Tag: condizione umana

In ricordo di Michail Gorbačëv

In ricordo di Michail Gorbačëv

A proposito della figura, un po’ Shakespeariana e un po’ Dostoevskiana, di Michail Gorbačëv voglio permettermi di dire anche la mia.

Troppo concentrati sulle visioni del proprio personaggio, quasi tutti i grandi rivoluzionari della storia hanno sottovalutato l’umiltà del lavoro di padre. Influenzati dal protagonismo, vorrebbero eredi simili a se stessi — un sé che non hanno mai veramente conosciuto pensando di essere tutto e il contrario di tutto — invece di figure complementari e non inclini all’imitazione.

Chi opera l’inevitabile compito di minare la diga per rimuovere l’intasamento lascia in eredità il lavoro sisifico di separare il bambino dal fango e, soprattutto, che cosa farne dell’uno e dell’altro.

Quanto al popolo… beh quello trova più facile ricordare con entusiasmo le imprese di un Maradona che sapere chi fosse stato Napoleone, nonostante il primo avesse solo tirato una palla in una porta e il secondo, con grande controversia, cambiato l’onda lunga degli eventi dopo di lui.

La stagione dell’ardore viene e va

La stagione dell’ardore viene e va

Il mio curriculum prepensionistico su LinkedIn

Ci sono periodi in cui leggi per condividere; altri naturalmente che non leggi e non condividi; altri in cui scrivi per pensare e poi, già che ci sei, condividi. Infine ce ne sono alcuni in cui ti si obbliga a leggere o a condividere perché ti torni quel minimo di voglia di scrivere e così cominci con nulla e poi torni a pensare. In genere perché il pensiero ti sveglia verso le quattro del mattino, spesso abbinato al mal di pancia.

Diapason

Diapason

Auguri di buon anno nuovo, amico mio!

…e certo non c’è nulla di originale in questa espressione abusata.

Però credo che se anche la frase potrebbe lasciare il tempo che trova, non così il senso di vicinanza con cui la porgo a te per ricordarti che siamo uniti dalla stessa rete.

E, certo, non siamo separati nel progetto di liberazione di tutti gli esseri, e non i soli umani, ma bensì di tutti gli esseri senzienti di cui noi sapiens siamo il più delle volte il peggior incubo possibile. Certo che è così, ma non vuol dire che ci si possa davvero riuscire e che in questo si sia davvero tutti uguali nel vincolo di uno stesso karma.

Come gli auguri anche le parole — e con esse i significati — sono formule deboli e fraintendibili. Per questo ti chiedo di capire quando vuoi e solo quello che ti va, perché se scrivo, dipingo, canto, parlo, penso, cucino, sorrido o mi arrabbio, o mille altre cose ancora è solo per fare vibrare il mio diapason; che è poi quella stessa cosa che sovente fai anche tu.

…e la sola ragione per cui faccio vibrare il mio diapason non è per aver ragione, ma solamente per sentire quali altri organi simili vibrino sentendo su di sé la stessa nota.

Non siamo in molti e neppure sempre di più, anzi…

Però, ti prego, non smettiamo mai di farci risuonare fra di noi, nell’oceanico e talora gelido etere del “tra” che nel contempo ci distanzia e ci trasmette.

Buon anno nuovo, amici miei!