Mese: Gennaio 2019

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L’uomo è un automobilista genocida alla guida di un rullo compressore che investe tutti quelli che lungo la sua strada non si avvedono del suo arrivo tirandosi da parte con sufficiente lestezza.
Però non prendetevela con lui perché non è colpa sua se è strabico.
Il fatto è che il suo occhio sinistro è puntato a guardare con nostalgia al passato, mentre quello destro scruta ansiosamente pieno di timori e speranze il futuro. E così, strada facendo, neanche si accorge dei cadaveri che semina.

«…e quello disse: "Guardiamo oltre: stiamo progettando il Futuro!»

Ed egli si domandava: «Che avrà mai il futuro che tutti devono guardare a lui? Il futuro di un film una volta era fatto di due parole "the" e "end" e in questo non ci vedo niente di interessante. Forse è per evitare questo che dopo hanno messo i backstage, i fuori programma o i prologhi ai successivi sequel. Ma nemmeno nello scoprire chi sia il colpevole se non fosse che chiude il cerchio della trama. Nella storia, tuttavia, non c’è nessun cerchio e la trama non è mai coerente: ad ogni passaggio richiede che si rispieghi alla luce del cambiamento il senso dei passaggi precedenti (che mentre passavano ovviamente avevano una logica del tutto estranea a quella successiva)».

Dunque, vivo come si va in bicicletta, che se stai fermo non vai in bicicletta, ma se devi andare sulla bicicletta non puoi star fermo, pena il cadere e magari farti male: per stare seduto hai da tenere l’equilibrio e per poterlo fare almeno ogni tanto devi dare un colpo di pedale.

Ecco, il mio futuro è quel colpo di pedale che mi permette di stare seduto in sella, almeno fino a che c’è strada davanti, e la mia mèta, il Grande Futuro, quello è: la strada.

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«…e quello disse: "Guardiamo oltre: stiamo progettando il Futuro!»

Ed egli si domandava: «Che avrà mai il futuro che tutti devono guardare a lui? Il futuro di un film una volta era fatto di due parole "the" e "end" e in questo non ci vedo niente di interessante. Forse è per evitare questo che dopo hanno messo i backstage, i fuori programma o i prologhi ai successivi sequel. Ma nemmeno nello scoprire chi sia il colpevole se non fosse che chiude il cerchio della trama. Nella storia, tuttavia, non c’è nessun cerchio e la trama non è mai coerente: ad ogni passaggio richiede che si rispieghi alla luce del cambiamento il senso dei passaggi precedenti (che mentre passavano ovviamente avevano una logica del tutto estranea a quella successiva)».

Dunque, vivo come si va in bicicletta, che se stai fermo non vai in bicicletta, ma se devi andare sulla bicicletta non puoi star fermo, pena il cadere e magari farti male: per stare seduto hai da tenere l’equilibrio e per poterlo fare almeno ogni tanto devi dare un colpo di pedale.

Ecco, il mio futuro è quel colpo di pedale che mi permette di stare seduto in sella, almeno fino a che c’è strada davanti, e la mia mèta, il Grande Futuro, quello è: la strada.

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Hai vissuto una vita intera con una persona eppure sono relativamente pochi gli istanti in grado di rievocare chi sia e che cosa sia stato fra voi come in una reazione a catena. Ogni istante crea una storia differente e non c’è una di queste che sia più vera di un’altra perché siamo tante persone e tante vite in una; una vita densa di moltitudini spesso incoerenti di vite che pure trovano posto in un insieme apparentemente coerente come la creatura del dottor Frankenstein.
In densi manuali di fisica, matematica, astronomia… trovi spiegato l’universo intero eppure, anche se riuscissi a ricordare tutto in uno stesso momento e tutto insieme, non avresti lo stesso effetto che il risuonare di una semplice formula matematica, come quella della relatività, ad esempio, può creare guardandola, meditandola, ripensandola, lasciando che produca il suo effetto a catena, come un’aria sinfonica che risuona nella mente tutto il giorno amplificandosi gioiosamente e potentemente per tutto il tuo pellegrinare.

Non c’è bisogno di tante parole per generare un testo.
C’è bisogno di un grande lettore o almeno di un lettore paziente e fiducioso.
Le parole hanno solo da produrre risonanze, per ogni lettore differenti, mai le stesse, come il rosso o il giallo sono per tutti lo stesso colore e per ognuno diverso in relazione alle evocazioni e alle risonanze che in ognuno di noi per lo più inconsciamente evocano e ulteriormente differenti per il momento del giorno che ci scopre un altra persona rispetto a qualche momento prima, eppure sempre lo stesso.

Il testo è dentro di te.
Quello che leggi è il diapason che serve a far risuonare l’ordito che è solo tuo.
Ma devi saperlo leggere e farlo senza fretta perché la risonanza possa agire.
Se colpisci il diapason e poi lo smorzi subito con la mano convinto di aver già posseduto tutto nell’ascolto della nota che genera non avrai fatto emergere la sinfonia che si trova in te e non nel diapason e meno che mai nella nota che produce.

Non servono tante parole per scrivere una lunga storia, ma c’è bisogno di un lettore paziente e fiducioso che la lasci sviluppare come un universo in sé.

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Via S. Gaetano da Thiene, 4a, 10154 Torino TO, Italia

Innovation or tradition are not in themselves good or bad. Like everything else, they have their day side and the night side. You cannot marry one without have the other too. It depends on how you use them to express who you are and the will that you interpret that constitutes their real value.

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Who has wondered about spirituality in the company? The soul of the organization? The Hereafter of the Enterprise?

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L’innovazione o la tradizione non sono di per sé buone o cattive. Come ogni cosa hanno il loro lato diurno e quello notturno. Non si può sposarne uno senza assumere anche l’altro. È come li usi per esprimere chi sei e la volontà che interpreti che ne costituisce il valore.

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Non è necessario pensarla allo stesso modo per contribuire alla medesima opera. Religioni diverse e talora contrastanti attribuiscono prospettiva e profondità al senso religioso. Lo stesso vale per le vie sapienziali: Steiner, Jung, Castaneda, Chögyam Trungpa o Gurdjieff, per esempio, tracciano strade diverse e non occorre condividere tutto il loro pensiero o il modello di vita per camminare sui loro sentieri e al contempo costruire il proprio percorso personale. Il linguaggio sta alla verità come il telecomando all’etere e ai suoi contenuti.

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Se è più semplice combinare di andare in pizzeria che organizzare una riunione o una conferenza bisogna scegliere una pizzeria silenziosa per potersi concentrare e riflettere.
La consapevolezza può abitare anche la mozzarella, anche se è indubbiamente più complicato discutere con la bocca piena.

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In anni di "digital transformation" sembra che tutto debba avvenire come per magia. Occorre invece evitare di sottovalutare il tempo che ricerche, messaggi, manutenzione di dispositivi, password, siti dei vari soggetti privati e pubblici… comportano. Dopo aver messo la bustina di tè nell’acqua calda dici nel frattempo che si fa vado a dare quell’ok al pc o sullo smartphone; quando hai dato l’ok torni al tè che nel frattempo è diventato pece ghiacciata. Allora ti domandi "Ma com’è possibile: ci avrò messo due minuti al massimo?!" A quel punto fai le debite proporzioni fra quei due minuti e la tua giornata e scoprirai che gran parte del miracolo informatico lo paghi con il tuo tempo che nessuno misura "perché tanto fa tutto il computer".

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Non è vero che le apparenze non contano. Al contrario, sono importanti e molto utili ma solo per chi sa guardarci attraverso e conosce bene il complesso fondale su cui si proiettano. Per tutti quelli che, non solo non comprendono il cielo, ma neppure riescono a mettere a fuoco la luna, saranno solo un dito, a volte brutto, a volte truccato, a volte sollevato, altre ripiegato, ma sempre solo un dito.

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