Tag: manipolazione sociale

In ricordo di Michail Gorbačëv

In ricordo di Michail Gorbačëv

A proposito della figura, un po’ Shakespeariana e un po’ Dostoevskiana, di Michail Gorbačëv voglio permettermi di dire anche la mia.

Troppo concentrati sulle visioni del proprio personaggio, quasi tutti i grandi rivoluzionari della storia hanno sottovalutato l’umiltà del lavoro di padre. Influenzati dal protagonismo, vorrebbero eredi simili a se stessi — un sé che non hanno mai veramente conosciuto pensando di essere tutto e il contrario di tutto — invece di figure complementari e non inclini all’imitazione.

Chi opera l’inevitabile compito di minare la diga per rimuovere l’intasamento lascia in eredità il lavoro sisifico di separare il bambino dal fango e, soprattutto, che cosa farne dell’uno e dell’altro.

Quanto al popolo… beh quello trova più facile ricordare con entusiasmo le imprese di un Maradona che sapere chi fosse stato Napoleone, nonostante il primo avesse solo tirato una palla in una porta e il secondo, con grande controversia, cambiato l’onda lunga degli eventi dopo di lui.

Il cinema fascista del 2020

Il cinema fascista del 2020

Spero sempre in una serie o almeno in un film che abbia voglia di vedere. E invece no. Le ultime uscite su Netflix lo confermano: una cattiva caricatura di Austin e Bronte che impone la visione statunitense di un continente patetico da operetta anacronisticamente colonizzato l’Europa con personaggi usciti da Sex and the City o da Grey’s Anatomy infilandoci la visione formale puritana appiattente caratteristica della loro morale, mentre un barbuto Clooney che fa rimpiangere lo Spencer Tracy del Vecchio e il mare si colloca nell’ennesima storia del dopo disastro universale a prepararci alla fine ineluttabile imminente – come se non bastasse il catastrofismo da COVID. Di film europei deve ti ne escono sempre meno a dipingere un continente del terzo mondo che considera eversiva la civiltà. L’ideologia la trovi dappertutto, perfino nel gioco degli scacchi e sempre con una fotografia tetra, così come diventa perfino orgasmica diventa la seconda serie dell’Alienista che era bellissimo quando era equilibrato mentre qui eccede ancora una volta nel male totale e fine a se stesso, stavolta senza storia né gusto. Invece il film comico si è trasformato in cinema da deboli mentali e la commedia in volgarità politicamente sdoganata.

Mi spiego meglio e sottolineo il messaggio forte e chiaro: come la rana che sarebbe schizzata fuori se fosse stata buttata nell’acqua bollente, veniamo messi in quella tiepida per essere cucinati senza accorgercene.

Quello che ci mostrano non è quello che vogliono che guardiamo: è come vogliono che vediamo noi stessi!!!

Il mio consiglio? Andate su Rai Play dove ci sono bei film di una volta o su Prime che sta mettendo bei capolavori del passato. Guardate Frank Capra, Jacques Tati, Hitchcock e così via. Sono vecchi? Li avete visti già tanti anni fa? Potrebbero stupirvi.

Se invece vi dovessero annoiare sarebbero ancora più utili, perché potrebbero farvi comprendere il livello di assuefazione a cui siamo arrivati, una dipendenza da morti ammazzati e morti viventi, masturbazione da effetti speciali e cliché di un mondo in cui da un lato c’è la bella vita senza costi umani e dall’altro la delinquenza senza argini da subire a tutti i costi “democraticamente” per non essere razzisti, omofobi o discriminatori.

Il cinquantenne, il sessantenne o oltre che continua a dire che siamo prigionieri di Internet e dei computer oggi non si rende conto di come tutta l’informatica del mondo attraverso i PC e gli smartphone non fa gli stessi danni che fa la dittatura morale ed emozionale che passa per i film (e qui non sfioro neppure l’altra faccia del problema, le trasmissioni nazional popolari della televisione generalista che si divide fra opinionisti del sottobosco che eccitano alla partigianeria sul nulla e gossippari da cronaca di deriva perché quegli spettatori sono già persi come i pazienti di Qualcuno volò sul nido del cuculo).