità tali da compiacere piuttosto il lettore cosicché possa affermare di essere anch’egli uno psicologo.
Senza essere riduttivo – materiali seri ce ne sono sempre anche se troppo spesso partigiani ed eccessivamente particolari – nelle fonti accademiche, voglio mettere in guardia i colleghi a non banalizzare troppo la propria disciplina per renderla comprensibile così da attirare i lettori.
Facendo così si rischia di distruggere l’immagine di una disciplina che di per sé ha già una difficile collocazione, ma che si fonda su studi seri e necessariamente impegnativi. Rivolgersi ad uno specialista divulgativo può far piacere ma essere scarsamente motivante e attendibile.