Categoria: Epistemologia Psicologica

A+I = Artificial Idiocy: una sintassi vuota

A+I = Artificial Idiocy: una sintassi vuota

Mi piacerebbe potere parlare cretini dell’innovazione a tutti i costi, di imbecilli del meliorismo evoluzionista, di coglioni tranvatumanisti… in una parola di IA, Idioti Artificiali, di seguaci dell’AI, Artificial Idiocy.

Mi piacerebbe ma fa poco politicamente corretto e, come sapete bene, io mi sono sempre posto questo problema 😈 . Sicuramente, se lo facessi sarei — giustificatamente — imputato di mancato inclusivismo, fascismo, nazismo, omofobia, trumpismo, putinismo, qualunquismo, rossobrunismo, passatismo, conservatorismo, nostalgismo, campanilismo…

Il problema è che questi hanno ormai quasi ultimato la rimozione dei fondamentali, la riscrittura della storia e soprattutto l’indifferenza per la parte semantica della lingua.

Infatti, generalmente non conoscono la differenza fra sintassi e semantica, anche perché non hanno mai studiato e quindi imparato il linguaggio.

Per la loro indifferenza in materia accenno ad un rudimento del genere. Quando parli usi una struttura che ha delle articolazioni che sono un po’ come i calcoli in aritmetica o in matematica. Una libreria di algoritmi per i coatti. Questo sistema espressivo potremmo chiamarlo sintassi. La sintassi segue regole abbastanza precise che in genere i buzzurri osservano poco, un po’ come se dicessero che contestare che 2+2 fa sempre 4 è segno di mentalità rigida e autoritaria: ovviamente fascista.

Poi ci sono i contenuti. Questi prevedono un’azione umana (le pere sono in natura ma è il contadino a coltivarle e raccoglierle) e forse per questo sono sottovalutati. Sì, perché la matematica è un linguaggio formale, una sintassi, cioè. Così, quando ti dico che ti dò 2 non ti ho detto niente, perché si dà il caso che i tuoi apprezzamenti sarebbero molto diversi se ti dicessi che ti dò 2 fragole, 2 di picche o 2 calci in culo (e in questo caso potrei articolare anche delle espressioni qualitative, perché se te li dò con le ciabatte è diverso che se te li dovessi dare con gli scarponi militari).

Secondo te, è più importante 2 o l’oggetto pera? Sempre se tu, come va di moda oggi, non neghi l’evidenza, il 2 non lo mangi; le pere, sì e se sono anche buone è meglio.

Chi offre questo contenuto? Non lo offre certamente nessun chatGPT o simili, ma verosimilmente i milioni di dipendenti che sono stati licenziati per far posto a questa idiozia artificiale.

L’idiozia artificiale è tale perché, in sé e per sé, è costituita da sintassi di diversa natura, del tutto prive, però di semantica. Prive di contenuto.

Un libro di fisica quantica recitato da un pappagallo!

Come dire 329176150056 risultato di 140023*2350872: che te ne fai? Se invece a 140023 ci metti clienti e 2350872 il prezzo del tuo prodotto, la cosa assume un significato.

Segnatela questa parola, SIGNIFICATO, caro Idiota Artificiale, perché anche se non capisci cosa vuol dire, stai perseguendo la sua estinzione.

Domandati allora da dove prende i contenuti la sintassi del GPT e ti accorgerai che le dinamiche sono di due tipi:

  1. chi vuole farti credere che l’unico significato è quello che dice lui: case farmaceutiche, armaioli, Word Economic Forum…
  2. I deficienti come i redattori di Wikipedia a cui i vampiri sintattici attingono a piene mani o come il sottoscritto che scrivono e regalano alla macelleria dei contenuti che è diventato il web perché qualcuno possa acchiappare tutto questo e rivenderlo in chat senza spendere un picco, senza pagare nessun dipendente e alla fine banalizzando e impoverendo la cultura umana seppure partendo da qualcosa che una qualche intelligenza poteva avercela.

Per questo dico, e vorrei ne teneste conto: quello che si trova contenuto in questo sito e in altre fonti di mia produzione è coperto da copyright. Questo copyright non vieta che qualche umano legga e usi quello che scrivo continuando a garantire anche nei suoi contenuti il mio diritto al copyright, ma DIFFIDO, qualsivoglia motore di ricerca evoluto — perché alla fine questi strumenti questo sono, dei Google del terzo millennio e niente più, come Google è stato un’evoluzione di Altavista e di Yahoo prima ancora — di appropriarsi di questi contenuti, pena incorrere in una causa senza quartiere.

In fondo, la musica conosce già il fenomeno, solo che quando i dj e i rappers campionavano pezzi di altri per creare un brano nuovo, pagavano sempre le royalty agli autori e ai performers originari. Da quando in qua dovremmo accettare che solo perché è in una rete che UNA VOLTA poteva essere aperta e democratica, mentre oggi non è che un caporalato dell’intelligenza?

Non posso farlo, ma vorrei proprio potere chiamare molti di voi: Artificial Idiot (in italiano “coglione di plastica”) o, come cantava Frank Zappa, “Plastic People”!

Frank Zappa: Plastic People
Psicologia Omeopatica

Psicologia Omeopatica

Milton Erickson, il più “omeopatico” fra gli psicoterapeuti

Parliamo di omeopatia ma solamente di quel lato che tratta gli aspetti mentali e relazionali.

Non voglio assolutamente, né affermare che con l’omeopatia ti passa la schizofrenia ma neanche la crisi nervosa e neppure che sia meglio la cura omeopatica che altri sistemi, siano essi farmacologici o psicoterapeuti.

Voglio solo dire che lo studio dei processi mentali dei rimedi omeopatici può essere utile per comprendere meglio la psicologia delle persone e la strategia terapeutica da adottare.

Voglio anche affermare che può essere utile e confortevole abbinare l’assunzione di questi rimedi semplici e gentili, ma anche “provocatori” per affiancare le cure psicoterapiche soprattutto quando le persone chiedono un aiuto poco invasivo.

Si tratta di episodi di un podcast dal titolo “Psicologia omeopatica” che trovate come video su YouTube e come audio per ora su Audible, Spotify e Amazon Music, ma presto anche su Google Podcast e Apple Podcast.

Ecco le risorse attualmente disponibili:

    Essere un canale

    Essere un canale

    Riporto un bel passaggio di un documentario su Paul Simon trasmesso da Rai5 e disponibile su #RaiPlay.

    Intervistato sul successo e sull’efficacia del brano “Bridge Over Troubled Water”, Simon osserva qualcosa che gran parte dei visionari anche se minuscoli e del tutto anonimi conoscono, perché il fine del fenomeno non è il successo ma il divenire delle contaminazioni spirituali, espressive, di maturazione e così via. Tu puoi essere un buono strumento in quello che fai, anche eccellente, tuttavia questo tuo pezzo di mestiere è adattato, spesso complicato o faticoso, a volte frustrante, altre fuorviante.

    Quando si crea quello che Maturana e Varela chiamavano un accoppiamento strutturale fra “monadi” [mi si perdoni il glissare ritirando la mano dopo aver lanciato il sasso] allora tutto fila in maniera naturale, come se qualcuno si impossessasse delle tue potenzialità e non avessi bisogno di pensare dove vuoi arrivare perché è tutto talmente spontaneo, istintivo, naturale.

    Qui Simon lascia capire che le prime volte che capita non lo riconosci, ma che poi spesso proprio questa consapevolezza diventa sempre più il fulcro stesso di un dialogo interno artistico, espressivo, personale. Questo lo troviamo in imprenditori come Steve Jobs, ma anche in sportivi, agricoltori, viaggiatori, o nell’amico divergente. Poco importa chi sia: la differenza sta nel fatto che sia o meno riuscito a intercettare, riconoscere e farsi amico questo “fenomeno”.

    Non basta lasciare passare qualsiasi fesseria che può girare per la testa. Occorre un patto rigoroso e onesto fra “canale” e “flusso” in base al quale quello che ne deriva può anche essere apparentemente sbagliato e il più delle volte causalisticamente ininfluente. Importante è partorire senza aspettarsi niente e crescere sotto auspici di saggio onore e libertà disciplinata le creature che ci vengono affidate, ricordando alcune osservazioni presenti nel cosiddetto “Effetto farfalla” delle teorie del caos e non solo, come questa di Alan Turing:

    «Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l’uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza.»

    (Alan Turing, Macchine calcolatrici e intelligenza, 1950)

    Il continuo sforzo per mantenere l’equilibrio

    Il continuo sforzo per mantenere l’equilibrio

    Il continuo sforzo per mantenere l’equilibrio

    Le basi del bilanciamento dinamico

    L’arcano maggiore dei tarocchi chiamato “Il Carro”, la carta VII, è la rappresentazione del governo degli opposti
    Nella terapia come nell’educazione, nel management come nella famiglia, nello sviluppo personale come nel commercio, nel coaching come nello sport, nella spiritualità come nella politica… dovunque è questione di equilibrio. Tuttavia, conseguirlo e mantenerlo è molto meno semplice di quanto ci venga da dire.

    Un antico slogan politico recitava: “Avanti al Centro contro gli Opposti Estremismi”. Erano gli anni ’70 e qualcuno stava sfruttando l’idea che tanto l’estrema sinistra che l’estrema destra si somigliassero e che per evitare i danni provenienti da questa finta dialettica la scelta migliore consistesse nel voto alla Democrazia Cristiana e i suoi alleati. Come tutti gli slogan avevano bisogno che ci fosse del vero per trasmettere il proprio consiglio per gli acquisti. I primi scritti che abbiamo in proposito risalgono, da un lato ai maestri taoisti (dal Tao Te Ching all’I Ching), dall’altro ai frammenti presocratici, sostanzialmente Eraclito con la sua legge dei contrari. Da allora molto si è scritto a proposito dell’Uno, molto sul Due… anche sul Tre c’è molto, ma in verità non così tanto. Mi spiego meglio. Quando si parla dell’Uno facciamo riferimento alla causa primaria da cui tutto deriva. Pare che quest’idea traesse origine dall’Antico Egitto e venne poi esportata da un popolo che decise di lasciarlo per tornare alle proprie terre delle origini: quando vennero lasciate seguivano un politeismo sua specie che poi venne integrato in un monoteismo che fece scuola nel mondo. La filosofia seguì questa strada contrapponendo (e in questo già il Due segna un punto in più) la scuola dell’Idealismo unitario a quello della dialettica binaria. Accanto a loro ci furono molti pensatori che si affrancarono da queste lobbies teoretiche ma non molti ebbero grande successo. Probabilmente il più estremo fu Friedrich Nietzsche che decise di sciogliere le briglie del proprio ronzino per lasciarlo libero di scalpitare senza regole ad affermare le radici politeiste e “tragiche” del pensiero libero. Era attaccato a questo autore uno dei maestri di quanto vado scrivendo, Rudolf Steiner, noto per una corrente dell’occultismo che ha fortemente condizionato molte professioni pratiche, dalla pedagogia alla medicina, dall’arte all’alimentazione, dall’economia all’architettura… Prima ancora che a Nietzsche (e Stirner con esso) e al suo esaltato mentore, il signor Goethe, Steiner deve le basi di gran parte del suo metodo ad una metafora dell’antico Platone, quella della biga alata presente nel suo Fedro. Anche se si attribuisce questo mito all’uso riguardante la reminiscenza dell’anima, le sue implicazioni superano di gran lunga questo fine. Egli scrive:
    «Si raffiguri l’anima come la potenza d’insieme di una pariglia alata e di un auriga. Ora tutti i corsieri degli dèi e i loro aurighi sono buoni e di buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po’ sì e un po’ no. Innanzitutto, per noi uomini, l’auriga conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre l’altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e penoso.» (Platone, Fedro, 246)
    Da qui si comprende la fatica che spetta all’Auriga e quindi il fatto che stare al centro governando i contrari eraclitei è tutt’altro che una luculliana passeggiata come dovette apparire ai democristiani dello slogan. Steiner fece di più: trasformò quella che chiamò “triarticolazione” (dove occorre stressare, non solo l’idea del 3, ma soprattutto il fulcro dell’articolazione — l’idea di dynamis che affianca la logica del bilanciamento nella nostra teoria — lo snodo, l’attività costante, il governo dell’attrito e così via) in una chiave di volta di tutti gli ambiti che andava studiando, da quello spirituale a quello sociale o terapeutico. In un suo lavoro riguardante “il doppio” ci fa scorgere come la nostra soggettività umana si trovi al centro di due forti energie personificate. Dimentichiamo per un attimo la caratterizzazione diabolica che ne dà di Luciferina e Arimanica per riportarci all’idea platonica. Da un lato a muoverci sono i venti brucianti delle passioni veicolate dal desiderio di affermazione dell’egoità, dall’altro il gelido raziocinio del calcolo che si condensa nell’affermazione del materialismo strumentale. Queste due entità energetiche oltre che ontologiche sono affermazioni cieche di volontà che perseguono ognuna là propria strada indifferenti alle ragioni dell’altra proprio come i due purosangue platonici. In mezzo il sé (lo chiamo così in sintonia con Jung per evitare l’ambiguità del termine “Io” prediletto da Steiner per evitare di fraintenderlo con l’egoità tipica dei “destrieri diabolici”) è come una esile membrana, priva di densità ma non per questo meno determinante, anzi… Per quanto importante, essa — ovvero, noi umani — non potrebbe esistere se non potesse beneficiare delle due forze contrapposte che le permettono di risalire la ripida china che porta al ritorno alle sorgenti spirituali, a chiudere il viaggio dell’anima presente nel Canto della Perla che si trova negli Atti di Tommaso Vangelo apocrifo gnostico. Questa logica la ritroviamo ovunque e di sicuro anche nella nostra persona corporea, mentale o olistica che là si voglia vedere: una forza ci spinge ad agire, a incorporare, a volere… l’altra a consolidarci, calcolare, stabilizzarci… Le similitudini non ci devono però spingere a trovare delle concomitanze strette fra un ambito (quello delle forze) è l’altro (quello della persona umana): dobbiamo sapere fermarci alla dinamica illustrata, provando ad usarla in più contesti per evitare a creazione di altri inutili sistemi filosofici tuttologici. Abbandonando per il momento Steiner arriviamo più vicino ai giorni nostri per ritrovare qualcosa di analogo in molti autori, specialmente di ambito psicologico come soprattutto Piaget, lo psicologo svizzero più noto per le sue teorie dello sviluppo intellettuale in età evolutiva. Nei suoi studi epistemologici, di gran lunga a mio parere più importanti, egli afferma che lo sviluppo umano è la storia delle nostre capacità di adattamento individuale e che questo processo complessivo, la vita stessa, in fondo, flessibile e plastica in gioventù, più rigida con l’avanzare dell’età, noi alterniamo due fasi:
    • quella dell’assimilazione, ovvero l’incorporazione di un evento o di un oggetto in uno schema comportamentale o cognitivo già acquisito come utilizzare un oggetto per effettuare un’attività che fa già parte del proprio repertorio motorio in base a elementi che gli sono già noti, e…
    • quella dell’accomodamento consiste nella modifica della struttura cognitiva o dello schema comportamentale per accogliere nuovi oggetti o eventi che fino a quel momento erano ignoti.
    I due processi si alternano alla costante ricerca di un equilibrio fluttuante (omeostasi) ovvero di una forma di controllo del mondo esterno. Una logica presente in cibernetica è in sistemica. Giunti a questo punto comprendo che molti che si aspettavano istruzioni pratiche o perlomeno applicate al quotidiano si sentano a bocca asciutta, insoddisfatti e magari stanchi di tanta teoria. Amici miei, dovrete pazientare ancora un po’. Sono ormai quasi trent’anni da che ho cominciato a concepire questo modello che vuole soprattutto essere un metodo e quindi offrire diverse applicazioni concrete. Ciononostante non ho mai trovato la pazienza e l’impegno per formularla completamente per iscritto. Nel frattempo ho proseguito in questo lavoro in evoluzioni coerenti che non potevano aspettare. Oggi, però, voglio riprendere in mano questo lavoro, sia perché sono troppi quelli che non hanno capito quello che intendo, spesso banalizzandolo con l’idea della “via di mezzo” che, non solo ha ben poco a che vedere con il modello, ma soprattutto conduce a errori peggiori della malattia; sia perché, dalle domande e dalle richieste che mi pervengono mi pare che i tempi siano oggi più maturi per riprendere in mano questa tappa strategica del mio percorso. Quindi, portate pazienza e rimanete sintonizzati su questa lunghezza d’onda: prometto prossimi esempi pratici auspicando che chi ne ha di propri si senta libero di estendere questo lavoro sentendosi libero di farlo proprio. Il prossimo articolo della serie dedicata al Bilanciamento Dinamico (aka DBM) sarà dedicato alle strategie della complementarietà, ovvero come introdurre il cambiamento, sia esso in direzione di una modifica come di una stabilizzazione. Anche in questo caso vedremo che le cose possono essere molto meno ovvie di quanto si sia portati a pensare e soprattutto osserveremo quanto peso abbiano sottigliezze e sfumature. A presto. Altre fonti:
    https://enniomartignago.it
    https://www.enniomartignago.com
    https://www.facebook.com/BilanciamentoDinamico/
    https://nuovaipnosi.wordpress.com/
    http://www.vie.carmelanardella.com/condizione/omeostasi #dbm #bilanciamentodinamico #counseling #coaching #terapia #psicoterapia #antroposofia #crescitapersonale
    Siamo natura o cultura

    Siamo natura o cultura

    Una distinzione oziosa, forse, quella fra natura e cultura, che però fa parte del nostro modo di pensare. Percepirla in un modo diverso, forse solo più relativo, potrebbe cambiare il nostro modo di percepire la nostra presenza nel mondo e il senso delle nostre relazioni. Forse non siamo né naturali, ne culturali, ma solo — come la statua del Mistero del Falco e La Tempesta di Shakespeare a cui Hammet si ispirò nel descriverla — “fatti della materia di cui son composti i sogni”.

    Siamo natura o cultura