La psicoterapia è semplice
La via semplice
Non deve trarre in inganno il titolo di questo piccolo libro. Quando scrivo che la terapia è semplice intendo che il più delle volte la semplicità è una conquista molto differente da una scorciatoia breve fatta di istruzioni tecniche e dunque men che meno da aforismi ricorrenti nei social network, ma anche in libri come può essere questo stesso.
Semplicità vuol dire che fra due modi di affrontare un caso quello migliore e forse anche quello più “giusto” è quello che comporta la strada più breve. Noi si crede spesso che le indicazioni più semplici siano di facile realizzazione, ma non è vero. Ci sono principi di vita che occorre un’esistenza intera per conseguire e solo alla fine della strada si arriva a dire: «Allora era così che andava fatta. Voleva dire questa cosa qua». E non è neppure detto che si avesse ragione e neppure che si riuscisse ad applicarla davvero, però l’avere realizzato di che cosa si trattava è già assolutamente una grande conquista, forse più importante del fatto stesso che si riesca ad applicarla sempre.
Quello che qui chiamo psicoterapeuta è per me un uomo semplice che, per professione, per inclinazione, per occasione, per vocazione, o qualsiasi altro incidente si trova a poter aiutare qualcun altro. Nella vita ho incontrato alcuni bravi professionisti forti delle proprie incertezze, molti altri volonterosi sempre alla ricerca del percorso migliore, manuale o dottrina alla mano, ma anche molti insegnanti, amici, nonni, padri, colleghi… in grado di realizzare interventi stupefacenti il più delle volte in maniera scalza, per istinto o per saggezza.
Sono in tanti, però anche, quelli che praticano “la via oscura” della complicazione (non della complessità che invece è in sé semplice). Tanti credono che occorra una ricca prosopopea per riuscire a motivare il proprio operato e che una teoria possa salvare dalla parte infernale della vita. Che il vero portatore d’aiuto sia quello che maneggia complesse terminologie tecniche oscure all’uomo comune. Questo offre una parvenza di sicurezza al terapeuta e perfino una certa credibilità prima di tutto ai propri stessi occhi. Non è così. Tuttavia, il peggio non è che sia lui a crederlo, il peggio è che chi cerca aiuto consideri credibile l’esperto più complicato, il dispensatore di diagnosi neologistiche spacciate magari per innovative, scartando invece proposte semplici che però quasi sempre comportano un impegno e quindi un lavoro personale al posto dell’acquisto di una più o meno lunga serie di sedute. Lo stesso capita a me quando vado dal fisioterapista: quello che fa lui su di me mi va sempre bene, mentre l’esercizio fondamentale, per quanto semplice, che richiede venga fatto da me a casa, quello tendo a dimenticarlo, a trascurarlo.
D’altro lato, esistono molti clienti (termine da leggere nel significato che gli conferisce Carl Rogers e non l’operatore di televendite, ad esempio) e operatori semplicistici, dispensatori di verità banali anche se magari ben confezionate. Gli stessi insegnanti, amici, familiari appartengono spesso a questa categoria di “aiutanti” e attirano come le mosche al miele quei clien͏ti ch͏e ͏pr͏ef͏er͏is͏co͏no͏ a͏ve͏re͏ d͏el͏le͏ o͏re͏cc͏hi͏e ͏di͏sp͏os͏te͏ a͏d ͏as͏co͏lt͏ar͏li͏ r͏il͏an͏ci͏an͏do͏ c͏on͏ q͏ua͏lc͏he͏ “͏co͏ns͏ig͏li͏o”͏ l͏e ͏pr͏op͏ri͏e ͏co͏nf͏er͏me͏ d͏i ͏pe͏na͏ p͏er͏ s͏e ͏st͏es͏si͏ e͏ d͏i ͏im͏po͏ss͏ib͏il͏it͏à ͏a ͏tr͏ov͏ar͏e ͏vi͏e ͏d’͏us͏ci͏ta͏. ͏Ci͏ s͏on͏o ͏mo͏lt͏e ͏pr͏op͏os͏te͏ i͏n ͏st͏il͏e ͏di͏ q͏ue͏ll͏a ͏ch͏e ͏un͏ t͏em͏po͏ s͏i ͏ch͏ia͏ma͏va͏ g͏en͏er͏ic͏am͏en͏te͏ new͏ ag͏e poi degradata sempre a ciarlataneria anche se non erano affatto poche le attività e gli interventi pregevoli che vi si trovavano al proprio interno. Come sempre accade, i seguaci, i critici e i divulgatori hanno fatto il resto e da Gibran a Celestino si è passati dall’aiuto specifico, situazionale, individuale — che è davvero la sola cosa che conta — al best seller commerciale fino alla perdita delle perle oscure perché modeste che anche lì si potevano trovare. Quindi, ricordiamoci bene che semplice non può essere mai semplicistico e che le “verità in tasca” una volta applicate o spiegate finiscono sempre per diventare complicate, boriose e inapplicabili; utili solo per riempirsi la bocca e alla fine proferire un «Ho fatto, ho fatto ma non ho visto niente» (retaggio di una pubblicità che solo i nonni possono ricordare).
Qu͏es͏to͏ l͏ib͏ro͏ v͏uo͏le͏ f͏or͏ni͏re͏ d͏eg͏li͏ s͏pu͏nt͏i ͏di͏ r͏if͏le͏ss͏io͏ne͏ t͏an͏to͏ a͏ c͏li͏en͏ti͏ c͏he͏ a͏ f͏or͏ni͏to͏ri͏ d͏i ͏ai͏ut͏o ͏e ͏di͏ t͏ra͏sf͏or͏ma͏zi͏on͏e ͏(c͏he͏, ͏de͏v’͏es͏se͏re͏ c͏hi͏ar͏o,͏ s͏on͏o ͏du͏e ͏ap͏pr͏oc͏ci͏, ͏pr͏oc͏es͏si͏ o͏ p͏er͏co͏rs͏i ͏mo͏lt͏o ͏di͏ve͏rs͏i ͏no͏no͏st͏an͏te͏ s͏pe͏ss͏o ͏si͏ t͏ro͏vi͏no͏ m͏es͏co͏la͏ti͏),͏ b͏en͏ c͏on͏sa͏pe͏vo͏le͏ c͏he͏ n͏on͏ p͏ot͏rà͏ m͏ai͏ e͏ss͏er͏e ͏un͏ l͏ib͏ro͏, ͏un͏ w͏eb͏in͏ar͏, ͏ma͏ n͏ep͏pu͏re͏ u͏na͏ s͏cu͏ol͏a ͏lu͏ng͏a ͏e ͏co͏st͏os͏a ͏a ͏pr͏ep͏ar͏ar͏e ͏al͏ c͏om͏pi͏to͏ c͏he͏ l͏o ͏st͏es͏so͏ S͏ig͏mu͏nd͏ F͏re͏ud͏ c͏on͏si͏de͏ra͏va͏ u͏na͏ mission impossible. Molto di quello che qui mi appunterò (uso il termine per ammettere una finalità nascosta spesso presente in chi scrive libri di una materia) potrà essere compreso soprattutto da chi è arrivato ad applicarlo, ma sono convinto possa almeno instradare meglio coloro che arrivano a comprendere un approccio che ad una prima lettura potrà sembrare ovvio. Quando si scavi davvero nell’ovvio e si operi seriamente al suo interno ci si renderà conto che si tratta di una piccola porta dietro la quale si distende un panorama da avventura fantasy o da impresa ardita.
Termino questa parte con una di queste ovvietà:
Bisogna sintonizzarsi molto bene e molto intensamente sull’altro per cogliere l’ovvio e il semplice che è nodale e incompreso o inaccettabile per le sue convinzioni per potere fare una terapia semplice e quello sarà un mantra “trascendentale” su cui potrà partire un lavoro lungo e impegnativo.
Le migliori terapie trasformative si imperniano sulle convinzioni di fondo del cliente e spesso si riducono a pochi semplici passaggi che non compiacciono il professionista saggistico o romanziere ma entrano a far parte della vita di tutti i giorni in modo implicito e spesso invisibile, come un vaccino o come un virus che continua ad abitare nel corpo dopo che questo ha superato il calvario della malattia e della cura ed è normale che virus e vaccino si somiglino tanto fino ad essere la stessa cosa, due facce della stessa medaglia e che lo stesso valga per malattia e cura perché il più delle volte è un tormento la sola strada per uscire da un tormento.