Essere un canale
Riporto un bel passaggio di un documentario su Paul Simon trasmesso da Rai5 e disponibile su #RaiPlay.
Intervistato sul successo e sull’efficacia del brano “Bridge Over Troubled Water”, Simon osserva qualcosa che gran parte dei visionari anche se minuscoli e del tutto anonimi conoscono, perché il fine del fenomeno non è il successo ma il divenire delle contaminazioni spirituali, espressive, di maturazione e così via. Tu puoi essere un buono strumento in quello che fai, anche eccellente, tuttavia questo tuo pezzo di mestiere è adattato, spesso complicato o faticoso, a volte frustrante, altre fuorviante.
Quando si crea quello che Maturana e Varela chiamavano un accoppiamento strutturale fra “monadi” [mi si perdoni il glissare ritirando la mano dopo aver lanciato il sasso] allora tutto fila in maniera naturale, come se qualcuno si impossessasse delle tue potenzialità e non avessi bisogno di pensare dove vuoi arrivare perché è tutto talmente spontaneo, istintivo, naturale.
Qui Simon lascia capire che le prime volte che capita non lo riconosci, ma che poi spesso proprio questa consapevolezza diventa sempre più il fulcro stesso di un dialogo interno artistico, espressivo, personale. Questo lo troviamo in imprenditori come Steve Jobs, ma anche in sportivi, agricoltori, viaggiatori, o nell’amico divergente. Poco importa chi sia: la differenza sta nel fatto che sia o meno riuscito a intercettare, riconoscere e farsi amico questo “fenomeno”.
Non basta lasciare passare qualsiasi fesseria che può girare per la testa. Occorre un patto rigoroso e onesto fra “canale” e “flusso” in base al quale quello che ne deriva può anche essere apparentemente sbagliato e il più delle volte causalisticamente ininfluente. Importante è partorire senza aspettarsi niente e crescere sotto auspici di saggio onore e libertà disciplinata le creature che ci vengono affidate, ricordando alcune osservazioni presenti nel cosiddetto “Effetto farfalla” delle teorie del caos e non solo, come questa di Alan Turing:
«Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l’uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza.»
(Alan Turing, Macchine calcolatrici e intelligenza, 1950)

