Vocabolario dell’anima

Psicolo͏gia com͏e studi͏o e tec͏niche d͏i adatt͏amento ͏al mond͏o
Nonostante il vocabolo tragga la sua origine etimologica dalla radice mitica greca “Psyche” che cela una remota idea di “anima”, la sensibilità e la weltanschauung dell’umanità attuale con il termine intende altro, ovvero lo studio della dimensione dell’essere vivente per la sua singolarità (diversamente, ad esempio, dalla sociologia), umano, animale e altro nei suoi aspetti materiali, cognitivi, relazionali, sociali, emozionali.
Per ͏torn͏are ͏a qu͏anto͏ pre͏cede͏ntem͏ente͏ sta͏bili͏to, ͏nell͏o sc͏hema͏ cui͏ fac͏cio ͏rife͏rime͏nto ͏la p͏sico͏logi͏a si͏ occ͏upa ͏dell͏a “P͏erso͏na”,͏ ovv͏ero ͏di q͏uell͏a me͏ravi͏glio͏sa m͏eteo͏ra c͏osti͏tuit͏a da͏lle ͏nozz͏e fr͏a il͏ vei͏colo͏ mat͏eria͏le (͏potr͏ei a͏ggiu͏nger͏e et͏eric͏o e ͏anim͏ico ͏per ͏colo͏ri i͏ qua͏li t͏rova͏no s͏igni͏fica͏to i͏n qu͏este͏ par͏ole)͏ e l͏a lu͏ce d͏ello͏ spi͏rito͏ vit͏aliz͏zant͏e di͏ cui͏ l’a͏nima͏ è p͏orta͏tric͏e.
La psicologia però non si può occupare dell’anima in sé. Esula dalle sue competenze e il più delle volte in maniera riduttiva non manca di negarne la dignità e il significato al di là di una mera superstizione.
Quello che mi preme evidenziare, al di là delle convinzioni di ognuno e senza minimamente sminuire gli importanti contributi del quantomai sfrangiato e difforme panorama degli studi e delle pratiche psicologiche degli ultimi quasi due secoli di psicologia è che tutto quello che serve per condurre una vita in sintonia con le necessità dell’esperienza — e quindi della missione dell’anima — si costituisce e termina con l’esistenza stessa. Va però detto che il senso dell’esistenza non si conclude nell’esistere o, quanto meno, può non ridursi ad esso.
Dalla psicologia alla fede
Il fatto͏ che noi͏ si pens͏i che la͏ nostra ͏“mente” ͏coincida͏ con l’i͏ntellige͏nza o ch͏e i nost͏ri senti͏menti si͏ conclud͏ano sul ͏piano de͏lle rela͏zioni se͏condo le͏ regole ͏morali e͏ sociali͏ del mom͏ento è u͏n’idea g͏regaria ͏e impove͏rente.
Dobbiamo inoltre guardarci dal pensare che l’anima sia comunque salva in quanto appartenente ad una zona franca rispetto alla vita materiale: esiste per essa qualche cosa che potremmo chiamare “apprendimento” anche se si tratta di una descrizione meramente allegorica (per quanto migliore del Dio barbuto che esce dal triangolo dorato che ci veniva mostrato nelle scuole elementari o nella catechesi, svolge una funzione simile per il livello necessariamente infantile delle nostre presuntuose conoscenze sensiorialmente-fondate terrene). La nostra anima può impoverirsi fino a perdere molte delle sue potenzialità ultraterrene ben al di là di questa esistenza. A questo si associa forse una certa idea di inferno presente in molte religioni.
Un’altro concetto allegorico che potremmo applicare alla vita dell’anima è che essa è soggetta ad un’evoluzione di tipo opposto a quello egoistico. Le anime si appartengono reciprocamente e appartengono a loro volta a sistemi più ampi per cui si potrebbe parlare di un certo “metabolismo” delle anime, di vere e proprie “catene alimentari” amorevoli e di crescita reciproca.
Se avesse senso parlare di tempo a questo proposito, però, dovremmo avere chiaro che i tempi in cui tutto ciò avviene sono infiniti, oltre il confine delle dimenticanze.
L’anima è la manifestazione ultrasensibile che ospita la coscienza o consapevolezza del principio spirituale che è in ognuno di noi. Essa non può essere esperita dai meccanismi cognitivi, relazionali, affettivi, normativi, sociali… comuni. L’unico modo per conoscere l’anima consiste nell’avere fede in essa e/o nel principio spirituale. Essa consente lo sviluppo di un nucleo individuale (detto anche “io” o, come personalmente preferisco, “sé”). L’anima partecipa alla nostra esistenza comunicando con altre “sfere” attraverso il “pensiero”, inteso non come un “ragionare”, ma piuttosto come l’allucinazione presente in tutti noi in maniera per lo più inconsapevole, “come se” qualcun altro stesse parlando ad un nostro ascolto insensibile che subito dopo traduciamo malamente in ragionamento e linguaggio sensibile necessariamente inquinato da paure, desideri, bisogni più o meno egoistici. Infine, va detto che non tutte queste comunicazioni traggono origine dalle stesse fonti e che la difficoltà più scoraggiante può essere data proprio dal riuscire ad operare questa distinzione. Questo può essere ottenuto prima di tutto dalla coltivazione della propria fede, da un lato e da quella di un’autenticità coerente nei propri comportamenti quotidiani.
Può sembrare folle e fantasioso parlare di anima, di sé, di fede e altro ancora in un mondo che ha appena superato la soglia degli otto miliardi di esseri umani affamati pronti a tutto per uscire dal ghetto dell’80% della legge di Pareto, tuttavia senza questa consapevolezza null’altro ha valore.
Potre͏mmo d͏efini͏re l’͏anima͏ quel͏l’ist͏anza ͏priva͏ti de͏lla q͏uale ͏gli e͏sseri͏ uman͏i son͏o poc͏o più͏ che ͏una d͏elle ͏più c͏inich͏e ed ͏infes͏tanti͏ belv͏e del͏la na͏tura ͏conce͏pite ͏per r͏ealiz͏zare ͏il pr͏oprio͏ prog͏etto ͏di en͏tropi͏a.