Grazia e bellezza

Relatività del piacere e senso estetico
Ci sono persone anziane che conservano una luminosità attorno alla propria figura che amiamo chiamare bellezza nonostante i parametri sociali potrebbero non convenire. Ci sono esseri osannati da fan e media per la loro indiscussa bellezza che però non hanno alcuna luminosità, al contrario, ispirano in certo fastidio se non disgusto. Certo, la bellezza del piacere è soggettiva, così come può esserlo la bellezza dell’anima che traspare nella figura, tuttavia è la sintonia fra anime a creare quella risonanza armonica che forma l’attrazione. Chi ha l’anima spirituale, tanto che i suoi atteggiamenti appaiano tali oppure provocatoriamente in contrasto fino al disgusto sentiranno risuonare un diapason verso la grazia dell’altro, mentre chi ha un’anima materiale, tanto che appaia volgare o che palesi un affettato buon gusto, avrà risonanza per la bellezza ostentata o carnale altrui. A volte ognuno dei due cercherà di “sfregiare” l’altro tipo di bellezza per ricondurlo ai propri parametri fino a creare delle disarmonie che non produrranno soddisfazione per entrambi i soggetti.
Amo la grazia nell’altro e trovo che sia sempre più rara in un mondo così dominato dal principio del piacere. La pornografia non è nel gesto ma nel valore che si riconosce alla propria e altrui figura. Vendersi e comprare non potrà mai essere risolto da un pentimento, così come il perdono non potrà mai risolvere il fastidio che provoca lo sfregio che appare. Questo non significa che non si possa amare comunque, ma “solo” che non si potrà più provare grazia e luminosità che conduce alla delicatezza e alla trascendenza del rispetto e dell’onore della “bellezza” vera, della pulizia e del candore di una forma che ha la fonte nell’anima.

